Caso ricina pietracatella 160 verbali e sopralluogo

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Caso ricina pietracatella 160 verbali e sopralluogo

A oltre cinque mesi dall’apertura del fascicolo per omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’uso del mezzo venefico, la Procura di Larino e la Squadra Mobile di Campobasso continuano a lavorare su una vicenda che ruota attorno alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvenuta tra il 27 e il 28 dicembre 2025 per avvelenamento da ricina. L’indagine procede lungo più filoni, con l’obiettivo di chiarire come la tossina sia entrata nell’organismo delle due vittime e quale sia stata la dinamica dell’azione.

pianta di ricino vicino a Pietracatella: nuovo elemento nella ricostruzione

Negli ultimi giorni l’attenzione investigativa si è concentrata anche sulla scoperta documentata dalla trasmissione televisiva “Dentro la Notizia”, che ha individuato una pianta di ricino in un terreno agricolo posto a circa quindici chilometri da Pietracatella. La presenza del ricino assume rilievo perché questa pianta rappresenta la materia prima dalla quale può essere estratta la ricina, considerata tra le tossine vegetali più potenti note.

Tra le ipotesi prese in considerazione compare anche quella secondo cui il veleno possa essere stato preparato artigianalmente. Dal punto di vista investigativo, il ritrovamento della pianta non fornisce, di per sé, una prova di un collegamento diretto con il duplice decesso; nello scenario ricostruito, però, conferma l’esistenza di una possibile disponibilità locale della materia di partenza, elemento che gli inquirenti stanno valutando con attenzione.

il racconto del contadino sul ricino e sulle coltivazioni locali

L’agricoltore proprietario del terreno ha spiegato che il ricino era stato coltivato anni prima seguendo una tradizione contadina presente in alcune aree rurali. Secondo quanto riferito, la pianta sarebbe stata impiegata come deterrente naturale contro le talpe, capaci di danneggiare orti e coltivazioni. La pratica sarebbe stata riconosciuta anche da altri residenti, i quali avrebbero confermato che il ricino veniva spesso collocato ai margini dei campi per allontanare gli animali scavatori.

Gli esperti richiamano, inoltre, un aspetto fondamentale: l’estrazione della tossina dai semi del ricino non è un’operazione immediata, perché richiede conoscenze specifiche, attrezzature adeguate e procedure complesse. Il ritrovamento, quindi, amplia il perimetro delle possibili fonti di approvvigionamento e diventa un tassello utile nel quadro complessivo dell’inchiesta.

inchiesta: circa 160 verbali per ricostruire relazioni e contesto

Parallelamente prosegue l’attività di raccolta di dichiarazioni e informazioni. Secondo quanto riferito negli ambienti investigativi, dall’avvio dell’inchiesta sono stati acquisiti circa 160 sommarie informazioni testimoniali. Il numero dei verbali risulta superiore a quello delle persone effettivamente ascoltate poiché diversi testimoni sono stati convocati più volte, per approfondimenti e per chiarire aspetti ritenuti rilevanti.

La finalità indicata dagli investigatori è ricostruire con precisione il contesto relazionale, familiare e personale nel quale vivevano le due vittime. Questo lavoro coinvolge parenti, amici, conoscenti, colleghi e persone che avrebbero avuto rapporti diretti o indiretti con la famiglia, in modo da definire i passaggi utili a comprendere l’evoluzione dei fatti.

nuovi ascolti possibili: Laura Di Vita e altri testimoni da rivedere

Tra i soggetti che potrebbero essere nuovamente sentiti figura Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita. La donna avrebbe ospitato per circa tre mesi Gianni Di Vita e la figlia Alice dopo il sequestro dell’abitazione di Pietracatella disposto nell’ambito delle indagini. Per lei si parla di un quarto colloquio con gli investigatori, segnale dell’intenzione degli inquirenti di approfondire ogni elemento ritenuto utile.

