Edgar morin è morto: il gigante del pensiero complesso

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Edgar morin è morto: il gigante del pensiero complesso

Edgar Morin, filosofo, antropologo e sociologo francese, è scomparso a Parigi alla vigilia del compimento dei 105 anni. Intellettuale tra i più rilevanti della cultura contemporanea, è stato tra i promotori del pensiero complesso, sviluppando un approccio transdisciplinare capace di attraversare discipline differenti e di mettere in discussione le separazioni rigide tra i saperi.

edgar morin e il pensiero complesso

Morin è ricordato per la costruzione di una nuova prospettiva conoscitiva, collegata alla teoria della complessità. Al centro del suo lavoro emerge l’esigenza di una conoscenza interdisciplinare che superi la frammentazione tipica dell’epoca moderna, sostenendo la necessità di un modo di pensare capace di confrontarsi con la complessità.

Questa impostazione si concretizza in un’opera fondamentale: “il metodo”, articolata in sei volumi, considerata una pietra miliare della teoria della complessità. Nel quadro teorico di Morin, l’“umanità dell’uomo” è definita sia dalla complessità biologica sia dalla complessità della “situazione umana”, descritta come un equilibrio instabile tra ordine e disordine. Da tale visione deriva l’obbligo di non interrompere il processo di riorganizzazione dell’esperienza e delle conoscenze, in modo collegato a una rielaborazione “quasi cartesiana”.

origini, formazione e militanza politica

Nato a Parigi l’8 giugno 1921 con il nome Edgar Nahoum, Morin proveniva da una famiglia ebraica sefardita originaria di Livorno. A partire dal 1941 partecipò alla resistenza, assumendo il cognome Morin, lo stesso della futura moglie.

Morin aderì al Partito comunista francese e vi militò per quasi dieci anni. Nel 1951 venne espulso dopo la pubblicazione di un articolo sui processi stalinisti. La vicenda venne raccontata nel libro “Autocritica. Una domanda sul comunismo” (Il Mulino, 1962).

Dopo la laurea in lettere e diritto presso l’università di Tolosa, nel 1945 Morin divenne capo dell’ufficio della propaganda presso il governo militare francese in Germania. Nel rientro a Parigi del 1947 fu redattore capo di un quotidiano locale, mentre nel 1950 entrò nel Cnrs di Parigi, dove per oltre trent’anni condusse e diresse ricerche su temi legati al divismo, ai giovani e alla cultura di massa.

carriera accademica e istituzionale

Morin guidò il Centro studi sulle comunicazioni di massa del Centro nazionale francese della ricerca scientifica dal 1950 al 1989, con ruolo emerito dal 2002. La sua attività coinvolse dibattiti che spaziavano dalla filosofia alla politologia, fino alla sociologia del cinema e all’epistemologia delle scienze umane.

Tra le cariche ricoperte, Morin fu presidente dell’Associazione per il Pensiero Complesso con sede a Parigi e presidente dell’Agenzia europea per la Cultura. Fu inoltre professore onorario presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales, dove dal 1977 aveva assunto il ruolo di direttore di studi.

riviste, riforma dei saperi e ricerca interdisciplinare

Morin fu fondatore nel 1956 della rivista “Arguments”, che diresse fino al 1962. Nel 1967, insieme a Roland Barthes e Georges Friedmann, contribuì alla nascita della rivista culturale “Communications”, diretta dal 1972.

Nel 1998 venne nominato presidente del comitato scientifico per la riforma dei saperi nelle scuole secondarie superiori su incarico del ministro dell’Istruzione francese.

temi di ricerca: media, società e conoscenza

Le ricerche di Morin si concentrarono su questioni connesse all’uso e alla pertinenza dei media, fino a includere ambiti come la biologia e le scienze naturali. La sua riflessione coinvolse anche la società e la vita politica del Novecento, mantenendo un punto di vista capace di collegare piani diversi.

