Economia circolare: sostenibilità e conou spiegano perché non nasce
Un traguardo da record e un punto fermo sul metodo: l’Italia registra un livello di circolarità del 98% nel recupero degli oli minerali usati. Il risultato, presentato nell’ambito della Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare 2026 a Roma, viene collegato al funzionamento di un sistema organizzativo strutturato, capace di rendere conveniente la raccolta e la rigenerazione lungo tutta la filiera.
economia circolare 2026: raggiunto un 98% nel recupero degli oli usati
Riccardo Piunti, presidente del Consorzio nazionale degli oli minerali usati, ha evidenziato come l’Italia abbia raggiunto un livello di circolarità del 98% nel recupero degli oli minerali usati. Il dato viene descritto come probabile record mondiale, sottolineando che l’eccellenza non nasce spontaneamente, ma deriva da un lavoro coordinato e continuo.
Durante la conferenza è stato presentato il Rapporto sull’economia circolare in Italia 2026, realizzato in collaborazione con Enea. Il documento fornisce un aggiornamento sugli indicatori di circolarità dell’economia italiana e include un confronto con altri Paesi europei, posizionando il contesto nazionale in una prospettiva più ampia.
consorzio e filiera: come si costruisce la circolarità
Piunti ha spiegato che dietro i risultati opera il Consorzio insieme alle imprese coinvolte nei passaggi di raccolta e rigenerazione. In questo assetto, i flussi vengono indirizzati in modo corretto e vengono favoriti comportamenti virtuosi lungo l’intera catena di attività.
Secondo il presidente del Consorzio, il modello italiano è basato su un sistema che rende conveniente il recupero e la rigenerazione. Viene ribadito un principio operativo: non esistono condizioni per cui un produttore di rifiuti scelga di disperdere altrove l’olio, né un raccoglitore può ignorare che la priorità è la rigenerazione. La logica descritta è quella di un meccanismo costruito affinché convenga, a tutti i soggetti, agire correttamente lungo la filiera.
assenza di spontaneità: servono modelli organizzativi strutturati
La partecipazione alla circolarità viene collegata a un elemento centrale: la spontaneità non viene indicata come leva sufficiente. Per ottenere risultati stabili sono necessari modelli organizzativi in grado di far funzionare il sistema con continuità, secondo un impianto quasi automatico. In questa cornice, il modello consortile italiano viene presentato come esempio di sistema capace di guidare l’intero processo.
qualità e regolazione europea: standard avanzati in Italia, vuoto regolatorio in Europa
Piunti ha anche richiamato gli aspetti regolatori e di qualità. In Italia, vengono citati standard di qualità avanzati sia per gli oli usati in ingresso agli impianti sia per gli oli rigenerati. Il presidente ha riferito che tali norme sono state difese e migliorate nel tempo.
In parallelo, viene segnalato che in Europa risulta ancora presente un grande vuoto regolatorio. Per quanto riguarda la rigenerazione, Piunti ha ricordato che l’Unione Europea non ha fissato obiettivi minimi vincolanti. È stato menzionato un target europeo dell’85% che però non è mai stato introdotto, e questa mancanza normativa viene indicata come fattore che non aiuta il sistema.
valorizzare l’esperienza industriale italiana e rafforzare le regole
Il presidente del Conou ha ribadito la necessità di valorizzare le esperienze industriali già mature e funzionanti. Il caso italiano viene descritto come dimostrazione della possibilità di trasformare l’economia circolare in una filiera industriale efficiente, sostenibile e competitiva.
La conclusione proposta collega la solidità del modello alla presenza di regole chiare e di modelli organizzativi capaci di guidare il mercato nella direzione corretta, consolidando un sistema che lavora su raccolta, rigenerazione e standard qualitativi.
Personaggi citati:
- Riccardo Piunti