Ddl stupri attiviste ancora in piazza contro la legge bongiorno contro la visione dei corpi delle donne
La mobilitazione contro il ddl Bongiorno continua senza sosta: nei pressi della Cassazione, in piazza Cavour a Roma, i centri antiviolenza e le attiviste di Non Una di Meno si sono riuniti per contestare la legge sulla violenza sessuale, al momento ferma in commissione Giustizia del Senato.
mobilitazione contro il ddl bongiorno davanti alla cassazione
Il presidio in piazza Cavour si inserisce in una fase di protesta continuativa. Le realtà che da anni operano sul contrasto alla violenza di genere ritengono centrale mantenere alta l’attenzione mentre il testo resta bloccato nelle sedi parlamentari competenti.
Il nodo principale della contestazione riguarda il percorso del provvedimento e le modifiche intervenute nel confronto istituzionale, con ricadute ritenute rilevanti sul modo in cui viene inquadrata la violenza sessuale e sulla responsabilità attribuita nella dinamica del reato.
comitato ristretto e richiesta di nuove proposte entro il 6 maggio
Per provare a superare l’impasse tra le parti, è stato avviato ad inizio aprile un Comitato Ristretto con l’obiettivo di individuare una mediazione tra maggioranza e opposizione. L’intento è arrivare a un nuovo testo condiviso.
Entro mercoledì 6 maggio, le opposizioni sono chiamate a presentare le proprie proposte di legge per la discussione. La richiesta viene formulata su iniziativa dell’onorevole Bongiorno.
il timore di una mediazione al ribasso
Secondo Serena Fredda, del movimento transfemminista Non Una di Meno, accettare una mediazione considerata al ribasso rappresenterebbe un passo indietro. L’argomentazione principale è che una possibile revisione in senso ritenuto restrittivo rischierebbe di riportare l’Italia a prima della legge del 1996, quando la violenza sessuale era inquadrata come reato contro la morale e non contro la persona.
definizione di stupro: dal consenso al dissenso
Ad alimentare la protesta delle realtà impegnate nel contrasto della violenza di genere è la definizione di stupro contenuta nel testo del provvedimento. Nel primo passaggio, nel testo approvato alla Camera in modo bipartisan, l’atto viene descritto come compiuto “senza il consenso libero e attuale”.
Successivamente, in commissione al Senato, la formulazione viene modificata su spinta della Lega, passando a una definizione basata sulla formula “contro la volontà della persona”.
responsabilità e spostamento della tutela sulla vittima
Simona Ammerata, di D.i.Re, sostiene che sostituire la parola consenso con dissenso avrebbe l’effetto di mettere il corpo delle donne a disposizione fino a prova contraria. L’attenzione viene posta anche sul rischio di spostare la responsabilità della violenza dalla figura del colpevole alla vittima.
violenza di genere tra i giovani e ruolo della prevenzione
Nel confronto pubblico emerge anche un riferimento ai dati statistici raccolti ogni anno. Chiara Franceschi, coordinatrice di un centro antiviolenza del Municipio VII a Roma, indica che la violenza di genere è sempre più diffusa anche tra persone molto giovani.
violenza digitale di genere nelle scuole medie
Secondo la coordinatrice, nelle scuole medie si registra una crescita dei casi di violenza digitale di genere, tra cui:
- diffusione non consensuale di immagini intime;
- modificazione delle immagini senza il consenso della persona ritratta.
Per rispondere a queste criticità, viene indicata la necessità di lavorare soprattutto su prevenzione ed educazione sessuo-affettiva nelle scuole.
voci del presidio e referenti del contrasto alla violenza di genere
Nel corso della mobilitazione sono intervenuti diversi referenti legati alle reti e ai centri che operano sul territorio:
- Serena Fredda (Non Una di Meno)
- Simona Ammerata (D.i.Re)
- Chiara Franceschi (centro antiviolenza del Municipio VII di Roma)