Bnei Menashe verso Israele: 6mila ebrei indiani e nuove colonie in arrivo

• Pubblicato il • 4 min
Bnei Menashe verso Israele: 6mila ebrei indiani e nuove colonie in arrivo

Il governo israeliano avvia un’operazione non militare con ricadute potenzialmente rilevanti per i palestinesi della Cisgiordania. Il progetto, presentato con il nome “Ali dell’alba”, punta a favorire l’ingresso in Israele di 6mila membri della comunità Bnei Menashe, attraverso un piano di immigrazione che procede per fasi e che coinvolge istituzioni israeliane e organismi ebraici.

ali dell’alba: l’operazione israeliana per i bnei menashe

“Ali dell’alba” viene indicata come una iniziativa di ingegneria demografica volta a completare l’aliyah, cioè il diritto al ritorno previsto dalla legge che riconosce la nazionalità israeliana agli ebrei nel mondo. In queste settimane, all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv sono arrivati i primi 240 immigrati, segnando l’avvio di un più ampio sforzo promosso dal governo di estrema destra guidato da Netanyahu.

Per realizzare la decisione, Israele ha stanziato 30 milioni di dollari. Secondo la ricostruzione disponibile, l’iniziativa potrebbe contribuire all’avvio della creazione di nuove colonie nei territori occupati, collegando quindi l’operazione migratoria a possibili effetti sul contesto nei territori cisgiordani.

arrivi iniziali e fasi successive del progetto

Il percorso descritto prevede ulteriori voli nelle settimane a venire per far arrivare complessivamente circa 600 immigrati. Molti dei nuovi arrivati sono giovani famiglie che inizialmente troveranno sistemazione nei centri di accoglienza di Nof HaGalil, nel nord di Israele, in Galilea.

In alcuni casi, i familiari si ricongiungeranno con parenti immigrati in anni precedenti. I membri della comunità Bnei Menashe risiedono negli stati indiani di Mizoram e Manipur, nel nord-est dell’India, secondo quanto indicato nel piano.

obiettivi 2026 e orizzonte 2030

La strategia delineata prevede l’arrivo di circa 1200 immigrati aggiuntivi entro la fine del 2026. L’obiettivo finale è il reinsediamento di circa 6mila membri della comunità entro il 2030.

attori istituzionali e quadro politico dell’iniziativa

L’operazione “Ali dell’alba” è presentata come iniziativa congiunta. La guida coinvolge il Ministero dell’Aliyah e dell’Integrazione e l’Agenzia Ebraica. Nel percorso risultano implicate anche altre strutture governative, tra cui l’Autorità per la Popolazione e l’Immigrazione e l’Autorità per le Conversioni, oltre a organizzazioni ebraiche internazionali e gruppi filo-israeliani.

approvazione governativa e promotori dell’iniziativa

“Ali dell’alba” segue una decisione governativa approvata a novembre. La promozione viene attribuita al Primo ministro e ai ministri competenti: Ofir Sofer, responsabile di Aliyah e Integrazione, e Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze descritto come estremista messianico.

cerimonia di accoglienza e dichiarazioni ufficiali

I nuovi immigrati risultano accolti da una cerimonia a cui hanno partecipato alti funzionari. Tra i presenti vengono citati Sofer, il presidente dell’Agenzia Ebraica, il generale di divisione (in pensione) Doron Almog, il presidente dell’Organizzazione Sionista Mondiale Yaakov Hagoel e il rabbino capo sefardita David Yosef.

sofer: il ritorno della comunità in israele

Rivolgendosi ai nuovi israeliani, Ofir Sofer ha dichiarato che l’iniziativa mira a portare l’intera comunità di Bnei Menashe in Israele. Il messaggio sottolinea l’urgenza del momento di accoglienza, legato al 78° anniversario dell’indipendenza, e introduce la formula del benvenuto “a casa”.

almog: aliyah come motore e responsabilità sull’integrazione

Doron Almog ha definito il passaggio parte della realizzazione della visione sionista. Ha descritto l’aliyah come un motore di crescita per lo Stato di Israele, affermando che ogni nuovo oleh rappresenta un faro di speranza. Nel quadro delle sue parole, la responsabilità non si limita all’arrivo, estendendosi a una integrazione di successo e ad opportunità.

cisgiordania, trasferimenti e motivazioni legate al contesto interno

Parallelamente, nel quadro riportato emergono notizie secondo cui molti israeliani lascerebbero Israele dopo il 7 ottobre. La motivazione indicata è il timore di vivere in un Paese percepito come in perenne stato di guerra, collegato alle politiche del premier Benjamin Netanyahu e del suo governo.

Nel racconto fornito, il governo risulta impegnato a annettere la Cisgiordania. Di conseguenza, coloro che hanno lasciato il Paese e chi sarebbe in procinto di farlo verrebbero rimpiazzati dagli indiani della “tribù perduta”, con lo Stato che garantirebbe sussidi e facilitazioni per ottenere un posto di lavoro.

le radici storiche della comunità bnei menashe

La comunità viene ricondotta alla tribù di Manasse, una delle “Dieci Tribù Perdute” esiliate dall’Impero Assiro durante il periodo del Primo Tempio. La narrazione descrive l’espulsione dalla Terra d’Israele, la dispersione verso est e, in seguito, l’insediamento nelle remote colline degli stati indiani nord-orientali di Manipur e Mizoram.

Nonostante la distanza dai centri di vita ebraica, la comunità sarebbe riuscita a preservare elementi del proprio credo, tra cui la fede in un unico Dio, l’osservanza dello Shabbat e delle Grandi Festività.

bnei menashe e figure citate nell’accoglienza

Nel quadro dell’evento di accoglienza risultano menzionati diversi esponenti istituzionali e religiosi coinvolti nella cerimonia.

  • Ofir Sofer
  • Doron Almog
  • Yaakov Hagoel
  • David Yosef
  • Bezalel Smotrich
  • Benjamin Netanyahu
L’operazione di “ingegneria demografica” di Israele: accolti 6mila indiani ebrei della comunità Bnei Menashe. Rischio nuove colonie in Cisgiordania

Per te

Papa leone xIV gesto virale 6

08/06/2026

Papa Leone XIV a Madrid: sulla papamobile replica il meme “sei-sette”. Prima visita UE fuori dall’Italia, tra...