Riforma medici di famiglia, sumai: nodo non è un contratto ma organizzazione e carenza di professionisti
Antonio Magi, segretario generale del Sumai-Assoprof, contesta l’idea di una riforma della medicina generale orientata verso forme di dipendenza. La posizione sindacale si concentra su un punto centrale: il nodo non sarebbe di natura giuridica, ma soprattutto organizzativo, legato a programmazione insufficiente e a carenza di professionisti.
medicina generale e dipendenza: i rischi indicati da Antonio Magi
Nel ragionamento di Magi, la proposta di introdurre rapporti di lavoro in dipendenza viene presentata come un intervento “moderno” e capace di migliorare efficienza e funzionamento del Servizio sanitario nazionale. Secondo il segretario di Sumai-Assoprof, però, il risultato potrebbe essere opposto a quanto dichiarato, con conseguenze concrete su relazione con il paziente, accesso alle cure e sostenibilità economica.
perdita del rapporto fiduciario medico-paziente
Il primo effetto paventato riguarda la perdita del rapporto fiduciario tra medico e paziente, considerato da Magi il vero pilastro della medicina generale italiana. Rendere il professionista “un ingranaggio” di un sistema organizzativo rigido, secondo la posizione espressa, indebolirebbe la relazione diretta, continuativa e personale che sostiene accesso immediato alle cure e presa in carico reale.
liste d’attesa anche per accedere al medico di medicina generale
Il secondo rischio segnalato è la creazione di liste d’attesa per raggiungere il medico di medicina generale. Nel modello convenzionato descritto da Magi, tale fenomeno non sarebbe presente. Il passaggio a un sistema programmato, vincolato da turni, obiettivi e attività organizzate, introdurrebbe un filtro temporale: il cittadino non accederebbe più in modo diretto, ma entrerebbe in un percorso regolato. La conseguenza indicata è il passaggio da un sistema fondato sulla prossimità a uno basato su una attesa.
aumento esponenziale dei costi della sanità
Il terzo rischio è di natura economica. Magi sostiene che trasformare la medicina generale in dipendenza comporterebbe un aumento esponenziale dei costi, riconducibile a dirigenza sanitaria, strutture organizzative, indennità e oneri accessori. In confronto, il modello convenzionato viene descritto come più flessibile e più sostenibile. In un contesto in cui la spesa sanitaria pubblica risulterebbe già sotto pressione, la scelta proposta viene definita inefficace e non sostenibile.
priorità indicate: specialistica ambulatoriale e case della comunità operative
Secondo Magi, la priorità non sarebbe cambiare i rapporti di lavoro in dipendenza, ma rafforzare la specialistica ambulatoriale interna convenzionata. In assenza di questo potenziamento, le Case della comunità sarebbero descritte come “contenitori vuoti”, con una ricaduta sul sistema: aumenterebbe la pressione su pronto soccorso e ospedali, già gravati da carichi elevati e carenza di personale.
carenza di personale e aspettative dei giovani medici
Magi richiama anche un cambiamento nelle aspettative professionali delle nuove generazioni. Il punto centrale è che i giovani medici non cercherebbero modelli rigidi, gerarchici e vincolanti, ma chiederebbero autonomia, flessibilità, valorizzazione professionale e condizioni di lavoro compatibili con un nuovo equilibrio tra vita personale e attività lavorativa.
turnover difficile e attrattività ridotta
In questo contesto, viene segnalato che spingere sulla dipendenza potrebbe rendere il sistema meno attrattivo. La prova indicata è la difficoltà crescente a coprire il turnover, sia nella medicina generale sia nella specialistica ambulatoriale e nella dirigenza ospedaliera.
concorsi deserti o posti non accettati
Il segretario sindacale ricorda che i concorsi vanno deserti o vengono coperti solo parzialmente, e che sempre più spesso i posti assegnati non vengono accettati. In parallelo, vengono richiamati come più attrattivi il lavoro nel privato e l’attività all’estero. Da questa lettura deriva la conclusione che proporre ancora la dipendenza come soluzione alimenterebbe ulteriormente la carenza di personale e aggraverebbe le criticità già esistenti.
conclusione: applicare accordi esistenti e organizzazione di équipe multiprofessionali
La chiusura della posizione espressa da Magi afferma che non sarebbero necessarie rivoluzioni ideologiche né cambiamenti radicali dei rapporti giuridici. La direzione indicata è applicare ciò che già esiste, partendo dagli accordi nazionali e dall’organizzazione di équipe multiprofessionali con ruoli chiari. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema territoriale in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini senza generare nuove inefficienze.
In caso contrario, il rischio descritto è una spirale negativa: professionisti insoddisfatti, sistema percepito come meno attrattivo, crescita delle liste d’attesa, maggiore pressione su ospedali e pronto soccorso, fino alla possibile fuga di medici e a una maggiore apertura al privato.
Antonio Magi e rappresentanza sindacale
La posizione riportata fa riferimento direttamente all’esponente sindacale:
- Antonio Magi (segretario generale del Sumai-Assoprof)