Flotilla verso gaza nessuno deve sentirsi pressato a partire
Tra canti di piazza e preghiere, tra slogan e discussioni tecniche, l’assemblea generale della Flotilla a Marmaris definisce tempi e direzione: domani giovedì 14 si salpano le ancore con rotta verso Gaza. La scena si svolge in uno spazio sul mare, Beluga Beach, in una cornice che all’inizio richiama un evento festivo, poi lascia spazio a confronto, dubbi e decisioni individuali prima della partenza.
flotilla a marmaris verso gaza: decisione operativa e atmosfera dell’assemblea
L’assemblea generale si tiene nel ristorante/area concerti di una spiaggia privata appena fuori città, Beluga Beach, presa in affitto dal comitato turco. All’arrivo la location appare come un evento simile a un matrimonio: 39 tavoli con tovaglie bianche preparate per l’accoglienza, scomparse quasi subito, mentre il resto della scena si distribuisce sull’erba tra gruppi riuniti e partecipanti con o senza cuscini gialli.
Presenti anche tensioni organizzative percepite sul posto: il catalano Xavi chiede che non vengano condivise foto e video della location, spiegando che non è un posto che rappresenta la Flotilla. Il contesto si apre poi con momenti simbolici, fino alla preghiera pronunciata con “Allah Akbar”.
canti popolari palestinesi e richiami politici durante la prima fase
La parte iniziale include le canzoni popolari palestinesi cantate dalla voce di Rana Hamida, artista e performer. Durante l’esibizione compaiono slogan in arabo contro Israele ladro e terrorista, insieme a richiami come free free Palestine. Sullo sfondo emergono i volti di Wael Nouar e degli altri organizzatori tunisini della Global Sumud, in carcere da marzo nel loro Paese.
saif abukeshek e i reduci da israele: messaggi pubblici e prospettiva politica
L’ultimo intervento in assemblea appartiene a Saif Abukeshek, leader palestinese di Nablus con passaporto spagnolo. Reduce da dieci giorni di carcere duro in Israele, racconta la propria presenza a Marmaris martedì mattina, arrivando in traghetto da Rodi. Il suo ingresso viene accolto come un ritorno da protagonista, con parole che ribadiscono che la rotta verso Gaza non viene proposta come unica soluzione, ma come scelta del gruppo.
scelte, dubbi e memoria delle prigionie: da creta alle nuove valutazioni
Abukeshek richiama anche la dimensione del dibattito interno, con riferimento a una parte del movimento che include Greta Thunberg e che avrebbe mostrato dubbi sulla nuova Flotilla, sui rischi accresciuti e sul possibile esito politico-mediatico in uno scenario di guerra che coinvolge l’intero Medio Oriente. La ripresa dell’attenzione su Gaza è collegata all’assalto israeliano avvenuto quasi in acque greche, con il quale la Flotilla perde 22 barche.
Abukeshek dichiara: non si sa come andrà, ma si ribadisce l’impegno per i palestinesi e per i popoli oppressi. La prospettiva successiva è già nel mirino: dopo la fine della missione è previsto un congresso per fondare il Global Sumud Movement e per eleggere un nuovo Steering Committee, indicato anche con tono ironico.
partecipazione dei leader e confronto aperto: cat gestisce le assemblee
Le assemblee non sono guidate dai soli leader più rappresentativi. Il compito viene affidato a Cat, irlandese, che nelle giornate di assenza forzata dei responsabili principali gestisce gli incontri prima a Ierapetra (Creta) e poi a Marmaris. Il messaggio ripetuto più volte è che ognuno deve decidere per sé: l’impianto organizzativo sostiene l’idea di partire, ma nessuno deve sentirsi pressato o trascinato.
gruppi di discussione, documenti diffusi e risk assessment
La prima fase dell’assemblea viene organizzata in gruppi per consentire a ogni partecipante di parlare ed esprimere dubbi. I documenti vengono diffusi nelle ore precedenti nella chat generale di chi è imbarcato, includendo:
- risk assessment con valutazioni severe sulla probabilità accresciuta di violenze, citando anche attacchi con armi da fuoco e lunghe detenzioni dopo l’abbordaggio israeliano, con dubbi su quando, dove e come.
