Germania e talebani: perché non li riconosce ma tratta per i rimpatri

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Germania e talebani: perché non li riconosce ma tratta per i rimpatri

La Germania ribadisce di non riconoscere politicamente il governo di fatto dei Talebani in Afghanistan come legittimo, ma negli ultimi mesi ha comunque consentito la presenza di rappresentanti talebani su territorio tedesco. Un equilibrio controverso, perché l’attività diplomatica descritta nella ricostruzione mette in evidenza il possibile coinvolgimento del regime in procedure collegate ai respingimenti, con ricadute dirette sulla sicurezza dei dissidenti e rifugiati.

germania e talebani: contatti diplomatici nonostante il mancato riconoscimento

Berlino afferma di aver chiuso ufficialmente la propria ambasciata in Afghanistan e sostiene, tramite il Ministero degli Esteri, di mantenere contatti con il regime soltanto per questioni come accesso agli aiuti umanitari, tutela dei diritti umani, governance inclusiva e lotta al terrorismo. Nel racconto politico e istituzionale, il rapporto sarebbe limitato a finalità specifiche e non configurerebbe un riconoscimento di legittimità.

La posizione tedesca si inserisce in un quadro più ampio: dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, anche l’esercito tedesco ha partecipato alla “guerra contro il terrore” in Afghanistan, con un bilancio di 59 soldati caduti e altri tra feriti e persone ancora oggi segnate dal punto di vista psicologico. Nel panorama internazionale, l’unico Paese indicato come diverso è la Russia, che ha riconosciuto i Talebani.

accrediti e riconfigurazioni diplomatiche in germania

Prima dell’ultimo giro di nomine e adattamenti, esisteva una differenza tra la precedente Repubblica afghana e l’attuale assetto a Kabul. A ottobre 2024, il Consolato afghano di Grünwald risultava già allineato ai nuovi dominatori. Parallelamente, da novembre 2025 l’Ambasciata afghana a Berlino è stata rinominata “Ambasciata dell’Emirato islamico dell’Afghanistan”. Sul piano formale, però, il Governo tedesco avrebbe accreditato inizialmente solo diplomatici legati alla precedente amministrazione.

La dinamica cambia con il coinvolgimento del ministro federale dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU), descritto come determinante per l’agevolazione dell’accredito anche di due diplomatici fedeli ai Talebani. Uno viene inserito presso l’Ambasciata; l’altro, secondo la ricostruzione, assume di fatto la guida del Consolato a Bonn, con conseguenti dimissioni dell’effettivo Console Generale.

consolato e documenti per i respingimenti

Nel quadro operativo presentato, l’uscita di scena del Console Generale viene collegata a un ruolo attivo in attività di supporto ai respingimenti. L’attività indicata riguarda il supporto per respingere cittadini afghani, assumendo che molti rifugiati in Germania siano fuggiti proprio dai Talebani e che, quindi, dipendano dai rappresentanti del regime per passaporti e altri documenti.

la giornata al bamf: ingresso del rappresentante talebano e consegna dei documenti

La ricostruzione include anche un episodio specifico: il ministro Dobrindt, nel dialogo con il giornalista Jan Philipp Burgard, sostiene che i rapporti con i Talebani “esistono solo a livello tecnico”. Un punto contestato dalla presenza di eventi descritti come sostanziali nel funzionamento amministrativo legato alla gestione dei rifugiati.

carovana di veicoli e presenza del console talebano a bonn

Nella sede di Bonn dell’Ufficio federale per i rifugiati (BAMF), poco più di due settimane prima della ricostruzione, viene segnalato un flusso rilevante di mezzi tra le 8,40 e le 12 circa: furgoni della polizia, del servizio carcerario, del servizio centrale per stranieri e mezzi in civile, con a bordo cittadini afghani convocati appositamente.

Il rappresentante talebano Said Mustafa Hashimi, indicato come Console Generale, viene accolto nella sede del BAMF intorno alle 10.10. Secondo la ricostruzione, ha effettuato riconoscimenti e fornito documenti per l’espatrio. Successivamente, Hashimi sarebbe uscito sorridente dal cortile del BAMF dopo la sequenza dei mezzi, raggiungendo la partenza verso le 14.30 su una limousine Mercedes nera.

ufficio federale come sede diplomatica distaccata

Per oltre quattro ore, l’attività descritta viene interpretata come una forma di sede diplomatica distaccata dentro un Ufficio federale, pur con la contestuale smentita del Ministero degli Interni sul piano dei requisiti necessari per un’esigenza di quel tipo.

richiami dei diplomatici e pressione sul personale esistente

La ricostruzione evidenzia l’intento dei Talebani di sostituire anche altro personale diplomatico presente in Germania, compreso quello che si sarebbe adeguato al regime. Pur non potendo inviare nuove figure in Germania senza il consenso del Governo tedesco, avrebbero la facoltà di richiamare diplomatici nominati dall’amministrazione precedente, con conseguente depauperamento delle missioni e pressione sulle autorità tedesche.

Nel novembre 2024, quando governava la coalizione del periodo precedente, il Ministero degli Esteri tedesco avrebbe dovuto revocare l’accreditamento di diplomatici ogni volta che la richiesta arrivava dal Ministero degli Esteri talebano, richiamandosi al diritto internazionale.

sanzioni internazionali e richieste di pagamento ai consolati

Per quanto riguarda le sanzioni internazionali, viene riportato che nell’ambito delle misure i Talebani non possono distogliere fondi dalle attività diplomatiche. A febbraio, però, secondo quanto riportato, la sede consolare di Grünwald avrebbe richiesto il pagamento dei servizi consolari in contanti per ottenere somme non soggette a vincoli.

La rappresentanza diplomatica avrebbe negato gli addebiti. In parallelo, viene indicato che in Belgio e Austria i Talebani non sarebbero riusciti a mettere piede nelle sedi consolari, mentre il Governo tedesco avrebbe comunque un interesse a relazioni diplomatiche efficaci con Kabul, tali da consentire procedure di espulsione operative.

espulsioni verso kabul e impatto del riconoscimento ufficioso

Secondo la ricostruzione, la coalizione CDU/CSU/SPD avrebbe già espulso 138 afghani, con 25 espulsioni avvenute nella settimana più recente riportata. I numeri vengono collegati ai documenti emessi a Bonn dal canale descritto.

Gli espulsi, indicati come colpevoli di reati in Germania, invece di scontare la pena avrebbero ricevuto un trasferimento con charter verso un regime considerato criminale a livello internazionale. Nel quadro complessivo viene delineata anche una conseguenza di lungo periodo: il prezzo per Berlino di un riconoscimento ufficioso dei Talebani, che potrebbe aumentare nel tempo con il rafforzamento del ruolo operativo a Kabul.

figure citate

  • Alexander Dobrindt (CSU), ministro federale dell’Interno
  • Jan Philipp Burgard, giornalista
  • Jan Böhmermann, conduttore della ZdF
  • Said Mustafa Hashimi, indicato come Console Generale
La contraddizione della Germania: non riconosce i Talebani, ma tratta con loro per i rimpatri in Afghanistan
Categorie: PoliticaCronaca

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