Nessuna prova tra berlusconi, dell utri e mafia: accuse archiviate

• Pubblicato il • 6 min
Nessuna prova tra berlusconi, dell utri e mafia: accuse archiviate

Un nuovo snodo giudiziario chiude, per la sesta volta, il filone dedicato ai presunti mandanti esterni delle stragi della stagione 1993. Nel procedimento aperto a Firenze per fare luce su eventuali responsabilità di soggetti esterni a Cosa Nostra nella pianificazione degli attentati, il giudice per le indagini preliminari Patrizia Martucci ha disposto l’archiviazione nei confronti di Marcello Dell’Utri, ultimo indagato del fascicolo.

archiviazione Dell’Utri: mancano elementi concreti sui rapporti diretti con Cosa Nostra

Il provvedimento è stato firmato il 15 gennaio ed è collegato all’azione della Direzione distrettuale antimafia del Tribunale di Firenze, orientata a verificare eventuali contatti o collegamenti diretti tra l’organizzazione mafiosa e figure esterne, nell’ambito delle stragi che colpirono Firenze, Milano e Roma.

Nel decreto il gip afferma che mancano elementi concreti riguardo a contatti e rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi, e dunque anche tra l’organizzazione e Marcello Dell’Utri, indicato come stretto collaboratore di Berlusconi. La decisione si inserisce nella sequenza di sesta archiviazione del procedimento relativo ai cosiddetti “mandanti occulti” delle stragi mafiose.

stagione stragista 1993: la campagna di attentati e le condanne per i vertici mafiosi

La stagione stragista del 1993 si colloca tra i momenti più drammatici della contrapposizione tra Stato e mafia, dopo gli attentati del 1992 che causarono la morte dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Secondo la ricostruzione richiamata, Cosa Nostra avrebbe avviato una nuova strategia terroristica spostando il teatro degli attacchi dal contesto siciliano al resto del Paese.

attentati del 27 maggio 1993 e del 27-28 luglio 1993

Il 27 maggio 1993 un’autobomba esplose in via dei Georgofili a Firenze, provocando cinque vittime e danni devastanti al patrimonio artistico della città. A distanza di circa due mesi, nella notte tra il 27 e il 28 luglio, un’altra autobomba colpì via Palestro a Milano, con cinque vittime. Nelle stesse ore, a Roma, due ordigni colpirono la basilica di San Giovanni in Laterano e la chiesa di San Giorgio al Velabro.

tentativo allo stadio olimpico e quadro delle condanne definitive

Tra gli eventi menzionati rientra anche il tentato attacco allo stadio Olimpico di Roma del 23 gennaio 1994, rimasto senza esito per un malfunzionamento del sistema di innesco. Per le stragi, negli anni successivi la magistratura ha ottenuto condanne definitive a carico dei principali vertici mafiosi coinvolti nella strategia del terrore, tra cui Totò Riina, Leoluca Bagarella, Matteo Messina Denaro e i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano.

cosa nostra da sola o con figure esterne: il senso dell’indagine riaperta più volte

Terminata l’individuazione e la condanna degli esecutori e degli organizzatori mafiosi, l’attenzione si è concentrata su una domanda rimasta aperta per decenni: Cosa Nostra agì da sola oppure esistettero interessi esterni capaci di orientare o sfruttare politicamente la campagna stragista. Il procedimento, secondo l’impostazione ricordata, ha puntato a verificare la presenza di figure del mondo politico, economico o istituzionale con un ruolo nell’ideazione o nella promozione delle stragi.

Il fascicolo è stato aperto, poi archiviato e in seguito riaperto più volte, muovendosi su dichiarazioni di collaboratori di giustizia, intercettazioni e ulteriori elementi investigativi.

ipotesi della procura di firenze: ruolo politico e collegamento di Dell’Utri

L’ultima riapertura risale al dicembre 2022, quando la Direzione distrettuale antimafia fiorentina ha iscritto nuovamente nel registro degli indagati Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Berlusconi è rimasto indagato fino al decesso avvenuto il 12 giugno 2023.

