Cannes 2025 film più attesi: guerra, amore e memoria nel concorso

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Cannes 2025 film più attesi: guerra, amore e memoria nel concorso

La programmazione mette al centro due assi narrativi destinati a intrecciarsi con forza: la Storia, con il suo peso di guerre e regimi, e l’identità, che negli ultimi giorni di concorso emerge con una naturalezza inattesa. Tra i titoli più seguiti si affacciano opere che affrontano responsabilità collettive, memorie ferite e trasformazioni personali, tra trincee, burocrazia inquieta e città cariche di contrasti.

film sulla storia e identità di genere nei giorni finali del concorso

Le giornate decisive del concorso hanno evidenziato un allineamento tematico: la riflessione sulla Storia — soprattutto su guerra e regimi — intercetta in modo sorprendente la questione dell’identità di genere. Ne deriva un percorso in cui il passato non resta sullo sfondo, ma diventa uno strumento per leggere il presente e le sue crepe.

notre salut e la repubblica di vichy tra burocrazia e smascheramento

Tra i titoli più attesi figura Notre Salut, film di Emmanuel Marre. La pellicola, attraverso la rivisitazione della vita del bisnonno Henri Marre, costruisce un ampio affresco della Repubblica di Vichy. Il focus ricade soprattutto sulla macchina burocratica e sul modo in cui il funzionamento amministrativo possa diventare inquietante.

L’opera viene descritta come un dramma lungo e coraggioso. Con il suo secondo lungometraggio, Marre inchioda il progenitore alle sue responsabilità nel collaborazionismo con i nazisti, rappresentato dal fatto di non aver scelto di stare “dalla parte giusta della Storia”.

All’inizio il film appare verboso, in particolare nelle lunghe sedute dedicate all’organizzazione dello “Stato francese”. Nella seconda parte, però, il racconto accelera e precipita nello smascheramento di una free zone in realtà controllata direttamente dai tedeschi.

Il punto di vista di Henri — definito come un burocrate inerziale del male — si articola grazie all’epistolario con la moglie, che funge da base per la ricerca del pronipote. Lo sguardo del regista, inoltre, accompagna alcune sequenze con musica moderna per ancorare la narrazione al presente di una Francia segnata dagli estremismi di destra. Le riprese sono realizzate con macchina a mano e con uno stile para-documentaristico, sostenuto da una messa in scena nervosa.

Ne risulta un lavoro indicato come di grande interesse, definito “mai illustrativo” e al tempo stesso profondamente incisivo e politico.

la bola negra e la memoria come nodo tra repressioni e libertà

Meno riuscito viene considerato La bola negra, lungometraggio dalla dimensione epica realizzata dalla coppia — anche nella vita — Javier Ambrossi e Javier Calvo. Il film si sviluppa in Spagna in tre epoche diverse: 1932, 1937 e 2017.

L’alternanza temporale nasce da una cornice quasi contemporanea: un giovane drammaturgo eredita dal nonno appena scomparso un misterioso manoscritto. La scoperta lo lega al romanzo incompiuto di Federico García Lorca, con un riferimento esplicito all’omonimia del titolo.

Senza svelare l’intreccio, l’elemento ritenuto più rilevante è il modo in cui il testo intreccia l’afflato sentimentale di diversi uomini omosessuali tra le repressioni del regime franchista e la contemporaneità. Il film incorpora elementi investigativi e intermezzi musicali; vengono citati come particolarmente notevoli i camei di Penélope Cruz.

La pellicola viene presentata come un manifesto melodrammatico sulle ferite aperte della memoria, sull’identità di genere e sulla voglia di libertà. Nonostante un inizio indicato come ottimo, l’opera viene descritta come incapace di mantenere le tensioni attese: la narrazione procede verso un polpettone roboante, appesantito dal caos e da ambizioni non pienamente riuscite, accompagnato da un esibizionismo ritenuto fastidioso.

Il pubblico potrebbe comunque apprezzare il film, e la Spagna potrebbe arrivare a considerarlo come candidato agli Oscar, preferendolo rispetto a un’altra opera menzionata come “magnifica” di Sorogoyen. L’esito auspicato resta negativo.

coward di lukas dhont tra prima guerra mondiale e amore nelle trincee

La cornice storico-bellica torna protagonista con Coward, terzo lungometraggio del belga Lukas Dhont. L’autore è presentato come enfant prodige del cinema contemporaneo: il precedente Girl (2018) gli aveva portato la Caméra d’Or a Cannes.

prima guerra mondiale, giovani militari e piccoli spettacoli

Portando indietro le lancette, la vicenda si colloca nel cuore della Prima guerra mondiale. Al centro c’è un battaglione di giovani militari che cerca di distrarsi dagli orrori del conflitto grazie a piccoli spettacoli organizzati dal vivace Francis.

pierre, l’amore tra le trincee e la scoperta dell’identità

In questo contesto, il ragazzo cattura l’attenzione del protagonista Pierre, descritto come un commilitone silenzioso e apparentemente inerme. I due scoprono gradualmente un sentimento tra le trincee: un amore per loro inedito, potente e al tempo stesso trattenuto.

Il film viene definito magistralmente girato e interpretato dai due giovani attori. La narrazione è indicata come un coming of age immerso nella fragilità e nella scoperta della propria identità, in cui morte e amore si mescolano e si compensano.

Ne emerge un’opera calda e struggente, tra fango, corsetti e cori militari, descritta come un “gioiello di grazia” che mette in scena attrazioni, tensioni ed esitazioni del corpo.

the man i love di ira sachs a new york tra fine anni ottanta e spettro dell’aids

Abbandonando l’ambientazione storico-bellica, The Man I Love sposta l’attenzione sulla vibrante scena artistica della New York di fine anni Ottanta. Il film è diretto da Ira Sachs ed è presentato come un lavoro che colloca al centro il ritorno alla ribalta di un performer dopo una lunga degenza ospedaliera.

rami malek nei panni di jimmy george, performer reduce e fragilità artistica

Nel ruolo di Jimmy George compare Rami Malek. Jimmy viene descritto come eccentrico, apertamente omosessuale e istrionico: è amato follemente da chiunque lo incontri, ma la sua fragilità resta palpabile, nonostante il tentativo di conservare intatta la forza creativa e artistica.

Il racconto è attraversato da una vena di malinconia, riflessa nel corpo e nel volto del protagonista. Lo sguardo del regista viene indicato come coerente con la raffinatezza della messa in scena, mantenendo intatta la sensibilità dell’impostazione.

efficacia narrativa, crepuscolo e confronto con lo zeitgeist

Pur senza perdere sensibilità, la pellicola viene giudicata come faticosa a imporsi come affresco realmente convincente del lato più dolente e crepuscolare di quel mondo e di quel tempo. Su tutto incombe lo spettro dell’AIDS, soprattutto in un confronto con opere coeve o semplicemente più strutturate che avrebbero restituito lo Zeitgeist in modo più efficace.

personaggi e figure citate nei titoli in concorso

  • Thierry Frémaux
  • Emmanuel Marre
  • Henri Marre
  • Javier Ambrossi
  • Javier Calvo
  • Federico García Lorca
  • Penélope Cruz
  • Sorogoyen
  • Lukas Dhont
  • Francis
  • Pierre
  • Ira Sachs
  • Rami Malek
  • Jimmy George
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