Multiproprietà calcio, lotito: la lega ha già l’indirizzo
La multiproprietà torna a essere protagonista nel dibattito calcistico italiano, con una presa di posizione netta che riapre scenari regolamentari e apre nuove possibilità per le società di vertice. Claudio Lotito, patron della Lazio e proprietario anche della Reggina (in Serie D), ha confermato l’esistenza di un piano concreto per consentire alle compagini di Serie A di attivare società satellite nelle categorie inferiori, riprendendo un tema che sembrava vicino all’archiviazione.
multiproprietà: l’indirizzo per il ripristino secondo claudio lotito
Il riferimento alle regole e alla loro possibile revisione è emerso nella conferenza di presentazione della nuova stagione dei calabresi. Lotito ha presentato la questione con toni di convinzione, collegando il ritorno dell’argomento anche alle tensioni emerse in Puglia. Al centro c’è una lettura precisa: la norma sarebbe stata modificata in modo sfavorevole a De Laurentiis, con effetti negativi sui territori. Nelle sue parole la multiproprietà viene descritta come una regola con vantaggi economici, territoriali e legati alla formazione di giovani talenti.
Lotito sostiene inoltre che, rispetto al divieto, la multiproprietà permetterebbe di disporre di una squadra di livello senza mortificarne la prospettiva sportiva e la vocazione locale. Nel ragionamento complessivo viene richiamato anche un confronto internazionale: in Europa, secondo quanto affermato, esisterebbero diverse esperienze di multiproprietà. In parallelo, viene sottolineato un punto ritenuto centrale: alcuni territori importanti starebbero perdendo capacità di investimento perché non esistono più strumenti regolamentari che rendono possibile un modello di gestione integrata.
lega serie a e richiesta di revisione figc: sotto accusa modello under 23
Secondo quanto riportato, nel discorso di Lotito confluiscono elementi che, nei mesi precedenti, avrebbero spinto la Lega Serie A a chiedere alla FIGC una revisione delle regole. La spinta sarebbe maturata anche grazie all’attenzione di alcuni dirigenti e società, citando in particolare il patron della Lazio e, come figura molto ascoltata in Federazione, Claudio Fenucci del Bologna.
Il nodo operativo riguarda il modello Under 23. L’impostazione, adottata negli anni recenti, viene indicata come poco efficace nei risultati e soprattutto costosa. Viene evidenziato che l’iscrizione sarebbe molto onerosa, con un costo vicino al milione di euro, mentre le spese di gestione richiederebbero ulteriori risorse per costruire una rosa competitiva. Nello stesso quadro viene richiamata una difficoltà di generazione di valore: sotto il profilo dei giocatori, viene precisato che non sarebbero consentite plusvalenze con la prima squadra; sul piano societario, inoltre, la società Under 23 non sarebbe nemmeno rivendibile, limitando le opportunità di trasformazione economica dell’investimento.
calcio di provincia in crisi: più under 23, meno spazio per le società locali
Accanto agli aspetti economici e sportivi dell’Under 23, viene richiamato anche un secondo elemento: la difficoltà del calcio di provincia, segnalata soprattutto in Serie C e Serie D, dove alcune piazze avrebbero visto riduzioni o scomparse nel tempo. La riduzione del numero di squadre professionistiche, associata a un aumento progressivo delle Under 23, viene descritta come un fattore che finirebbe per comprimere sempre di più lo spazio dedicato alle realtà dei campanili.
Autorizzare l’ingresso di società di Serie A in club di categorie inferiori, secondo la linea richiamata, consentirebbe di affrontare con un’unica riforma più obiettivi: rafforzare il sistema e, al tempo stesso, mantenere una connessione territoriale più solida rispetto al modello attualmente vigente.
uefa e multiproprietà: partecipazione possibile con influenza non dominante
Nel corso della conferenza stampa, Lotito ha fatto riferimento diretto alla UEFA come riferimento per modificare la norma. Secondo quanto riportato, la multiproprietà sarebbe vietata nella stessa competizione e viene citato il caso del Crystal Palace, retrocesso in Conference dalla competizione europea in cui era presente un’altra squadra dello stesso gruppo, l’Olympique Marsiglia, poi vincitore del trofeo. Allo stesso tempo, viene specificato che il divieto non sarebbe assoluto: la partecipazione sarebbe ammessa se non si configura un’influenza dominante.
La ricostruzione indica che la Uefa non definisce percentuali fisse, ma che su alcuni casi importanti, negli ultimi anni, l’asticella sarebbe stata valutata intorno al 30%, cioè la quota che si vorrebbe rendere applicabile anche nel contesto italiano. Questo scenario, nella lettura riportata, aprirebbe inevitabilmente interrogativi, soprattutto sul piano delle conseguenze sportive e regolamentari.
limiti strutturali e interrogativi: aspirazione sportiva e difficoltà di salire in serie a
Pur con una riforma, secondo il quadro descritto, resterebbe un problema che si sarebbe già manifestato in passato e che potrebbe ripresentarsi: la legittima aspirazione di ogni club al massimo risultato sportivo, insieme alla difficoltà di ottenere la promozione in Serie A finché esistono capogruppo come Napoli, Lazio o altre società collegate.
Viene anche chiarito un punto normativo legato alle regole Uefa: sarebbe ammessa anche la partecipazione alla stessa competizione, purché vengano rispettati parametri di indipendenza, con l’assenza di influenza dominante in uno dei due club. In ambito di campionato, però, la problematica viene descritta come più complessa: con molte più occasioni di confronto reciproco rispetto alle coppe, si amplificherebbero i momenti in cui l’influenza potrebbe essere percepita o contestata, con il rischio di polemiche ricorrenti.
prospettiva della riforma: obiettivo immediato e tavolo istituzionale
Nonostante i dubbi evidenziati nel contesto, Lotito dichiara di voler affrontare la questione con un approccio orientato al risultato. Le frasi attribuite riportano l’intenzione di risolvere il problema nell’arco dell’anno e di proseguire poi con un lavoro più strutturale per il futuro. L’impostazione suggerirebbe la convinzione che il divieto di multiproprietà possa subire un cambiamento reale.
La questione, secondo la ricostruzione fornita, sarebbe stata discussa già in occasione della leadership di Gabriele Gravina, quando sarebbe stata acquisita una disponibilità di massima della FIGC; attualmente, la trattativa viene indicata come collocata sul tavolo di Giovanni Malagò.
persone citate nel contesto della riforma e delle posizioni
- Claudio Lotito
- Claudio Fenucci
- De Laurentiis
- Gabriele Gravina
- Giovanni Malagò