La sua produzione indicò un’articolazione progressiva: una prima fase orientata verso la cultura di massa, e a partire dagli anni Settanta un’espansione verso problematiche metodologiche ed epistemologiche. Sul versante dell’antropologia sociale, Morin costruì collegamenti sia con la sociologia delle comunicazioni di massa, sia con l’esplorazione dei fondamenti del sapere.

opere sul cinema, i divi e la cultura di massa

Tra i testi dedicati alla dimensione culturale e comunicativa emergono “il cinema o dell’immaginario” (Silva, 1962), “i divi” (Mondadori, 1963) e “l’industria culturale. Saggio sulla cultura di massa” (Il Mulino, 1963).

opere sul metodo e sulla conoscenza

Sul piano dei fondamenti della conoscenza, Morin pubblicò “il metodo - Ordine, disordine, organizzazione” (Feltrinelli, 1983), oltre a “la vita della vita” (Feltrinelli, 1987) e “la conoscenza della conoscenza” (Feltrinelli, 1989).

scritti, premi e riconoscimenti internazionali

Morin affrontò anche temi etnologici e politici, con studi definiti pionieristici, interventi legati al Sessantotto parigino e saggi sul totalitarismo sovietico. Tra le opere ricordate: “Indagine sulla metamorfosi di Plodémet” (Il Saggiatore, 1969), “La rivoluzione senza volto” e “La Comune di Parigi del maggio ’68” (Il Saggiatore, 1968), nonché “La natura dell’Urss. Il complesso totalitario dell’ultimo impero” (Armando, 1989).

Tra le sfide legate alla civiltà europea nell’era della globalizzazione rientra “La nostra Europa” (Raffaello Cortina, 2013).

Per la saggistica, Morin ottenne tra i massimi riconoscimenti internazionali il Premio europeo Charles Veillon (1987). Fu Cavaliere della Legion d’onore e Grand’Ufficiale dell’Ordine Nazionale al Merito (Francia), Commendatore dell’Ordre des Arts et des Lettres (Francia), Gran Croce dell’Ordine di San Giacomo della Spada (Portogallo), Commendatore dell’Ordine dell’efficienza intellettuale (Marocco) e Croce di ufficiale dell’Ordine al merito civile (Spagna).

Ricevette 21 lauree honoris causa da altrettanti atenei nel mondo, tra cui in Italia dalle università di Messina, Milano, Bergamo, Perugia, Palermo, Napoli e Macerata. In Italia gli vennero assegnati anche il Premio internazionale Viareggio-Versilia (1989) e il Premio Scanno per la sociologia (2012).

altri titoli di riferimento nella produzione

Tra le altre opere menzionate figurano “il paradigma perduto: che cos’è la natura umana?” (Bompiani, 1974), “Per uscire dal ventesimo secolo” (Lubrina, 1989), “Scienza con coscienza” (Franco Angeli, 1984) e “Il rosa e il nero” (Spirali, 1984). Seguono “Sociologia della sociologia” (Edizioni Lavoro, 1985) e “Sociologia del presente” (Edizioni Lavoro, 1987), oltre a “Turbare il futuro. Un nuovo inizio per la civiltà planetaria” (Moretti & Vitali, 1990) e “Ripensare l’Europa” (Laicata, 1992).

Completano la lista “Introduzione al pensiero complesso. Gli strumenti per affrontare la sfida della complessità” (Sperling & Kupper, 1993) e “Le idee” (Feltrinelli, 1993), insieme ai volumi pubblicati da Meltemi: “I fratricidi” (1997), “I miei demoni” (1999), “Introduzione a una politica dell’uomo” (2000) e “L’uomo e la morte” (2002), fino a “Lo spirito del tempo” (2017).

Nel 2019 Morin pubblicò il testo autobiografico “I ricordi mi vengono incontro” (Raffaello Cortina, 2020).

figure collegate ai progetti editoriali citati

Nel quadro delle iniziative editoriali ricordate, risultano espressamente coinvolti alcuni nomi legati alla fondazione della rivista culturale “Communications”.

  • Roland Barthes
  • Georges Friedmann
Categorie: Politica

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