Libercomunismo brancaccio rimescola le carte ideologiche del novecento

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Libercomunismo brancaccio rimescola le carte ideologiche del novecento

Dopo la copertina e la provocazione cromatica, Libercomunismo di Emiliano Brancaccio impone subito un terreno di confronto: mettere insieme pianificazione collettiva e libertà individuale. Il testo si presenta come una riflessione teorico-pratica costruita per interrogare il fallimento del (neo)liberismo e il processo di centralizzazione sempre più ristretta del capitale, delineando un percorso che mira a ricomporre ciò che spesso è stato trattato come inconciliabile.

libercomunismo e proposta di brancaccio: pianificazione collettiva e libertà individuale

La tesi centrale attribuisce alla pianificazione collettiva un ruolo non subordinato alla garanzia delle libertà individuali. L’impostazione, secondo quanto riportato nel contenuto, nasce dall’idea che i due principi—uno associato alla teoria keynesiana e l’altro tipico della tradizione liberale— possano coesistere come risposta alla crisi di un ordine economico percepito come incapace di produrre equità e distribuzione dei benefici. Al centro della discussione c’è la critica sia al fallimento del (neo)liberismo, sia a una centralizzazione del capitale che, nel tempo, restringe sempre di più il controllo e i margini decisionali.

approccio selettivo al testo: punti contestati e rilievi critici

Il contenuto specifica che non tutti i passaggi del volume vengono valorizzati allo stesso modo. Viene richiamata la presenza, all’interno dei capitoli intitolati “Appunti per un manifesto”, di proposizioni considerate portatrici di una contraddizione. In particolare, viene menzionata una sequenza che associa una critica all’idea di un ritorno “populista” a una moneta nazionale con l’esigenza di spingere verso un esproprio collettivo del grande capitale centralizzato e transnazionale tramite quote acquisibili a livello nazionale.

Il contenuto riporta inoltre un’ulteriore critica legata a una parte ritenuta non più leggibile per via del tema trattato: l’accusa di una “classe lavoratrice” dipinta secondo categorie stereotipate e descritta come destinataria di un rigurgito che viene indicato come razzista, misogino, queerfobico, fanatico e nemico delle libertà. A ciò viene collegata un’osservazione sulla ricaduta controproducente di analisi morali rivolte alle componenti delle masse, con l’argomento che i bisogni di sopravvivenza delle persone impoverite sarebbero identici a quelli delle masse in partenza.

marx e centralizzazione dei capitali: la legge di tendenza al controllo ristretto

La parte più valorizzata viene presentata come una ripresa di un’intuizione di Marx. Il contenuto richiama la “legge di tendenza verso la centralizzazione dei capitali in sempre meno mani”. Su questo punto, la dinamica economica viene descritta come contemporanea e supportata da dati verificati. Il meccanismo indicato si basa sulla separazione di fatto tra padronato e proprietà e mira a spiegare come il controllo sul capitale sia diventato governabile da figure capaci di esercitare influenza sulla totalità delle risorse.

separazione tra padronato e proprietà e controllo del capitale

Secondo quanto riportato, la conseguenza più diretta è la capacità dei vertici societari di controllare sia la quota posseduta direttamente, sia quella affidata anche dai piccoli risparmiatori. Il contenuto cita un dato attribuito all’autore: oltre l’80% del capitale azionario quotato in borsa risulterebbe controllato da meno dell’1% degli azionisti mondiali. Questo impianto contribuisce a rendere visibile la crescita della centralizzazione fino al punto descritto come quasi totale.

fallimenti politici e difficoltà di ricollocazione tra destra e sinistra

Il quadro delineato fa riferimento a due eventi interpretati come segnali di fallimento. Viene indicato che, sia dal versante liberale sia da quello stalinista, il crollo di due “grandi muri” ha indebolito la capacità di mantenere una linea coerente: quello di Berlino nel 1989 e quello legato a Wall Street nel 2008. Ne consegue, nel contenuto, una difficoltà a ricondurre “usurpatori” e “usurpati” all’interno di una classica distinzione destra/sinistra del Novecento.

libertà del capitale e corruzione delle democrazie liberali

Una citazione attribuita all’autore viene usata per descrivere il fenomeno come un assedio. La libertà del capitale viene raffigurata mentre assalta le altre libertà fino a corrompere le fondamenta delle democrazie liberali. In questa cornice viene assegnato al moderno piano collettivo il compito di salvare le libertà individuali dalla libertà del capitale.

nuova spinta aggregativa contro il decadimento della comprensione

Il contenuto sostiene che sul terreno di incontro tra fallimenti delle due grandi tradizioni ideologico-politiche del Novecento potrebbe emergere una spinta aggregativa. Viene evocato un problema di comprensione della realtà, definito come “decadimento della capacità di cognizione della realtà”. Tale difficoltà viene collegata all’idea di non capire contro chi ribellarsiperché dovrebbe avvenire una reazione. La tesi viene definita affascinante e “controintuitiva” nel modo in cui è formulata, pur restando, nel contenuto, lontana dalla condizione di impossibilità.

riscambio delle fratture: dal Novecento alle nuove divisioni sociali

Nel contenuto la proposta viene ricondotta a una necessità di aggiornamento delle coordinate politiche. L’argomento muove dalla richiesta di uscire dal perimetro novecentesco e riscrivere le fratture presenti tra alto e basso. L’operazione viene presentata come un lavoro complesso, con la possibilità che venga avviato anche a partire da tali elementi. La chiave resta la diagnosi della centralizzazione e il tentativo di costruire un’alternativa che unisca organizzazione collettiva e salvaguardia delle libertà.

personaggi citati

Emiliano Brancaccio; Federico II di Napoli (ordinario di economia politica, nell’indicazione del contenuto); Marx; Mao; John Maynard Keynes (richiamato tramite riferimento alle “due principi” associati); Rosselli; Bobba; Renzi; Trump; Meloni; Orban.

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