Sono uscito mio corpo: sal sparace racconta la sua esperienza di pre

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Sono uscito  mio corpo: sal sparace racconta la sua esperienza di pre

Sal Sparace racconta un cambiamento radicale iniziato nel modo più inatteso: una notte a Napoli, dopo giorni di insonnia, seguita da un’esperienza che ha trasformato la percezione di sé e del mondo. Oggi vive a Londra, lavora da decenni nel settore televisivo britannico e descrive la propria storia come il punto di contatto tra tecnica, disciplina e un’esperienza percepita come “iper-lucidità” prolungata.

La narrazione mette al centro l’evento, le conseguenze interne e il modo in cui la vita professionale è diventata un terreno di applicazione della sua nuova condizione. Al tempo stesso, emergono riferimenti alla cornice scientifica con cui fenomeni di pre-morte vengono studiati e correlati a segnali fisiologici e neurologici.

sal sparace e l’esperienza di pre-morte che cambia la vita

La storia di Sal Sparace inizia molto prima dei risultati professionali: a vent’anni la ribellione personale si trasforma in un atto di auto-sabotaggio fisico. In seguito a quattro giorni senza dormire, durante un episodio che lui definisce “un’uscita dal corpo”, prende forma un’esperienza indicata dalla letteratura scientifica come NDE (Near Death Experience), ovvero esperienza di pre-morte.

Le esperienze di pre-morte vengono descritte come racconti riportati da persone sopravvissute a arresti cardiaci, coma, incidenti, gravi traumi o collassi fisiologici. Nei resoconti ricorrono elementi considerati noti: sensazione di uscire dal corpo, visione della propria vita in sequenza rapidissima, luce intensa, una percezione di realtà più marcata rispetto a quella ordinaria, l’incontro con presenze o voci e un cambiamento profondo del modo di vivere dopo il ritorno.

l’evento a napoli: perdita del corpo, rassegna della vita e secondo ritorno

A Napoli, Sparace descrive la dinamica dell’episodio con immagini e sensazioni che si susseguono rapidamente. Racconta di essere in macchina con un amico il quarto giorno, poi di rientrare a casa e di andare in bagno. Nel periodo precedente il momento critico, mentre scrive una poesia, osserva un fenomeno a cui attribuisce un’origine “guidata”: percepisce che la mano non segua pienamente il controllo ordinario e sente che la sua anima sia collegata a qualcosa di non materiale.

Giunge a un riconoscimento immediato: “sto morendo” e “sto perdendo il corpo”. La prima conseguenza, come la descrive, è il ritorno accelerato dell’intera vita, mentre dall’altra parte si presenta un senso di giudizio esistenziale. È presente anche un terrore specifico: non la paura del morire in sé, ma la percezione di essere chiamato a comprendere ciò che la vita chiedeva e che non è stato fatto.

Nel resoconto compare il tentativo di fermare l’oltrepassamento. Sparace afferma di sentire voci come in un vortice e di implorare insistentemente di non andare oltre. La richiesta viene espressa in termini religiosi e di accettazione della “lezione” appresa, chiedendo di non essere condotto oltre l’esperienza.

il ritorno parziale e l’alterazione della percezione dello spazio

Secondo la sua versione dei fatti, la seconda opportunità arriva ma con un prezzo altissimo: parla di ritorno parziale. Rientra nel corpo, ma il “velo” tra dimensioni resta percepito come sollevato. Quando riprende coscienza riferisce problemi nel pilotare il corpo: se sposta gli occhi per guardare cade perché perde equilibrio, e sostiene che il cervello non elabori più lo spazio fisico come prima.

Le settimane successive vengono definite un incubo di iper-percezione. Sparace afferma di sentire dolore, segreti e paure delle persone attorno a lui, fino a percepire ciò che la madre manifesta stringendogli la mano. In questa fase, dichiara anche un rifiuto della realtà e la volontà di morire realmente, perché l’accaduto non viene accettato come semplice transizione.

la svolta personale: torino, il pub e la nuova accettazione interiore

La svolta arriva a Torino, in un pub, quando una sconosciuta gli posa una mano sulla testa e pronuncia una frase che lui considera determinante: sostiene che il problema si placherà solo accettando che dentro di sé ci sia qualcosa di immenso. Sparace racconta di arrendersi a una nuova natura, formulando l’ipotesi che si tratti anche di una bugia, ma descrive la decisione di cominciare a crederci.

