Iran guerra foto top secret che smentiscono trump e rivelano cosa è successo dopo gli attacchi usa

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Iran guerra foto top secret che smentiscono trump e rivelano cosa è successo dopo gli attacchi usa

Gli sviluppi del conflitto tra Stati Uniti e Iran stanno alimentando una lettura alternativa rispetto a quella resa pubblica ufficialmente. Un’analisi basata su immagini satellitari attribuite a fonti iraniane mette in evidenza un impatto degli attacchi significativamente più ampio, con danni riscontrati su strutture e equipaggiamenti militari statunitensi nell’area mediorientale. La distanza tra la narrazione politica e i riscontri visivi riguarda anche la portata degli effetti e la valutazione delle vulnerabilità, elementi che emergono dalle verifiche condotte da Washington Post.

attacchi iraniani: 228 strutture ed equipaggiamenti colpiti

Secondo quanto ricostruito dall’analisi del Washington Post, i raid iraniani avrebbero danneggiato o distrutto almeno 228 tra strutture ed equipaggiamenti in basi militari statunitensi in Medio Oriente dall’inizio della guerra. L’elenco delle categorie colpite include hangar, caserme, depositi di carburante, velivoli, sistemi radar e apparati per la difesa aerea.

L’articolazione dei risultati viene descritta come “molto più ampia” rispetto a quanto riconosciuto finora pubblicamente da Washington. La ricostruzione complessiva parla di 217 edifici e 11 sistemi colpiti in 15 basi militari nella regione.

verifiche con immagini satellitari: 100+ scatti e controlli Copernicus

L’inchiesta si fonda su un insieme di materiali fotografici considerati di alta qualità, costituito da oltre 100 immagini satellitari ad alta risoluzione diffuse da fonti iraniane. Le verifiche riportate indicano che 109 immagini siano state controllate confrontandole con i dati del sistema europeo Copernicus. Dove disponibili, il confronto è stato esteso anche con immagini commerciali.

Durante il processo di controllo, 19 immagini sarebbero state escluse per mancanza di conferme. Non sarebbero emerse prove di manipolazione. In una verifica ulteriore, i reporter avrebbero anche identificato 10 strutture danneggiate non documentate nei materiali iniziali.

limitazioni nella disponibilità delle immagini: ritardi richiesti da Washington

Il Washington Post evidenzia anche vincoli legati all’accesso alle immagini satellitari sull’area mediorientale durante il periodo di conflitto. Viene indicato che i due principali operatori commerciali, Vantor e Planet, avrebbero accolto la richiesta del governo statunitense di ritardare o sospendere la diffusione di immagini dell’area, circostanza che renderebbe più complessa la valutazione dell’impatto dei contrattacchi iraniani.

errori di valutazione: precisione e vulnerabilità operative

Secondo gli esperti citati dal quotidiano statunitense, i danni riscontrati suggerirebbero che gli Stati Uniti abbiano sottovalutato due aspetti: la capacità di precisione dell’Iran e l’impatto della guerra basata sui droni. Un elemento interpretativo richiamato riguarda l’assenza di segnali compatibili con errori casuali.

Mark Cancian, del Center for Strategic and International Studies, viene riportato con un’affermazione secondo cui gli attacchi iraniani sarebbero stati precisi, indicando che non sarebbero presenti crateri casuali utili a dimostrare errori.

obiettivi colpiti: telecomunicazioni, difesa aerea e infrastrutture

Tra gli obiettivi menzionati nell’analisi figurano un sito di comunicazioni satellitari presso la base di Al-Ubeid in Qatar. Sono citati anche sistemi di difesa Patriot tra Bahrein e Kuwait, oltre a una parabola satellitare presso la base navale statunitense in Bahrein, sede della Quinta Flotta.

Ulteriori dettagli indicano una centrale elettrica a Camp Buehring in Kuwait e cinque depositi mobili di carburante distribuiti in tre basi differenti. In Kuwait viene descritto il centro operativo tattico, indicato come privo di adeguate protezioni, contesto in cui sei militari statunitensi sarebbero morti in un attacco con droni a inizio marzo.

In Arabia Saudita, le immagini satellitari riporterebbero la probabile distruzione di un aereo radar E-3 Sentry nella base di Prince Sultan, con una dinamica raccontata come un parcheggio ripetuto nella stessa area considerata non protetta.

risposta di Centcom e valutazione finale della capacità operativa

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) avrebbe contestato la lettura dei danni come estesi o come indicatori di falle operative, richiamando la complessità delle valutazioni e rinviando a una ricostruzione più completa al termine del conflitto. Gli esperti citati aggiungono che, pur trattandosi di danni significativi, questi non avrebbero compromesso in modo sostanziale la capacità operativa degli Stati Uniti di condurre la campagna militare contro l’Iran.

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