- analisi costi-benefici che considera anche l’ipotesi di rimandare o cancellare l’ultimo tratto della missione.
- pianificazione della navigazione con riferimento a due rotte ipotizzate, una più diretta a nordest e una più vicina a Cipro, oltre a ipotesi non scritte. Viene indicato l’impiego di gasolio per molte miglia.
- impatto politico e impatto mediatico della missione.
dimensioni della Flotilla, numeri stimati e limiti legati alle intercettazioni
Con imbarcazioni turche e con la Freedom Coalition si parla di più di 50 barche. Le 22 abbordate a Creta avrebbero fatto superare 70 unità, avvicinandosi alla soglia che Israele dovrebbe considerare critica per le intercettazioni sotto costa. A bordo vengono indicati circa 600 persone, mentre le nazionalità vengono quantificate in una cinquantina, con i dettagli precisi da definire.
dissensi, richieste di trasparenza e motivazioni per partire: ciò che emerge dai gruppi
Chi decide di non partire per motivi personali, di lavoro o familiari lo comunica a voce e talvolta nelle chat interne, più raramente durante i gruppi assembleari. La conta definitiva viene rimandata al momento successivo, con la presenza di persone pronte a prendere i posti sulle barche.
Dal confronto emergono criticità e proteste su più piani: partecipanti incazzati per la perdita di giorni a Marmaris e per le condizioni meteo che complicheranno la navigazione; persone che contestano l’organizzazione per un soccorso ritenuto non sufficientemente tempestivo a Creta nei confronti dei reduci degli abbordaggi della notte tra 29 e 30 aprile, giunti senza telefoni e senza bagagli; chi lamenta scarsa trasparenza e formula domande sulla gestione dei sistemi di controllo della navigazione e delle telecamere, con riferimento a una possibile compromissione dopo l’assalto israeliano in acque quasi greche.
Ogni gruppo redige osservazioni su grandi fogli di carta e poi, uno a uno, i rappresentanti espongono i contenuti alla plenaria. Il clima resta sereno e perfino allegro: si ribadisce l’idea di partire con motivazioni legate al rischio e all’orientamento politico, senza atmosfera pesante.
citazioni, interventi e ironie: Antonio gramsci, nkosi e ashley in assemblea
Una citazione viene collegata al tema dell’arrivo a Gaza: “Dobbiamo pensare che arriveremo a Gaza, anche se non sarà così: ottimismo della volontà, pessimismo della ragione”, attribuita a Antonio Gramsci. La citazione colpisce perché viene pronunciata da Ashley, 27 anni, studentessa vietnamita di sociologia. Prima di lei interviene Nkosi, maestro elementare di 39 anni originario di Durban, Sudafrica, che incendia la platea con lo slogan “Amanda-Awethu”, “Potere al popolo”, legato ai tempi dell’apartheid.
Nkosi chiede anche ai presenti una mano per trovare un imbarco: “anzi se puoi dammi una mano a trovarlo, amico”. Il richiamo al diritto viene descritto come parte della logica della Flotilla.
mohammed al nouri e stearing committee: ironia sulle minacce e ruolo della malesia
Segue un momento di comicità legato alle minacce ricevute. Mohammed Al Nouri, leader della delegazione della Malesia, racconta che lo Steering committee avrebbe ricevuto minacce di morte dai partecipanti stessi: la frase riportata è “vi uccidiamo se non ci fate partire”, giocando sull’ironia del fatto di essere “uccisi da voi e non dal nemico”.
La Malesia è indicata come Paese chiave sul piano geopolitico della Flotilla e anche riguardo ai finanziamenti. Tra i connazionali presenti al Beluga Beach compare anche Mahmut Arslan, leader del
movimenti e figure citate nell’assemblea: nomi presenti e ruoli
- Rana Hamida
- Wael Nouar
- Xavi (catalano)
- Saif Abukeshek
- Thiago Avila
- Cat (irlandese)
- Greta Thunberg
- Antonio Gramsci
- Ashley
- Nkosi
- Mandla Mandela
- Shabnam Mayet
- Mohammed Al Nouri
- Mahmut Arslan
