Garlasco: i tre elementi chiave del caso sempio a confronto

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Garlasco: i tre elementi chiave del caso sempio a confronto

La chiusura dell’indagine a carico di Andrea Sempio riporta al centro dell’attenzione investigativa e mediatica alcuni passaggi che, nel tempo, hanno continuato a dividere ricostruzioni e valutazioni tecniche. Tra i punti più discussi emergono lo “scontrino” del parcheggio di Vigevano, la cosiddetta “camminata dell’assassino” e l’ipotesi legata a un’impronta indicata come “33”, ognuno con un proprio peso e un proprio margine di verificabilità.

lo scontrino del parcheggio di Vigevano: valore probatorio e ipotesi sui movimenti

Lo scontrino del parcheggio di Vigevano, emesso alle 10.18 del 13 agosto 2007, è tra gli elementi più discussi come possibile riferimento per un alibi di Andrea Sempio. Secondo l’ultima informativa dei carabinieri, quel tagliando non può avere alcun valore positivo o negativo: è definito impossibile accertare con certezza se sia stato proprio lui a produrlo recandosi a Vigevano in quella mattina.

Gli investigatori ritengono inoltre più probabile che lo scontrino sia stato ottenuto materialmente dalla madre e poi conservato nell’ambito familiare. Questa lettura si collega alla ricostruzione secondo cui il racconto dei movimenti dell’indagato sarebbe rimasto confinato al nucleo familiare, privo di riscontri esterni.

intercettazioni familiari sullo scontrino e riferimento alle “fake news”

Da intercettazioni emerge una discussione tra i genitori di Sempio riguardo al documento, elemento interpretato dagli inquirenti come indicatore di una narrazione interna non pienamente lineare. Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, afferma: “A Garlasco ci son più testimoni che abitanti”, intercettata in auto con il marito Giuseppe. Nel dialogo compare anche il tema di un ipotetico “supertestimone” che avrebbe potuto chiarire la natura dello scontrino, in un contesto in cui i coniugi discutono anche di notizie circolate come fake news.

Nel medesimo scambio si ritrova una domanda ricorrente: chi abbia effettivamente fatto lo scontrino. La conversazione riporta una serie di battute e commenti in cui la frase “lo scontrino lo hai fatto tu” viene richiamata, mentre la madre rilascia anche una dichiarazione percepita come indicativa di un possibile senso di colpa: “È colpa mia, gli ho detto io di tenere lo scontrino… gli ho rovinato la vita all’Andrea”.

conclusione dei carabinieri: scontrino come elemento narrativo, senza riscontri certi

Nel quadro conclusivo richiamato dai carabinieri, lo scontrino viene descritto come elemento in grado di alimentare una narrazione a sé favorevole, ma privo di capacità di aggiungere supporto alla versione dei fatti perché risulta impossibile verificarne con certezza la produzione da parte di Andrea Sempio mentre si trovava a Vigevano il 13 agosto 2007.

La domanda resta dunque collegata al motivo per cui lo scontrino era sembrato rilevante in precedenza e perché, con l’evoluzione delle ricostruzioni, oggi viene valutato diversamente. Il passaggio chiave riguarda la distribuzione degli orari: prima della consulenza citata dai pm, l’orario della morte di Chiara Poggi era collocato in un intervallo compreso tra 9.12 e 9.35. La versione attribuita a Sempio e confermata dai genitori colloca la presenza a Vigevano dopo l’attesa del ritorno della madre impegnata nella spesa, la successiva uscita in direzione di una libreria (risultata chiusa), poi un pranzo dalla nonna e infine l’uscita con il padre, fino alla segnalazione dell’ambulanza in Via Pascoli alle 15.

nuove fasce orarie e presenza di Sempio nella ricostruzione

La nuova ipotesi sugli orari permette di includere Andrea Sempio in una delle fasce previste dalla ricostruzione aggiornata. L’impostazione non elimina automaticamente la possibilità di altri elementi concorrenti nella ricostruzione, poiché non viene indicata una esclusione certa di Alberto Stasi nel passaggio richiamato.

Il quadro appare così riorganizzato attorno a una logica temporale diversa, con lo scopo di verificare in che misura l’indagato potesse risultare compatibile con le finestre individuate.

un nuovo personaggio nella ricostruzione: il vigile del fuoco in pensione

Le nuove indagini fanno emergere anche un ulteriore riferimento personale che entra nel perimetro della ricostruzione: si tratta di A. B., descritto come vigile del fuoco in pensione, di 66 anni. Il nome proposto a Daniela Ferrari, madre dell’indagato, nel giorno in cui avrebbe rifiutato di rispondere, avrebbe generato una sorta di crisi di panico.

