Tasse sugli extraprofitti: chi le ha introdotte e sono state pagate?

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Tasse sugli extraprofitti: chi le ha introdotte e sono  state pagate?

La partita sugli extraprofitti continua a muoversi tra dichiarazioni politiche, norme tecniche e scelte adottate nel tempo da governi diversi. Nel dibattito istituzionale emergono l’obiettivo dichiarato di contrastare profitti legati agli aumenti di petrolio e gas sui mercati globali, insieme alle modifiche che nel concreto hanno cambiato portata, gettito atteso e modalità di applicazione delle misure. Il confronto coinvolge sia il settore energetico sia quello bancario, con effetti diretti su imposte, margini e dinamiche del risparmio previdenziale.

extraprofitti e interventi sui profitti in eccesso tra dichiarazioni e norme

Giorgia Meloni, nell’informativa alla Camera sull’azione di governo, ribadisce la disponibilità ad attivare ogni possibile misura per prevenire comportamenti speculativi, includendo, se necessario, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche. Nel passaggio al Senato, durante la replica, il focus diventa l’esigenza di aggredire gli extraprofitti riconducibili a banche e società energetiche, richiamando anche una contrapposizione politica con precedenti esperienze di governo.

tassa sugli extraprofitti energetici: come è stata scritta e cosa è cambiato

L’intervento sugli extraprofitti delle aziende energetiche nasce nel marzo 2022, durante la crisi legata all’invasione russa dell’Ucraina, nell’ambito del governo Draghi. Fratelli d’Italia si posiziona allora come forza di opposizione. La misura viene presentata come una tassa su una quota di profitti straordinari collegati all’aumento dei costi delle materie prime, ma la struttura del prelievo risulta più complessa: non un prelievo diretto sui profitti, bensì un prelievo sul maggior margine imponibile Iva realizzato tra ottobre 2021 e marzo 2022 rispetto al periodo ottobre 2020-marzo 2021. La norma prevede condizioni minime: guadagno di almeno il 10% e superiore a 5 milioni di euro.

Il testo normativo risulta mal formulato e soggetto a ricorsi; l’incasso si ferma a circa 3 miliardi, contro gli 11 miliardi previsti. Con l’arrivo di Meloni a Palazzo Chigi, la misura viene modificata tramite la prima legge di Bilancio: il prelievo diventa un prelievo del 50% sul reddito Ires 2022, nel caso in cui il reddito superi di almeno il 10% la media dei redditi dei quattro anni precedenti. Questa impostazione risulta più coerente con il regolamento Ue sul contributo di solidarietà giustificato dall’emergenza.

Nella primavera 2023, però, viene concesso uno sconto rilevante: circa 400 milioni di euro, secondo la relazione tecnica del decreto Bollette, attraverso l’esclusione dalla base imponibile degli utilizzi di riserve del patrimonio netto accantonate in sospensione d’imposta o destinate a copertura di vincoli fiscali entro il 30%.

contributo europeo e autonomia degli stati: cosa dice la commissione ue

Prima di Pasqua, emerge l’interesse per un nuovo contributo da definire a livello europeo, ricevendo una bocciatura da parte di Forza Italia. Bruxelles chiarisce però che, se l’esecutivo di destra intende procedere con interventi più incisivi, può farlo in autonomia. A chiarirlo è il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis, rispondendo a un’interrogazione dell’eurodeputato Pasquale Tridico: la Commissione ricorda che non esistono impedimenti per gli Stati membri ad applicare una tassa sugli extraprofitti, poiché la tassazione diretta rientra in larga misura nelle competenze nazionali.

tassa sugli extraprofitti bancari: dal 40% sui margini alla possibilità di evitare il versamento

Per quanto riguarda le banche, la tassa sugli extraprofitti bancari annunciata nell’agosto 2023 prevede un’aliquota del 40% sui margini di interesse, cioè la differenza tra interessi attivi e passivi. L’obiettivo è un gettito vicino a 3 miliardi di euro, ma la misura subisce una trasformazione in Parlamento su spinta di Forza Italia. Agli istituti viene infatti concessa la possibilità di evitare il versamento accantonando a riserva un importo pari a due volte e mezzo il balzello. Nella pratica, l’adesione generalizzata a tale meccanismo porta ad un azzeramento dei ricavi per lo Stato.

intervento sulle banche in manovra: irap e contributo straordinario con effetti stimati

Un percorso analogo si ripete nello scorso autunno: la Lega avanza una richiesta di un contributo rilevante da applicare alle banche, con una fase di mediazione politica che porta alla definizione di un contributo da trattare con la lobby degli istituti, l’Abi, e di un accordo sull’assetto dell’intervento. In manovra vengono inseriti un aumento di 2 punti dell’Irap e un contributo straordinario scontato e presentato come volontario sulle riserve di cui sopra, con lo scopo di sbloccarle e consentirne la distribuzione come dividendi. L’impatto complessivo viene stimato in circa 6 miliardi in tre anni.

Ulteriori somme vengono attese tramite misure di tipo contabile e finanziario: circa 4,5 miliardi derivanti da anticipi, rinvio delle deduzioni e altri meccanismi che aumentano la disponibilità di cassa nel breve periodo. La dinamica complessiva viene descritta come un effetto assimilabile a un prestito, più che a un incremento stabile e duraturo.

portabilità dei contributi alla previdenza complementare e possibili effetti sui costi

Accanto alle misure fiscali, viene introdotta una norma che prevede la portabilità del contributo del datore di lavoro alla previdenza complementare anche quando il lavoratore sceglie un fondo diverso da quello negoziale di categoria. La previsione mira a facilitare il trasferimento dei contributi, ma comporta un rischio di spostamento del risparmio verso strumenti mediamente più costosi per chi aderisce. Secondo le rilevazioni della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, l’indicatore sintetico di costo di fondi aperti e piani individuali risulta più alto di 0,7-1,5 punti percentuali rispetto a quello dei fondi negoziali. La differenza viene indicata come un fattore che, nel lungo periodo, riduce in modo significativo il “tesoretto” accumulato da chi lascia il lavoro.

figure citate nel confronto istituzionale

  • Giorgia Meloni
  • Giancarlo Giorgetti
  • Valdis Dombrovskis
  • Pasquale Tridico
  • Antonio Tajani
  • Draghi
Meloni: “Tasse su extraprofitti di società energetiche e banche? Fatte da noi, non dalla sinistra”. Ecco com’è andata
Categorie: PoliticaEconomia

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