Flotilla: torture, abusi sessuali e taser durante i fermati
Le segnalazioni riguardanti gli attivisti fermati dall’esercito israeliano durante un’operazione in mare aperto descrivono un quadro di violenza e abusi fin dall’abbordaggio. I racconti raccolti dai legali, relativi alle persone ancora trattenute dopo i controlli iniziali, riportano umiliazioni, torture e presunti abusi sessuali, insieme a dettagli su coercizioni fisiche e ferite. La vicenda emerge anche in relazione a video contestati, che mostrerebbero detenuti legati e incaprettati, con denunce pubbliche che hanno coinvolto la comunità internazionale.
violazioni estreme nelle fasi di abbordaggio e trasferimento
Secondo quanto riferito dal team legale dell’ong Adalah, la ricostruzione presentata dai detenuti descrive violenze che avrebbero avuto inizio già al momento dell’abbordaggio delle barche in acque internazionali. Le stesse testimonianze includono episodi segnalati sia sulle imbarcazioni sia durante il trasferimento tra le barche e il porto.
Le accuse comprendono costrizioni a mantenere posizioni di stress durante gli spostamenti all’interno dell’area portuale. I racconti riportano anche l’obbligo di camminare completamente piegati in avanti, mentre le guardie avrebbero esercitato pressione violenta sulle schiene. Ulteriori dettagli riguardano la permanenza prolungata in una posizione inginocchiata all’interno della nave.
taser, proiettili di gomma e ferite riportate in ospedale
Tra le indicazioni riportate dai legali figurano l’uso frequente di taser. Le testimonianze includono anche ferite attribuite a proiettili di gomma durante l’intercettazione in mare. In base a quanto raccolto, sono presenti casi di persone ricoverate in ospedale e poi dimesse; viene inoltre menzionato un numero di partecipanti con sospette fratture alle costole associate a difficoltà respiratorie.
umiliazioni sessuali, degradazioni e hijab strappato
Oltre agli abusi fisici, i racconti presentati dai legali dell’ong Adalah riportano gravi degradazioni, molestie sessuali e umiliazioni subite durante la detenzione. Tra le segnalazioni specifiche, risulta che a diverse partecipanti donne sarebbe stato strappato l’hijab.
accesso al porto di ashddod, identificazioni e trasferimento verso ktsiot
I legali di Adalah dichiarano di aver potuto raccogliere le testimonianze dopo aver ottenuto accesso al porto di Ashdod, luogo in cui gli attivisti vengono trattenuti. L’incontro con tutte le persone, secondo quanto riportato, non sarebbe stato possibile a causa di restrizioni di accesso.
La totalità dei fermati avrebbe completato la fase iniziale di identificazione da parte delle autorità israeliane per l’immigrazione. Quasi tutti risulterebbero in procinto di essere trasferiti nel carcere di Ktziot per comparire giovedì davanti a un tribunale in vista dell’espulsione. L’ong riferisce l’intenzione di chiedere di poter presenziare alle udienze per assicurare assistenza legale.
contestazioni pubbliche e riferimento al ministro della sicurezza nazionale
La ricostruzione si inserisce in un contesto di reazioni internazionali legate a video contestati, nei quali sarebbero mostrati detenuti legati e incaprettati e sottoposti a umiliazioni. Nella descrizione fornita dai legali, il riferimento è al ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben Gvir.
persone e figure citate
- Itamar Ben Gvir
- Adalah (ong)