Secondo la ricostruzione della Procura di Firenze, la strategia stragista avrebbe avuto anche una finalità politica. Gli accertamenti miravano a verificare l’ipotesi che gli attentati fossero funzionali a favorire un nuovo assetto nazionale caratterizzato dall’ascesa di Forza Italia.

contestazioni su Graviano e funzione di collegamento

Nell’impianto accusatorio descritto, Dell’Utri sarebbe stato sospettato di avere svolto un ruolo di collegamento tra ambienti mafiosi e il progetto politico destinato, nel tempo, a culminare nella vittoria elettorale del 1994. L’accusa ipotizzava che Dell’Utri avesse istigato o sollecitato il boss Giuseppe Graviano a promuovere la campagna stragista. Nella stessa ricostruzione investigativa, veniva inoltre attribuita a Dell’Utri una funzione di “indicatore dei luoghi” da colpire, contribuendo all’individuazione degli obiettivi degli attentati.

obiettivo: paura e instabilità per incidere sugli equilibri politici

Per la Procura, la creazione di un clima di paura e instabilità avrebbe potuto favorire mutamenti negli equilibri politici italiani in una fase storica segnata dalla fine della Prima Repubblica e dal crollo dei tradizionali partiti di governo.

gip Martucci e archiviazione: nessun riscontro sufficiente per sostenere l’azione penale

Il giudice ha ritenuto che la ricostruzione non abbia trovato riscontri adeguati per sostenere un’accusa in giudizio. Nel decreto di archiviazione, Patrizia Martucci ha indicato che gli elementi raccolti non sono stati considerati idonei a dimostrare l’esistenza di rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi, e quindi tra l’organizzazione mafiosa e Marcello Dell’Utri nell’ambito della progettazione delle stragi.

La decisione si colloca dopo la richiesta di archiviazione formulata dalla stessa Procura al termine di ulteriori verifiche. Il gip ha condiviso la valutazione finale dei magistrati inquirenti, ritenendo che il materiale acquisito non fosse sufficiente a superare la soglia necessaria per l’esercizio dell’azione penale.

difesa di Dell’Utri e perquisizioni del 2023

Fin dall’avvio dell’inchiesta, la difesa di Dell’Utri ha respinto le contestazioni, contestando in particolare l’attendibilità di alcune dichiarazioni attribuite a collaboratori di giustizia e sostenendo l’assenza di riscontri oggettivi in grado di confermare le ipotesi formulate dagli investigatori.

Nel luglio 2023 sono state eseguite perquisizioni presso l’abitazione e gli uffici milanesi di Dell’Utri, con acquisizione di documentazione considerata utile agli accertamenti. Anche tali attività, secondo quanto riportato, non hanno prodotto elementi considerati decisivi per sostenere le contestazioni.

filone autonomo sul “prezzo del silenzio”: trasferimenti economici e competenza milanese

Accanto al procedimento sulle stragi, l’attenzione investigativa si è concentrata anche su versamenti economici riconducibili a Silvio Berlusconi a favore di Marcello Dell’Utri e della moglie. Dagli atti giudiziari citati, a Dell’Utri sarebbero arrivati complessivamente circa 42 milioni di euro da Berlusconi a partire dal 2014, tramite bonifici e altre operazioni finanziarie contestate dagli inquirenti.

Nel procedimento distinto richiamato, tali somme potrebbero configurare una forma di compensazione o sostegno economico collegabile a vicende oggetto di ulteriori approfondimenti giudiziari. Tra le ipotesi menzionate rientra il cosiddetto “prezzo del silenzio”, espressione utilizzata nell’ambito dell’attività investigativa per descrivere il possibile significato dei trasferimenti di denaro. Questo filone segue un percorso autonomo rispetto all’indagine sulle stragi ed è stato trasferito alla magistratura milanese per competenza territoriale, dove risulta ancora pendente.

Personaggi citati:

  • Patrizia Martucci
  • Marcello Dell’Utri
  • Silvio Berlusconi
  • Giovanni Falcone
  • Paolo Borsellino
  • Totò Riina
  • Leoluca Bagarella
  • Matteo Messina Denaro
  • Giuseppe Graviano
  • Filippo Graviano
  • Giuseppe Graviano
  • Forza Italia
Categorie: PoliticaCronaca

Per te