Autolesionismo e tentati suicidi, il primo libro scritto migrante nel Cpr ponte galeria

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Autolesionismo e tentati suicidi, il primo libro scritto  migrante nel Cpr ponte galeria

La vita dietro le sbarre, raccontata con la forza dei dettagli e con il peso di ciò che non può essere taciuto. Proteste che degenerano, pestaggi, bocche cucite, tentativi di suicidio e gesti estremi legati all’assenza di certezze e a condizioni considerate inadeguate: sono alcuni dei contenuti raccolti nel primo libro scritto dall’interno di un ex Cie, oggi Cpr, Diario di un invisibile, nell’inferno di un centro di detenzione amministrativa italiano. Il volume è curato da Francesca Esposito, insieme a Emilio Caja e Arianna Grasso, ed è pubblicato da Sensibili alle Foglie.

diario di un invisibile, cosa racconta l’ex cie

Le vicende narrate risalgono a circa 10 anni fa. Tra il 2014 e il 2015, Sunjay Gookooluk, originario delle Mauritius e in Italia da circa 30 anni, viene internato due volte e per diversi mesi a Ponte Galeria, a pochi chilometri da Roma, per mancanza di permesso di soggiorno. La narrazione descrive un ambiente dove ogni settimana porta eventi nuovi, alimentati dalla disperazione e dall’incertezza sul momento in cui si potrà uscire.

Nel diario emerge anche un punto centrale: la condizione dell’internato è presentata come legata a un criterio amministrativo, riassunto dall’idea che il “crimine” consista nel venire in Europa senza un permesso di soggiorno regolare. Questo contesto diventa la cornice in cui si collocano gesti di protesta e forme di autodifesa disperate.

proteste, tentati suicidi e gesti di resistenza nel racconto

Nel resoconto compaiono episodi in cui la tensione esplode. Le proteste sono descritte come arrivate fino a materassi bruciati. In parallelo, viene indicato che persone provano a fermare la disperazione attraverso atti autolesivi: bagnando lenzuola di carta “che diventano durissime”, si tenta il suicidio. La narrazione include anche ragazzi giovanissimi che, per farsi ascoltare, si tagliano le braccia con lamette o si cuciono la bocca.

Il diario, secondo quanto ricostruito, nasce in condizioni estreme: Sunjay comincia ad annotare di nascosto, come in un vero e proprio diario, grazie a una penna portata all’interno da un gruppo di europarlamentari in visita. Le note vengono scritte su carta del formaggio, registrando ciò che viene visto e vissuto all’interno del centro.

curatela e significato del libro per i Cpr

Il lavoro di ricostruzione viene descritto come lungo, perché le pagine di Sunjay risultavano frammentate e divise su vari supporti. Le curatrici spiegano che il libro è significativo non solo per il contenuto, ma anche per la sua struttura: da un lato viene tratteggiato come un archivio della violenza razzista all’interno dei Cpr; dall’altro, come una raccolta di pensieri filosofici e poetici che riflettono sul desiderio profondo di giustizia e libertà.

Il volume viene inoltre definito come un testo politico: la riflessione proposta riguarda il modo in cui, in futuro, quando l’argomento verrà trattato anche sui libri di scuola, diventerà necessario chiedersi quale sia stato il ruolo avuto nel processo che ha reso possibili quei centri.

cpr e trattenimento amministrativo: numeri e struttura in Italia

I centri di detenzione amministrativa per stranieri sono presenti in Italia dal 1998. In base ai dati di ActionAid Italia, più di 230mila persone avrebbero transitato al loro interno.

Negli anni tra il 2018 e il 2024, viene riportato che oltre il 26% delle persone trattenute erano richiedenti asilo. A fine 2024, i CPR presenti nel Paese risultano 11. A essi si aggiungono i Ctra (centri di trattenimento per richiedenti asilo), indicati in Modica (provincia di Ragusa), Porto Empedocle (provincia di Agrigento) e Gjadër in Albania.

La collocazione di molti centri viene descritta come legata a aree extraurbane e a luoghi considerati scarsamente accessibili, un elemento che contribuisce a spiegare il livello di distanza dal dibattito pubblico.

la testimonianza e la sua permanenza

Nel racconto, Sunjay Gookooluk sottolinea la specificità del diario come unica testimonianza che esce da un centro di espulsione. La posizione attribuita all’autore evidenzia che, pur essendo possibile “dire mille parole” su questi centri, restano soprattutto quelle scritte, destinate a rimanere a vita.

figure coinvolte nel progetto

  • Sunjay Gookooluk
  • Francesca Esposito
  • Emilio Caja
  • Arianna Grasso

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