Disastri cinematografici: 5 film senza nemmeno una scena buona
Alcuni film riescono a restare nella memoria anche a distanza di tempo, grazie a dettagli riusciti, battute azzeccate o sequenze girate con un guizzo felice. Altri, invece, sembrano chiudersi subito su scelte poco efficaci e accumulare perplessità anziché interesse. Quando la narrazione inciampa dall’inizio e la tensione non prende forma, il risultato diventa difficile da sostenere, fino a lasciare una sensazione di incompiutezza. Ecco cinque titoli che, per ragioni diverse, hanno finito per non offrire la scintilla attesa.
madame web 2024: universo spider-man e sensazione di incompiuto
Alla pubblicazione del film, l’aspettativa puntava a un ampliamento credibile dell’universo legato a spider-man. Il progetto, però, si trascina fin dall’inizio con una strana impressione di incompiuto. Non si tratta nemmeno di caos in grado di intrattenere: l’impressione è quella di scene che restano separate, senza diventare con naturalezza un’unica storia. Le sequenze pensate per introdurre tensione o mistero risultano piatte, incapaci di costruire un coinvolgimento stabile. Nel complesso, non emerge un momento in cui il film riesce davvero a funzionare.
il maestro cambiafaccia 2002: trasformazioni e ritmo che non decolla
Il potenziale c’era, soprattutto grazie alla presenza di Dana Carvey, noto per le sue imitazioni e per il lavoro maturato in ambito televisivo. La commedia, però, mette in difficoltà il passaggio tra idea e risultato: tra il concetto e ciò che arriva sullo schermo si crea un vuoto evidente. Le gag si susseguono una dopo l’altra senza una vera costruzione narrativa e senza una progressione comica riconoscibile. Mancano ritmo e crescita delle situazioni, con scene che sembrano non sapere quando fermarsi o quando accelerare. L’effetto finale diventa straniante: molte parti danno l’impressione di essere rimaste lasciate lì, senza una revisione capace di dare compattezza al film.
slender man 2018: inquietudine semplificata fino a diventare prevedibile
Il film parte da un’impronta che avrebbe potuto sostenere una tensione costante, ma finisce per non comprendere davvero ciò che rendeva inquietante la sua origine. L’intero impianto viene semplificato fino a diventare prevedibile. Le apparizioni del “mostro” non generano un crescendo di paura: vengono percepite come routine, ripetizioni che non spostano davvero l’attenzione dello spettatore. Anche gli spaventi seguono schemi già visti molte volte, senza una personalità sufficiente. La conseguenza più evidente è l’assenza di disagio: in un horror riuscito, la sensazione dovrebbe restare impressa anche dopo la scena, mentre qui tutto scivola via senza lasciare tracce, come se il film avesse timore di risultare davvero disturbante.
la guerra dei mondi 2025: narrazione filtrata da schermi e mancanza di immersione
Questo film appare più come un esperimento mal riuscito che come una vera opera di fantascienza. Una parte consistente della narrazione passa attraverso schermi, notifiche e comunicazioni filtrate, creando un tipo di racconto che finisce per generare distanza anziché coinvolgimento. Lo spettatore non vive gli eventi in modo diretto: li osserva da una stanza chiusa, insieme al protagonista, in una prospettiva che riduce l’effetto di presenza. Il problema centrale è proprio l’assenza di “aria” cinematografica. Anche i momenti che potrebbero risultare spettacolari non riescono mai a trasformarsi in eventi davvero cinematografici, restando compatti e poco espansivi.
jukai 2016: bosco di aokigahara, ma atmosfera insufficiente
Ambientato nel bosco di Aokigahara, il film avrebbe potuto sfruttare un contesto già intrinsecamente carico di suggestioni. La direzione presa, però, rimane prevedibile e non riesce a trovare un’identità solida tra horror psicologico e racconto soprannaturale. Lo sviluppo segue una linearità quasi meccanica, come se ogni passaggio fosse obbligatorio, più che scelto con intenzione narrativa. Anche i momenti pensati per creare inquietudine non ottengono l’impatto richiesto. Il limite principale resta la mancanza di atmosfera: nel tipo di film che richiede densità emotiva e tensione costante, qui viene percepita una superficie vuota, incapace di diventare davvero minacciosa.
interstellar e la spinta dei formati home video: un caso di vendite elevate
Tra i riferimenti compare Interstellar (4K Ultra-HD Blu-Ray), indicato come uno dei prodotti più venduti oggi. Il dato rafforza l’idea che, quando un titolo riesce a consolidare appeal e durata, può continuare a muovere interesse anche sul fronte dell’acquisto in formato domestico.
Riepilogo dei titoli citati
- Madame Web (2024)
- Il maestro cambiafaccia (2002)
- Slender Man (2018)
- La guerra dei mondi (2025)
- Jukai (2016)
- Interstellar (4K Ultra-HD Blu-Ray)