Secondo quanto coltivato dagli investigatori, il pompiere avrebbe dichiarato che si scambiavano messaggi e che si vedevano. Da questa base investigativa nasce l’ipotesi secondo cui a Vigevano sarebbe andata la donna e avrebbe ritirato lo scontrino, poi conservato per un anno. Una versione che si inserisce nel racconto relativo all’uso dello scontrino come elemento utile a supportare le narrazioni presentate nel tempo.

Nel passaggio richiamato, viene indicato anche che un bigliettino sarebbe stato riferito dal figlio un anno dopo il delitto (il 4 ottobre 2008), interrogato per mostrare che, nelle ore in cui la sorella del migliore amico moriva sotto i colpi dell’assassino, lui era lontano da Garlasco.

impronta 33: analisi, compatibilità e contestazioni sull’attribuzione

Tra i punti più discussi nelle nuove ipotesi rientra la cosiddetta “impronta 33”, presentata come traccia palmare non insanguinata individuata sul lato destro del muro che conduce alla cantina della villetta di via Pascoli. Secondo i magistrati, la traccia sarebbe compatibile con il palmo di Andrea Sempio, anche se il dato resta sottoposto a valutazioni tecniche non univoche.

L’ipotesi investigativa descrive la possibilità che l’aggressore si sia appoggiato alla parete mentre il corpo della vittima scivolava lungo le scale verso la cantina.

bloodstain pattern analysis: sequenza con colluttazione, caduta e fase finale

Nel contesto della ricostruzione collegata alla nuova Bloodstain Pattern Analysis, viene ipotizzato che, una volta a terra, Chiara Poggi sia stata colpita nuovamente con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra. In questo schema, l’impronta 33—già scartata nel 2007 perché ritenuta inutilizzabile—viene inserita in una sequenza più ampia: colluttazione iniziale, caduta sulle scale, scivolamento del corpo e fase finale dell’aggressione.

Secondo la dinamica ricostruita, mentre l’assassino sarebbe stato impegnato a spostare il cadavere lungo una scala descritta come ripida, tortuosa e senza corrimano, avrebbe appoggiato la mano destra in un punto più alto del normale per l’ingombro del corpo.

Nei passaggi indicati, i pm di Pavia attribuiscono l’impronta a Sempio; la difesa e la parte civile sostengono invece che non emergano elementi certi per attribuirla.

pareri scientifici sul riscontro: impronta non insanguinata e campione perso

Al tempo, il Ris mise in evidenza che si trattava di una parte della traccia completamente priva di creste potenzialmente utili per gli accertamenti dattiloscopici. Viene richiamato che la traccia fosse stata asportata grattando l’intonaco con un bisturi sterile.

Gli esperti provarono da subito a cercare elementi utili. La traccia fu testata con combur test, con esito dubbio, e con Obti test, indicato come più affidabile nello stretto del sangue, che presentò invece esito negativo. L’impronta viene descritta come non palmare insanguinata e non lo è mai stata.

Nei documenti richiamati dai carabinieri del Ris di Parma si trova un riassunto preciso delle impronte catalogate lungo il muro della scala in via Pascoli, oltre venti (con fotografie da 31 a 56). Quattro impronte risultano attribuite al carabiniere Gennaro Cassese, una al fratello della vittima Marco Poggi e la traccia 33 è indicata come impronta la cui utilità è “nessuna”, secondo il Ris.

Nel medesimo quadro viene sottolineato che, essendo andato perso il campione di intonaco, le consulenze successive si basano su foto.

la “camminata dell’assassino” e il tema delle scarpe: la misura 42

Accanto all’impronta 33, un ulteriore elemento centrale è la cosiddetta “camminata dell’assassino”, collegata alle tracce di sangue e alla possibilità che l’autore del delitto si fosse spostato nella villetta senza lasciare impronte compatibili. Nel giudicato penale viene indicata una misura di scarpe pari a numero 42 attribuita all’aggressore, elemento che avrebbe inciso sulla condanna definitiva di Alberto Stasi.

Il riferimento è esteso anche alle sentenze che, in una fase precedente, avevano assolto l’allora studente: anche in quelle decisioni veniva individuato un parametro legato alla misura delle calzature.

personaggi citati nel contesto investigativo

  • Chiara Poggi
  • Andrea Sempio
  • Daniela Ferrari
  • Giuseppe Sempio
  • Alberto Stasi
  • A. B.
  • Marco Poggi
  • Gennaro Cassese
Garlasco – L’Impronta 33, la camminata dell’assassino e lo scontrino di Sempio. Elementi di accusa e difesa a confronto
Categorie: Cronaca

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