Cinema in inghilterra senza soldi: parole di stephen frears sul mondo moderno

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Cinema in inghilterra senza soldi: parole di stephen frears sul mondo moderno

Stephen Frears arriva al Riviera International Film festival 2026 con l’aria di chi non cerca attenzioni: t-shirt azzurro mare, capelli spettinati, passo da turista inglese in vacanza in Liguria. La presenza dell’84enne regista, tra ironia e battute, accende subito la masterclass, in cui torna con naturalezza un tema centrale del suo cinema: donne forti e protagoniste adulte, raccontate senza riflettori inutili.

stephen frears: donne forti e cinema centrato sulla storia

Frears non nasconde la propria linea creativa: “Nei miei film ho raccontato donne forti”, dichiarazione sostenuta dal suo vissuto personale. L’autore inglese, noto per titoli come “The queen”, “Le relazioni pericolose” e “Alta fedeltà”, collega la scelta dei personaggi a un interesse preciso: quando imposta una storia, le figure femminili risultano più attraenti di quelle maschili.

La masterclass mette in evidenza anche la sua visione del pubblico. A suo modo di vedere, il centro della scena resta la vicenda e gli interpreti: non serve che il regista diventi il protagonista. Da qui scaturisce un approccio lontano da eccessi stilistici o da pretese formali.

casting e ispirazione: dagli incontri alle scelte sulle protagoniste

Nelle sue produzioni il casting non passa per procedure rigide: Frears racconta che, spesso, la scelta nasce dall’esperienza diretta. L’esempio più immediato è l’incontro con Michelle Pfeiffer: durante un periodo a Los Angeles, il regista la conosce a una festa e comprende rapidamente che non servono provini. Il risultato è la conferma del suo metodo intuitivo: il soggetto del prossimo film prende forma a partire da un incontro concreto.

La filmografia sostiene la linea, fatta di volti femminili collocati in una fase matura. Nomi ricorrenti e riconoscibili affiorano come prove di un percorso lungo: Judi Dench, citata più volte; Helen Mirren e Meryl Streep tra le interpreti principali. Frears, nel raccontare la propria pratica, sottolinea che le protagoniste non vengono trattate come figure accessorie, ma come motori narrativi.

linguaggio cinematografico: regia leggera e set come spazio di trasformazione

Lo stile di Frears emerge come tocco leggero, quasi invisibile. Sul set non imposta la lavorazione con una shot list: il regista spiega che arriva con un’idea non fissata in sequenze rigide, e che la macchina da presa trova posizione grazie alla lettura del lavoro con gli attori. L’obiettivo diventa far prendere vita alla materia: vedere il materiale formarsi e muoversi, con l’immagine di un processo fluido, paragonabile a qualcosa che “fluttua” nello spazio del set.

Anche il ricordo dell’infanzia concorre a definire l’urgenza emotiva del suo cinema. Frears ricorda un momento preciso: a quattro anni, durante la prima visita al cinema a Leicester con la madre, prova una paura intensa per “Pinocchio”. L’aneddoto racconta l’origine di un rapporto viscerale con il mezzo cinematografico.

the queen, relazioni pericolose e alta fedeltà: riferimenti che definiscono il percorso

Nel racconto in masterclass, i titoli diventano punti di orientamento. “Le relazioni pericolose” è citato nel contesto dell’incontro con Pfeiffer, come prova di un cinema costruito attorno a scelte nette. “The queen” e “Alta fedeltà” completano il quadro di un autore capace di muoversi tra registri diversi mantenendo un focus sulle dinamiche umane e sulle figure al centro della narrazione.

my beautiful laundrette e la rivoluzione sessuale: impatto politico e sguardo sul presente

Frears richiama i suoi anni nel Regno Unito, in un periodo descritto come “thatcheriano”, collegando l’attenzione anche alla situazione politica contemporanea del suo discorso. La conversazione passa poi a “My Beautiful Laundrette”, indicato come un film divenuto negli anni un manifesto LGBTQ. Il regista racconta di non essersi accorto subito dell’ampiezza della “rivoluzione sessuale”: lavorando a teatro a Londra, conosceva già molte persone omosessuali, ma l’effetto politico del film gli appare inatteso.

Il regista lega il giudizio sull’epoca a una sensazione di cambiamento. Descrive la fase iniziale come un tempo in cui si parlava molto, mentre oggi definisce la vita più triste e il clima noioso. Nella stessa cornice sottolinea la mancanza di risorse per realizzare nuove storie: in Inghilterra non ci sono più soldi per fare cinema.

La chiusura ironica della parte dedicata ai finanziamenti porta un messaggio netto: si domanda se in sala ci sia un milionario disposto a sostenere la produzione di nuovi film.

progetti e nuove opportunità: contesto economico e rapporto con gli aspiranti attori

Nel corso della masterclass emerge anche la distanza tra desiderio artistico e possibilità reali. Frears afferma che “Billy Wilder and me” sarebbe pronto e con Christoph Waltz già indicato per la parte principale, ma il freno resta economico, in particolare la disponibilità di fondi.

Agli studenti che frequentano un’accademia e chiedono segreti per entrare nel lavoro, Frears risponde con fermezza e umorismo. Chiede di non aspettarsi un canale di assunzione: non è lì per dare lavoro. La stessa impostazione si ritrova nel modo in cui descrive la regia delle grandi star: davanti a compensi enormi, il regista afferma di non dover indicare cosa debbano fare, richiamando l’idea che si tratti di adulti.

Personaggi citati esplicitamente:

  • Michelle Pfeiffer
  • Stephen Frears
  • Judi Dench
  • Helen Mirren
  • Meryl Streep
  • Neil Farage
  • Billy Wilder
  • Christoph Waltz
  • Judi Dench
“Mi spiace, non sono qui per darvi lavoro. In Inghilterra non ci sono più soldi per fare cinema. C’è per caso un milionario in sala? Il mondo moderno fa schifo”: parla  Stephen Frears
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Categorie: TV e Spettacolo

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