Compensi degli ad nelle 1.500 grandi aziende cresciuti 20 volte più dei salari: cosa sta succedendo

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Compensi degli ad nelle 1.500 grandi aziende cresciuti 20 volte più dei salari: cosa sta succedendo

Nel 2025 cresce il peso dei grandi compensi mentre i salari continuano a muoversi con velocità molto più ridotta. Un nuovo rapporto pubblicato da Oxfam e International Trade Union Confederation mette a fuoco uno scarto sempre più ampio tra remunerazioni dei vertici aziendali e andamento delle retribuzioni medie, inserendo l’analisi in un contesto segnato da pandemia, crisi energetica e inflazione.

compensi dei ceo: crescita più rapida dei salari nel 2025

Secondo il rapporto, nel 2025 le retribuzioni degli amministratori delegati delle principali corporation globali risultano aumentate in media dell’11% in termini reali. Nello stesso periodo, il salario medio mondiale registra un incremento pari allo 0,5%. Il confronto rafforza l’idea di una divergenza strutturale, con guadagni dei vertici che avanzano a ritmi nettamente superiori rispetto a quelli del lavoro dipendente.

dal 2019 al 2025: aumento dei compensi e calo delle retribuzioni

La forbice si amplia osservando i dati tra 2019 e 2025. In questo arco temporale i compensi dei capi azienda crescono del 54%, mentre le retribuzioni medie reali diminuiscono del 12%. Il rapporto sintetizza l’effetto complessivo con un paragone riferito al tempo di lavoro: in quei sei anni, per un lavoratore medio, l’equivalenza proposta corrisponde a 108 giornate lavorate “gratis”.

quanto guadagna un ceo: importi medi e casi oltre i 100 milioni

Nel valore assoluto, per il 2025 un amministratore delegato guadagna in media 8,4 milioni di dollari. La cifra viene rapportata alla durata necessaria per raggiungerla tramite lo stipendio di un lavoratore medio, stimata in circa 490 anni.

Accanto ai valori medi, vengono indicati casi con differenze marcate. Alcuni gruppi, tra cui Blackstone, Broadcom e Goldman Sachs, hanno riconosciuto ai propri vertici compensi oltre 100 milioni di dollari. Inoltre, i dieci amministratori delegati più pagati al mondo hanno complessivamente incassato oltre un miliardo di dollari.

redditi da capitale e concentrazione della ricchezza

Il divario è ulteriormente alimentato dai redditi da capitale. I dati analizzati sui portafogli di quasi mille miliardari mostrano incassi da dividendi pari a 79 miliardi di dollari in un solo anno, equivalenti a circa 2.500 dollari al secondo.

Quasi la metà della ricchezza generata confluisce nelle mani dell’1% più ricco. Nel quadro riportato, l’85% della popolazione mondiale non riceve alcun reddito da capitale, segnalando una distribuzione estremamente sbilanciata dei guadagni legati agli investimenti.

beneficiari principali: Bernard Arnault e Amancio Ortega

Tra i beneficiari individuati figurano Bernard Arnault, proprietario del marchio di lusso LVMH, con 3,8 miliardi di dollari incassati, e Amancio Ortega, proprietario di Inditex (Zara), con 3,7 miliardi di dollari.

salari in Italia: stagnazione reale e aumento della quota a bassa retribuzione

Nel contesto italiano il quadro risulta ulteriormente aggravato dalla stagnazione salariale. A fine 2025 i salari reali risultano ancora inferiori del 7,8% rispetto al 2021. Sul lungo periodo, l’Italia viene indicata tra i pochi Paesi dell’area Ocse che non hanno registrato una crescita delle retribuzioni medie.

lavoro povero e occupati a bassa retribuzione

Il rapporto collega la situazione anche all’aumento del lavoro povero e a una quota crescente di occupati con retribuzioni basse. Dal 1990 al 2018 la percentuale passa dal 26,7% al 31,1%.

Nello stesso periodo cresce anche la dimensione del lavoro con paga oraria ridotta: la quota di dipendenti privati con retribuzione oraria inferiore a 9 euro aumenta dal 39,2% al 46,4%. Il riferimento viene collegato alla soglia minima prevista da una proposta di legge delle opposizioni, bocciata dalla maggioranza.

pochi miglioramenti per chi guadagna poco

La mobilità verso condizioni migliori appare limitata. Dal 2009 al 2018, la quota di chi riceve una bassa retribuzione per almeno 7 anni su 10 si attesta al 42%. Nel periodo 2000-2009 tale quota era del 39%, evidenziando un peggioramento nel tempo.

misure e contrattazione: centralità dei contratti e nodi irrisolti

Tra gli elementi menzionati in ambito politico, una nota positiva riguarda il passo indietro del Governo sull’attuazione della legge delega sulle eque retribuzioni. Il rapporto descrive che, dopo l’affossamento del salario minimo, l’impianto rischiava di favorire contrattazione pirata e la possibile riapertura di gabbie salariali.

decreto primo maggio: condizionamento delle agevolazioni

Nel decreto Primo maggio approvato martedì viene indicato che viene riaffermata la centralità dei contratti principali. L’applicazione da parte delle imprese viene descritta come condizionata alla fruibilità delle agevolazioni per le assunzioni.

legge sulla rappresentanza e revisione del sistema contrattuale

Il rapporto richiama anche criticità legate a tempi e interventi non completati: viene rilevato che si sono persi periodi senza giungere, in dialogo con le forze sociali, a una legge sulla rappresentanza e a una revisione profonda del sistema di contrattazione, ritenuto con minore efficacia nel tempo.

incentivi, liberalizzazioni e aumento dei working poor

Nel quadro riportato, si afferma che a una politica industriale orientata alla creazione di buoni posti di lavoro e capace di intercettare le transizioni in corso, continuano a essere preferiti incentivi che riproducono lo status quo nel mercato del lavoro.

La risposta alla precarietà viene descritta come collegata a ulteriori liberalizzazioni del lavoro a termine, stagionale e in somministrazione. Questo meccanismo viene messo in relazione con l’ampliamento delle fila dei working poor.

formazione, subappalto e uso della leva fiscale

Completano l’insieme delle criticità indicate: debolezze delle politiche della formazione, disattenzione per i diritti consumati lungo le catene di subappalto e uso improprio della leva fiscale a supporto di salari bassi. Il quadro descritto riconduce questi elementi a un indebolimento del ruolo attribuito al lavoro dalla Costituzione.

figure citate

Nel rapporto e nei commenti riportati compaiono specifiche personalità legate al monitoraggio delle politiche sociali e alla giustizia economica.

  • Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia
  • Bernard Arnault, proprietario di LVMH
  • Amancio Ortega, proprietario di Inditex (Zara)
Oxfam: “Tra 2019 e 2025 salario medio reale giù del 12%: abbiamo lavorato gratis per 108 giorni. Mentre gli stipendi degli ad salivano del 54%”
Categorie: Economia

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