Stefano, quindicesimo caso di suicidio assistito in Italia, si è spento oggi in Liguria
Un nuovo caso segna l’evoluzione delle procedure di suicidio assistito in Italia, con un incremento dei casi registrati nel Paese. In Liguria si è spento un uomo di 66 anni, rimasto in paralisi completa dopo un trauma cervicale, la cui morte volontaria è stata resa possibile tramite l’auto-somministrazione del farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale.
La vicenda richiama l’attenzione su tempi, passaggi amministrativi e organizzazione sanitaria, elementi che nel racconto del caso risultano determinanti per l’attuazione di quanto riconosciuto dalla Corte Costituzionale con la sentenza 242/2019.
suicidio assistito in liguria: morte volontaria dopo trauma cervicale
L’uomo, indicato con un nome di fantasia a tutela della privacy, viveva una condizione clinica severa dopo l’incidente che aveva causato la frattura cervicale. La sua vita era risultata profondamente compromessa: era costretto permanentemente a letto, seguiva una forte terapia antalgica e necessitava di assistenza continuativa da parte dei caregiver.
In aggiunta, erano presenti ulteriori criticità: l’uomo aveva un catetere e soffriva di una grave insufficienza respiratoria. Tra i problemi ricorrenti rientravano anche episodi di polmonite legati all’incapacità di deglutire correttamente. In questo contesto, la decisione di interrompere la vita è stata anticipata da una prima richiesta per un percorso di aiuto.
auto-somministrazione del farmaco e ruolo del servizio sanitario
La morte volontaria è stata possibile grazie all’auto-somministrazione del farmaco per il fine vita, fornito dal Servizio sanitario nazionale. Il procedimento si è collocato nell’ambito delle regole attuative collegate alla pronuncia della Corte.
associazione luca coscioni e cappato: richiesta e informazioni sulla procedura
Nel racconto della vicenda, la pianificazione del percorso prende avvio quando Stefano chiede un primo aiuto a Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. L’intenzione iniziale, come emerso nella ricostruzione, era quella di recarsi a morire in Svizzera.
Le possibilità di accedere al diritto riconosciuto nell’ambito del proprio Paese risultavano concrete, e con questo nuovo caso la Liguria raggiunge due suicidi assistiti. Cappato avrebbe fornito a Stefano tutte le informazioni necessarie per completare la procedura prevista dalla Consulta tramite la sentenza 242/2019.
tempo di attesa, diffide legali e autorizzazioni
L’ostacolo principale all’ottenimento del diritto indicato dalla Corte viene individuato nel tempo. La richiesta presentata alla ASL nel giugno 2025 ha richiesto un’attesa di dieci mesi. Durante questi mesi, l’uomo ha dovuto ricorrere anche a due diffide legali emesse tramite il collegio dell’Associazione Luca Coscioni.
Solo dopo una serie di solleciti e una prima autorizzazione definita incompleta, si è arrivati al via libera finale per completare l’iter. La gestione dei passaggi richiesti, dunque, ha assunto un ruolo centrale nella narrazione complessiva.
medico assistente e conclusione della procedura
Negli ultimi istanti, Stefano è stato assistito dal medico anestesista dottor Mario Riccio. Nella ricostruzione viene ricordato che lo stesso professionista, nel 2006, aveva somministrato il farmaco a Piergiorgio Welby ed è intervenuto anche nel caso di chi non aveva ricevuto dall’ASL un medico.
il contesto della decisione e le parole di Stefano
Nel racconto finale riportato, Stefano esprime soddisfazione per aver potuto concludere il percorso nella propria casa, sottolineando che l’alternativa iniziale avrebbe comportato un trasferimento lungo fino in Svizzera. Nel suo messaggio vengono evidenziati anche i tempi lunghi come elemento critico.
Viene inoltre descritta la condizione personale come fortemente limitante: per una persona che prima dell’incidente aveva una vita attiva, restare bloccato in un letto con alcune ore in carrozzina viene indicato come qualcosa che non sarebbe augurabile. La scelta viene collegata alla volontà di non dover proseguire per anni in una condizione ritenuta inaccettabile.
Stefano ringrazia l’Associazione Luca Coscioni per l’attività svolta nel cercare di velocizzare il più possibile la procedura. Ringraziamenti vengono estesi anche alle avvocate che si sarebbero battute nel percorso e a Marco Cappato per la disponibilità descritta come comprensiva e gentile.
invito a rapidità applicativa: segnali da associazione e segreteria
Con il caso di Stefano vengono riportate indicazioni rivolte all’organizzazione dei servizi sanitari. In particolare, viene sottolineato che le regole stabilite dalla Corte stanno iniziando a essere applicate, ma rimane necessario che Regioni e aziende sanitarie si organizzino per fornire risposte rapide.
La richiesta è quella di evitare che il peso di difendersi dai ritardi ricada sui pazienti e sull’Associazione Luca Coscioni, oltre alla necessità di reperire medici disponibili.
Filomena Gallo e Marco Cappato: focus sui ritardi e sull’organizzazione
Nel commento riportato, Filomena Gallo, Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, insieme a Marco Cappato, richiama l’urgenza di rendere operative in modo tempestivo le indicazioni della Corte, così da ridurre attese prolungate e passaggi difensivi.
Persone citate nel caso:
- Stefano (nome di fantasia)
- Marco Cappato
- Filomena Gallo
- dottor Mario Riccio
- Piergiorgio Welby
