Guerra ed extraprofitti alle stelle per le major del petrolio
L’ondata di risultati aziendali legati alle trimestrali di fine marzo sta mettendo a fuoco un quadro complesso: da un lato emergono profitti in forte crescita per molte major del petrolio e per diversi operatori dell’energia; dall’altro emergono perdite pesanti per chi aveva posizionato le proprie coperture finanziarie su scenari differenti. Sullo sfondo, la chiusura dello Stretto di Hormuz e le tensioni tra Israele, Usa e Iran, unite all’evoluzione dei mercati energetici, continuano a incidere sui conti e a generare extraprofitti e storture di risultato tra compagnie e trader.
major europee del petrolio: utili trimestrali in forte crescita
Le sei major europee BP, Shell, TotalEnergies, Eni, Equinor e Repsol hanno registrato nel trimestre complessivamente 21,7 miliardi di dollari di profitti nel primo trimestre del 2026, segnando un incremento del 43% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato sintetico deriva da andamenti specifici per ciascun gruppo, con variabili legate sia all’evoluzione dei prezzi sia al contributo operativo.
shell e bp: impatto dei prezzi e aumento degli utili
Per Shell, i conti trimestrali indicano un aumento degli utili del 25% rispetto al primo trimestre del 2025, attestandoli a 6,92 miliardi di dollari. Il risultato viene ricondotto all’effetto di solo 31 giorni di conflitto, in un contesto in cui l’incertezza sulla durata della guerra resta elevata. Anche BP beneficia del rialzo dei valori del carburante: gli utili si attestano a 3,2 miliardi di dollari, più che raddoppiati rispetto al Q1 2025, grazie al boom dei prezzi.
totalenergies, equinor e repsol: profitti guidati da trading e produzione
TotalEnergies chiude il trimestre con 5,4 miliardi di profitti, con un progresso del 29% rispetto ai 4,2 miliardi del 2025. A sostenere il risultato è in particolare un forte contributo del trading di gas naturale liquefatto. Equinor registra un risultato trimestrale netto di 3,1 miliardi di dollari, in crescita del 18% rispetto ai 2,63 miliardi dell’anno precedente, sostenuto da un record di produzione e da prezzi alti. Repsol riporta profitti rettificati per 873 milioni di euro, in aumento del 57% rispetto ai 557 milioni del 2025, con spinta dal settore industriale e dalla raffinazione.
eni: calo dell’utile nonostante crescita della produzione
Tra i gruppi citati, l’unico segnale negativo è quello di Eni. L’utile netto trimestrale rettificato si ferma a 2,1 miliardi di euro, in calo dell’11% rispetto ai 2,36 miliardi dello stesso trimestre del 2025. Il risultato peggiora nonostante la produzione di idrocarburi risulti in crescita del 9% su base annua.
extraprofitti e guadagni straordinari secondo globalwitness
Un’analisi pubblicata dalla ONG GlobalWitness collega i risultati alle dinamiche di guerra iniziate nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina. Secondo lo studio, le tre più grandi major europee Shell, BP e TotalEnergies avrebbero guadagnato complessivamente 252 miliardi di dollari.
trader energia in espansione: profitti record e stime sui conti trimestrali
Il quadro positivo non riguarda solo le major. I trader dell’energia mostrano segnali di risultati elevati. Un rapporto dell’analista David Klein per il sito MetalliRari evidenzia che, pur non essendo ancora disponibili conti ufficiali dettagliati per alcuni operatori, è possibile stimare i risultati trimestrali.
trafigura, vitol, gunvor, mercuria: traiettorie di alta redditività
Il rapporto richiama come i risultati annuali 2025 abbiano indicato una prosecuzione dell’alta redditività, pur con una normalizzazione rispetto ai picchi del 2022-2023, legati alla guerra in Ucraina e agli effetti su prezzi di petrolio e gas naturale. In base alle indicazioni riportate, Vitol Group avrebbe comunicato un utile di circa 2 miliardi di dollari nel solo primo trimestre.
Nel semestre chiuso a marzo, Trafigura avrebbe realizzato conti record, trainata non solo dal petrolio ma anche dall’impennata di rame e oro. Gunvor sarebbe riuscita a superare, nel periodo di tre mesi, l’intero risultato del 2025. Per Mercuria vengono riportate stime di profitti compresi tra 2,3 e 3,2 miliardi di dollari, vicini al record assoluto di 3 miliardi toccato nel 2022.
major usa: perdite su derivati e utili in calo
La guerra avrebbe avuto un effetto opposto su alcune major statunitensi. L’aumento inatteso dei prezzi del greggio, scatenato dalle tensioni, avrebbe trovato alcune società scoperte rispetto alle loro posizioni aperte sui derivati, generando risultati negativi.
exxonmobil: utili in calo per perdite sulle coperture
ExxonMobil nel primo trimestre chiude con utili netti di 4,2 miliardi di dollari, in calo del 45,5% rispetto ai 7,7 miliardi del medesimo periodo del 2025. La variazione viene collegata a una perdita di 706 milioni di dollari sulle coperture finanziarie, associata al picco improvviso dei prezzi di marzo causato dalla guerra in Iran. A ciò si aggiungerebbero 3,9 miliardi di dollari di perdite legate alla differenza tra prezzo delle coperture (future) e prezzo corrente di mercato (spot).
chevron: utile in calo per differenze spot-future e onere legale
Chevron registra utili netti in diminuzione del 37% a 2,8 miliardi di dollari rispetto ai 3,5 miliardi del 2025. Il calo viene attribuito a 3 miliardi di differenza tra prezzo di coperture e prezzo spot, oltre a un onere legale di 360 milioni di dollari. Nel contempo, la produzione aumenta del 15% grazie all’acquisizione di Hess.
effetto “sorpresa” dei rialzi: posizioni diverse e ribilanciamento dei profitti
Le informazioni riportate indicano che la guerra avrebbe colpito all’improvviso il 28 febbraio, con conseguenze sui prezzi e sulle coperture. La reazione del mercato avrebbe sorpreso alcune major petrolifere: alcune società, tra cui ExxonMobil e Chevron, avrebbero previsto prezzi in calo, ma si sono trovate esposte a un quadro in cui l’ipotesi di rialzo si è poi materializzata. Allo stesso tempo, l’impostazione delle operazioni finanziarie può essere ricalibrata nel tempo, con l’aspettativa che perdite e risultati possano essere compensati nel caso di prosecuzione del conflitto e del conseguente blocco dello stretto di Hormuz, generando ulteriori extraprofitti anche per operatori, trader e speculatori.
personaggi e fonti citate
Nel contesto delle informazioni riportate compaiono soggetti e referenze utilizzate per spiegare le dinamiche economiche e le stime sui risultati.
- David Klein (analista)
- GlobalWitness (ONG)
- Bloomberg (fonte citata per Vitol)
- Netanyahu
- Trump
