Discarica rifiuti della campania in puglia, dda di bari esegue 19 misure cautelari
Un asse criminale legato allo smaltimento dei rifiuti emerge con forza dall’operazione Erebus, indagine condotta dalla direzione distrettuale antimafia di bari e dai carabinieri del noe. Le attività investigative, sviluppate in circa due anni e mezzo, hanno documentato numerosi episodi di sversamento illecito che avrebbero coinvolto gruppi operanti tra la Campania e la Puglia, con conseguenze rilevanti sul territorio e sulla salute.
operazione erebus e rifiuti della campania sversati in puglia
Secondo quanto ricostruito dalle indagini, la Puglia sarebbe stata utilizzata come punto di smaltimento per rifiuti provenienti dalla Campania. L’inchiesta descrive 64 siti interessati da 126 episodi di sversamento illecito organizzati da soggetti indicati come “cerignolani” e da organizzazioni criminali salernitane, configurando un “asse del crimine ambientale”.
La quantità complessiva di rifiuti smaltiti illegalmente viene quantificata in circa 3500 tonnellate. Molti materiali sarebbero stati gestiti in modo irregolare, spesso con modalità riconducibili alla combustione. Le aree maggiormente interessate riguarderebbero prevalentemente le province di foggia e di barletta-andria-trani, con episodi documentati anche in contesti agricoli e ambientali di rilievo.
province e luoghi colpiti dagli sversamenti illeciti
Gli sversamenti illeciti sarebbero avvenuti quasi tutti in puglia, in un elenco di località che include: bari, minervino murge, margherita di savoia, candela, ostuni, trinitapoli, foggia, molfetta, castelluccio dei sauri, ascoli satriano, cerignola, lucera, barletta, manfredonia, carapelle, andria, ordona, ortanova e stornarella.
Tra i luoghi segnalati come più colpiti figurano molfetta, ascoli satriano e foggia. Risultano coinvolte anche zone come le campagne del tavoliere, il parco nazionale dell’alta murgia e terreni agricoli di privati cittadini, oltre a cave e capannoni industriali dismessi.
Le attività avrebbero riguardato anche l’esterno della regione, con presenza di episodi a roma e in località come ferentino, ripI, cassino, anagni, san martino valle caudina e casamarciano.
misure cautelari e numeri dell’inchiesta erebus
La mattina del 27 maggio i carabinieri hanno dato esecuzione a 19 misure cautelari, con distribuzione tra diverse province: foggia, salerno, napoli, benevento, roma e latina. Le misure includono 6 arresti domiciliari, 7 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e 6 interdizioni per un anno dall’esercizio dell’attività imprenditoriale.
Il quadro complessivo dell’indagine vede 30 indagati, 16 aziende del settore finite sotto inchiesta e 132 capi di imputazione.
ordinanza e impianto documentale
L’impostazione risulta contenuta in un’ordinanza di circa 460 pagine, firmata dalla gip ilaria casu, su richiesta dei pm marco d’agostino e domenico minardi.
Alla base dell’indagine vi sarebbero gli esposti dei cittadini, descritti come stanchi di respirare “veleni”, e anche segnalazioni collegate ad alcuni conferimenti illeciti avvenuti a cerignola, denunciati da vigili urbani e forestale a partire da aprile 2022.
dal primo riscontro a cerignola fino al camion individuato
La ricostruzione avrebbe preso ulteriore forma dalla scoperta di un cumulo di spazzatura a madonna di ripalta e dall’identificazione del camion che avrebbe riversato il carico. Nella descrizione riportata nell’ordinanza viene citato un mezzo descritto come blu con agganciato un semirimorchio bianco, dotato di una serigrafia ondulata scura sulle fiancate, identificato attraverso il numero di targa.
Il veicolo sarebbe stato intestato a una ditta non iscritta all’albo nazionale gestori ambientali, amministrata da un imprenditore di cerignola. La pista riconducibile ai “cerignolani” partirebbe da questo passaggio documentale.
come funzionava l’operatività: intercettazioni, gps e controlli dei documenti
La prosecuzione dell’indagine sarebbe avvenuta tramite l’uso degli strumenti tipici della polizia giudiziaria. Le ricostruzioni includono intercettazioni in cui sarebbe emersa la consapevolezza del carattere illecito delle operazioni. Ulteriori elementi riguardano lo studio dei movimenti dei camion attraverso gps e celle agganciate dai cellulari, oltre a video ricavati da telecamere di sorveglianza in capannoni e in campi.
Un ruolo centrale sarebbe stato attribuito anche a controlli e sequestri che avrebbero accertato la falsità dei codici di trasporto. In uno degli scambi intercettati, viene riportata l’espressione con cui uno degli indagati descriverebbe tali condotte come “mala azioni”, mentre si procede a un conferimento di imballaggi e cartonati verso foggia.
logistica e gestione dei rischi durante lo smaltimento
L’ordinanza descrive le operazioni come organizzate con cura dal punto di vista logistico. Viene indicata la presenza di una rete di fiancheggiatori e vedette, incaricata di assicurare che non emergessero controlli delle forze dell’ordine.
Risulta inoltre che ci fossero soggetti destinati a individuare i siti e ad accompagnare il trasporto con scorte e convogli, supportando la continuità delle attività.
le dichiarazioni in conferenza stampa e le ricadute sul territorio
In conferenza stampa, il procuratore aggiunto e coordinatore della direzione distrettuale antimafia di bari, giuseppe gatti, ha evidenziato la presenza di diverse persone a disposizione dell’organizzazione per lo svolgimento di tali operazioni. Il procuratore di bari roberto rossi ha richiamato l’impatto dell’inquinamento, affermando che il flusso continuo di rifiuti genererebbe problemi seri alla salute dei pugliesi e inciderebbe sulla bellezza del territorio, da tutelare.
nomi citati nel contesto dell’indagine erebus
- giuseppe gatti
- roberto rossi
- ilaria casu
- marco d’agostino
- domenico minardi
- cerignola (imprenditore citato nell’ordinanza)