Nei giorni scorsi la Squadra Mobile ha ascoltato anche il sindaco di Pietracatella, Antonio Tomassone, recentemente rieletto alla guida del Comune. La convocazione sarebbe legata ai rapporti personali e istituzionali intrattenuti nel corso degli anni con Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime.

Antonio Tomassone ascoltato come testimone: rapporti politici e amministrativi

Secondo quanto emerge, Gianni Di Vita sarebbe stato sindaco del paese e poi consigliere comunale di maggioranza durante il primo mandato amministrativo di Tomassone. Gli investigatori avrebbero ritenuto utile acquisire informazioni sul contesto politico e amministrativo in cui i due avrebbero collaborato, oltre ad aspetti relazionali capaci di contribuire alla comprensione complessiva della vicenda.

All’uscita dalla Questura, Tomassone avrebbe confermato di essere stato ascoltato come testimone, spiegando di aver risposto alle domande degli investigatori e di nutrire piena fiducia nel lavoro della Procura. Sarebbe stato anche ricordato che l’inchiesta richiede tempo per la sua complessità e che nella comunità di Pietracatella permane un clima segnato dall’attenzione mediatica nazionale sulla vicenda, con la volontà di tornare progressivamente alla normalità restando vicini ai familiari delle vittime.

nuovo sopralluogo nell’abitazione di via risorgimento: ricerca di tracce e verifica

Un ulteriore passaggio rilevante dell’indagine riguarda un nuovo sopralluogo programmato nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella. Gli investigatori, affiancati dagli specialisti della Polizia Scientifica, torneranno all’interno della casa già sottoposta a sequestro nei mesi scorsi. L’obiettivo è svolgere ulteriori verifiche e cercare eventuali tracce della tossina o altri elementi utili a ricostruire le modalità con cui la ricina sarebbe stata introdotta nell’ambiente domestico.

La casa era già stata oggetto di accertamenti approfonditi. Al suo interno erano stati sequestrati telefoni cellulari, computer, modem e altri dispositivi elettronici, successivamente sottoposti ad acquisizione forense. Le analisi informatiche risultano ancora in corso e vengono indicate come uno dei filoni investigativi di maggiore delicatezza.

accertamenti scientifici e fascicoli aperti: tossicologia, chimica e responsabilità mediche

Continua anche la parte di accertamenti affidati a figure scientifiche chiamate a fornire supporto per ricostruire la dinamica dell’avvelenamento e le caratteristiche della sostanza rinvenuta. Gli incarichi riguardano il tossicologo Carlo Alessandro Locatelli e il chimico forense Daniele Merli.

Resta inoltre aperto un fascicolo per omicidio colposo nei confronti di cinque sanitari dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, che avrebbero avuto in cura Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita nei giorni precedenti alla morte. Su questo versante la Procura sta valutando se l’avvelenamento da ricina fosse riconoscibile alla luce del quadro clinico presentato dalle pazienti e se le procedure mediche adottate siano state corrette.

fascicolo per omicidio aggravato contro ignoti: tutte le piste in parallelo

Il centro dell’indagine resta il fascicolo contro ignoti per omicidio aggravato. La scoperta della pianta di ricino, la grande quantità di testimonianze raccolte, il nuovo accesso nell’abitazione e l’analisi continua dei rapporti personali e familiari indicano un lavoro svolto in parallelo su più direzioni. La finalità dichiarata dagli sviluppi dell’inchiesta è giungere a una risposta definitiva: come la ricina sia entrata nell’organismo di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e chi abbia pianificato ed eseguito un duplice omicidio.

personaggi coinvolti nelle fasi investigative citati nelle informazioni disponibili

  • Antonella Di Ielsi
  • Sara Di Vita
  • Gianni Di Vita
  • Alice
  • Laura Di Vita
  • Antonio Tomassone
  • Carlo Alessandro Locatelli
  • Daniele Merli
Madre e figlia avvelenate – Dal ritrovamento della pianta di ricino in un campo ai 160 verbali raccolti: gli investigatori tornano nella casa di Pietracatella

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