In seguito dichiara di vivere a metà strada tra materia ed eterno, guidato da una presenza che definisce come voce o spirito guida. La comunicazione viene descritta come un pensiero estraneo ma salvifico: può fare domande e ascoltare risposte perché l’entità sarebbe sempre con lui.

il lavoro come snodo: napoli, san pietro e l’approdo a londra

Dopo il trauma, Sparace inizia a collaborare con un programma religioso di una tv privata napoletana, dedicandosi a servizi su storie di fede, guarigioni e vocazioni. Successivamente viene mandato a Piazza San Pietro per la Canonizzazione di Giuseppe Moscati del 25 ottobre 1987. Nel racconto tecnico sottolinea la presenza di un cavo accanto a lui, con la consapevolezza che stava trasportando l’audio del Papa, permettendogli di realizzare un servizio tecnicamente impeccabile.

Questo lavoro arriva a Sandro Paternostro, giornalista Rai, impegnato in quel periodo a costruire a Londra un telegiornale internazionale, Teledomani. Per un bisogno specifico serve un tecnico italiano, e Sparace parte: con un biglietto aereo rimediato finisce per vivere in casa di Paternostro per due anni e mezzo.

da difficoltà iniziali a regia e produzioni di alto livello

Sparace descrive un passaggio netto: da ragazzo distrutto a figura centrale del broadcasting. Racconta che la prima diretta da Londra lo trova impreparato su dove mettere le mani, ma riferisce che la voce guida gli avrebbe comunicato di non preoccuparsi, indicando una fase guidata.

Negli anni costruisce intere stazioni televisive e gestisce produzioni di grande scala, tra cui la Champions League per Sky UK in qualità di direttore tecnico. Nel suo racconto, il complicato risulta più gestibile perché l’approccio è quello di “buttarsi” contando sulla guida descritta come sempre presente.

un nuovo trauma e l’evoluzione della spiritualità in responsabilità

Il percorso incontra un ulteriore colpo: il suicidio della moglie, che lascia una figlia piccola. Sparace afferma che quel momento gli fa comprendere che la vita non gli avrebbe più fornito scuse per essere superficiale. Da allora, l’esperienza spirituale non è presentata come episodio isolato, ma come responsabilità quotidiana.

Il principio centrale rimane la dinamica ascolto-domande-risposte. Sparace dichiara anche cosa non intende fare: sostiene di non cercare l’esperienza per guadagnare denaro e di non averla scelta appositamente. Rifiuta l’associazione con cartomanti o medium professionisti, pur affermando che la presenza continua a esserci.

episodi descritti: presenze, informazioni familiari non dichiarate e sogni premonitori

Nel racconto compaiono eventi specifici riportati da Sparace: percezione di presenze di persone morte e percezione di dolori familiari non dichiarati. Indica anche un sogno in cui avrebbe visto una conoscente proprio nella notte della sua morte. Aggiunge un altro episodio: anni prima si sarebbe svegliato dicendo che la nonna era morta cinque minuti prima dell’arrivo della telefonata dall’ospedale.

Per fugare ogni dubbio descrive come e cosa vede in noi, in presa diretta. Non considera l’obiettivo convincere chiunque: afferma che se una persona non lo capisce, allora non sarebbe la persona giusta per lui.

docu-serie e raccolta di testimonianze: the rise of the eternal

Oggi, a sessant’anni, affiancato dalla compagna Mila, Sal Sparace dichiara di aver deciso di rompere il silenzio. Sta realizzando una docu-serie intitolata The Rise of the Eternal (“La rivolta dell’eterno”), tramite la propria ditta di produzioni Eight Partners LTD.

Il progetto raccoglie storie di persone che, come l’americana Nicole Kerr e Brianna Lafferty, hanno sfidato la morte clinica tornando con un messaggio. Sparace attribuisce alle persone, in questo periodo storico, una ricerca di verità e sostiene che le religioni contengano falsità. Nel suo racconto, quando si passa dall’altra parte l’unico giudice sarebbe la persona stessa, senza un giudizio universale.

Il messaggio finale della sua testimonianza si concentra sull’impatto dell’esperienza: afferma di non essere più lo stesso da quel giorno e di sentire che una parte di sé è rimasta “lì”. Racconta ciò che ha vissuto e dichiara che ogni individuo decide come interpretarlo.

cosa dice la scienza sulle near death experience

La parte scientifica citata indica che nel 2023 uno studio pubblicato su PNAS da Jimo Borjigin, George Mashour e colleghi dell’Università del Michigan ha rilevato, in due pazienti morenti su quattro osservati dopo la sospensione, elementi associati all’esperienza riportata. La citazione presentata collega quindi la narrazione delle esperienze di pre-morte a un tentativo di osservazione e rilevamento in contesti clinici.

ospiti e persone citate nella narrazione

  • Sal Sparace
  • Sandro Paternostro
  • Giuseppe Moscati
  • Mila
  • Nicole Kerr
  • Brianna Lafferty
  • Jimo Borjigin
  • George Mashour
  • Eugenio Montale
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