Lavoro cafà cifa flessibilità fuori perimetro rischia di creare precariato
La trasformazione del lavoro contemporaneo mette al centro un nodo decisivo: flessibilità e tutele devono convivere senza generare nuove fragilità. Nel corso di un panel dedicato al tema “il lavoro flessibile dalla precarietà lavorativa alla precarietà di vita”, sono emersi diversi punti di vista che convergono su un obiettivo comune: costruire un sistema capace di accompagnare le esigenze delle imprese con strumenti di protezione sociale realmente efficaci per i lavoratori.
lavoro flessibile e precariato: il confine da non superare
Andrea Cafà, presidente del Fondo interprofessionale Fonarcom e dell’Associazione di imprese Cifa Italia, ha inquadrato la flessibilità come un valore, riconoscendone l’importanza sia per la gente sia per il lavoratore. Il punto centrale riguarda la necessità che la flessibilità resti dentro un perimetro definito, perché oltre tale confine può alimentare il precariato.
Secondo Cafà, la soluzione passa dalla bilateralità, vista come elemento determinante per realizzare infrastrutture di protezione sociale. In questa prospettiva, la bilateralità permetterebbe alle aziende di gestire la flessibilità, garantendo al contempo le tutele richieste dal lavoratore. Nel ragionamento svolto, la bilateralità potrebbe anche generare voucher rivolti a coloro che si trovano in uno stato di uscita da un rapporto di lavoro flessibile.
lavoro precario e impatto sistemico dell’economia
Fabrizio Di Modica, giuslavorista e presidente del Cts del Centro studi #Illavorocontinua, ha richiamato il fatto che il lavoro precario non avrebbe una definizione giuridica certa. Ogni argomentazione, in tale quadro, assumerebbe il carattere di una denuncia: un fenomeno connesso a un utilizzo distorto di strumenti formalmente legittimi, capace di collocare il lavoratore sul “filo dell’insicurezza sociale ed economica”, da cui talvolta risulta difficile uscire.
Tra gli elementi richiamati rientrano contribuzione insufficiente, intermittenza e brevità dell’occupazione, insieme all’impossibilità di pianificare la vita nel lungo periodo. Il risultato descritto è una trasformazione della ricerca: dalla ricerca dei lavori anziché del lavoro.
Di Modica ha inoltre sottolineato la presenza di un effetto di sistema dell’economia, non limitato a un danno collaterale. Nella prospettiva indicata, a partire dalla Direttiva europea 70/99, viene proposta una linea fondata sulla bilateralità, finalizzata a un sistema del lavoro più equilibrato. In tale impostazione, l’adattabilità richiesta alle imprese non ricadrebbe interamente sui lavoratori, perché verrebbe accompagnata da strumenti di tutela e da politiche attive indicate come davvero efficaci.
contratti negli appalti e “salario giusto”: limiti al dumping
Tiziana Orrù, sostituta procuratrice generale della Corte di Cassazione, ha affrontato la disciplina prevista dal comma 1 bis dell’art. 29 del d.lgs 276/2003 negli appalti privati. In questi contesti, secondo quanto richiamato, la norma non impone l’applicazione del medesimo ccnl lungo tutta la filiera come avviene negli appalti pubblici. La previsione riguarda invece un trattamento complessivamente non inferiore a quello stabilito dai contratti più diffusi nel settore, definiti “leader”.
La funzione principale indicata è contrastare il dumping contrattuale e l’uso di contratti collettivi stipulati da associazioni considerate poco rappresentative. Restano però incerti i criteri per individuare il contratto collettivo parametro e la nozione di attività strettamente connessa. Nel quadro descritto, il richiamo al concetto di “salario giusto” amplia la portata della disciplina e rafforza il rilievo del trattamento economico complessivo nel contesto dell’art. 36 della Costituzione.
diritto al lavoro e lavoro povero: una questione democratica
Giuseppe Tango, presidente della sezione lavoro del Tribunale di Palermo e presidente di Anm, ha ricostruito il percorso della parola lavoro a partire dalla Costituzione. Il passaggio centrale riguarda l’idea che il diritto al lavoro non debba restare una semplice dichiarazione, ma debba essere attuato.
Nella ricostruzione proposta, emergono elementi di criticità: secondo quanto riportato, le stime Inail indicano oltre mille morti nei luoghi di lavoro ogni anno. Viene richiamata inoltre la diffusione del precariato, la presenza del caporalato, la prosperità delle collaborazioni autonome fittizie e l’affermazione della gig economy, delineando un quadro di crescente e nuovo lavoro povero.
Secondo Tango, anche la società, oltre al lavoro, viene descritta come attraversata da una maggiore liquidità, cioè da minori certezze. Tale condizione allontanerebbe dall’idea costituzionale di lavoro e restituirebbe la questione come un problema democratico.
oltre la frammentazione: persona, stabilità e qualità dell’occupazione
Antonino Alessi, presidente dell’Ordine dei consulenti di Palermo, ha interpretato “oltre la frammentazione” come la necessità di ricostruire un’idea di lavoro che metta al centro la persona, la stabilità e la qualità dell’occupazione. La direzione indicata prevede soluzioni pratiche, tra cui salari equi, formazione continua, tutele per i lavoratori più fragili e un dialogo concreto tra istituzioni, imprese e comunità.
Nel quadro descritto, un lavoro dignitoso non sarebbe soltanto una questione economica, ma il fondamento della coesione sociale e della fiducia nel futuro. Il ragionamento collega la formazione alla possibilità di combattere la precarietà tramite regole certe, partendo dall’idea che l’attività debba essere umano-centrica, orientata anche alla valorizzazione del lavoratore sotto il profilo del riconoscimento.
contratto a termine: flessibilità con tutele per evitare precarizzazione
Andrea Rapacciuolo, ispettore del lavoro ed esperto di diritto del lavoro, ha chiarito che il proprio contributo veniva offerto a titolo esclusivamente personale. Nel merito, ha precisato che il contratto a termine rappresenta da sempre una leva di flessibilità per le imprese, impiegata nelle situazioni in cui la necessità lavorativa aggiuntiva si manifesta come temporanea.
Come esempi richiamati, l’utilizzo riguarderebbe sostituzione maternità, stagionalità e picchi di produzione. La legislazione, nella ricostruzione fornita, prevederebbe limiti volti a evitare una pericolosa precarizzazione, considerata nociva non solo per il singolo ma anche per lo sviluppo sociale della collettività.
principali figure intervenute
Nel panel risultano coinvolte le seguenti figure:
- Andrea Cafà
- Fabrizio Di Modica
- Tiziana Orrù
- Giuseppe Tango
- Antonino Alessi
- Andrea Rapacciuolo