Piombino protesta rigassificatore città obiettivo sensibile in guerra
Cori, cartelli e striscioni hanno dato voce a una protesta che mira a interrompere quello che viene definito “il silenzio che incombe sulla città”. A Roma, dove è stato preso il destino di Piombino, l’obiettivo è rendere impossibile l’ignoranza delle ragioni sollevate dalla popolazione: permanenza del rigassificatore nel porto, transito di armi e degrado ambientale. Il messaggio degli organizzatori, presentato durante l’avvio della manifestazione, si concentra su un’idea precisa: Piombino non dovrebbe diventare il luogo dove si smantellano ospedali, si incrementano discariche e si aggirano tutele sanitarie per il profitto di pochi.
manifestazione a piombino contro la permanenza del rigassificatore
Il corteo, formato da circa un migliaio di persone, ha preso avvio sabato pomeriggio da piazza gramsci e si è sviluppato attraversando il centro cittadino, fino a riunirsi in piazza bovio, indicata come uno dei principali affacci sul mare d’europa. La protesta si collega all’installazione della nave rigassificatrice nel porto, situata a pochi chilometri di distanza e schermata dal promontorio.
Al centro della contestazione c’è la Italis Lng (ex Golar Tundra), lunga 300 metri e larga 40, che secondo quanto programmato a fine luglio avrebbe dovuto lasciare il porto. La presenza dell’impianto, secondo i manifestanti, continua invece a essere legata a una scelta dell’esecutivo.
itailis lng e proroga: le ragioni della protesta
La contestazione nasce dal fatto che, secondo quanto ricordato dagli organizzatori, l’esecutivo avrebbe tradito le promesse fatte tre anni prima alla popolazione della città del livornese e, in senso più ampio, alla Toscana. La decisione contestata viene descritta come una proroga senza termine preciso, approvata in risposta alle richieste di Snam, con smentita delle rassicurazioni fornite in passato.
Secondo la ricostruzione riportata, sarebbe stato comunicato soltanto che il rigassificatore deve restare a meno di 500 metri dalle case. Per i promotori, questa distanza non offrirebbe una garanzia di sicurezza, richiamando anche il contesto internazionale legato alla guerra.
decreto legge dell’11 marzo e motivazioni del governo
La proroga della permanenza viene ricondotta al decreto legge dell’11 marzo, giustificato dalla necessità di garantire gli approvvigionamenti energetici, anche in relazione alle tensioni internazionali. Il progetto, secondo le informazioni richiamate, era stato autorizzato in emergenza nel 2022, dopo l’invasione russa dell’ucraina, con l’indicazione che la nave avrebbe dovuto rimanere a Piombino per tre anni.
La prospettiva iniziale viene descritta come respinta dal ministro Gilberto Pichetto Fratin, che avrebbe indicato l’assenza di alternative per lo spostamento. Sullo sfondo resta anche la questione delle opere di compensazione: i manifestanti segnalano che interventi promessi tre anni fa, come il potenziamento del porto e lo sviluppo di un polo per le rinnovabili, non sarebbero stati concretizzati.
sicurezza, rischio e traffico di armi nel porto
Tra i punti principali della protesta compare la questione della sicurezza legata alla presenza dell’impianto, considerato vicinissimo alla città. Un elemento ulteriore, richiamato dai rappresentanti sindacali e dai comitati, è l’aumento del traffico di armi ed esplosivi nel porto. Secondo le segnalazioni, l’incremento del movimento in area portuale non avrebbe ricadute positive complessive sull’economia locale, mentre viene associato a un rischio più elevato di incidenti.
critiche verso l’idea di compensazione e conseguenze economiche
Secondo Marco Rizzo di Usb Piombino, l’impostazione che prova a collegare la sicurezza della popolazione a forme di compensazione non risulta accettabile. Viene inoltre ribadito che infrastrutture, sviluppo economico e servizi pubblici non dovrebbero essere presentati come una contropartita rispetto a qualcosa di negativo da subire.
La critica si estende anche alle ricadute economiche: la presenza della nave viene descritta come un fattore che limita lo sviluppo commerciale del porto, fatta eccezione per la movimentazione di armi, indicata come in crescita. L’attenzione viene posta anche sulle circostanze internazionali, con la mobilitazione collegata al riarmo presentata come parte di una linea comune.
referendum e percezione della popolazione: il no prevale
La posizione dei cittadini viene collegata anche all’esito del referendum. Nella città il no avrebbe vinto con il 64%, valore descritto come superiore alla media toscana, indicata al 58%. La lettura offerta dagli attivisti parla di una sfiducia dal basso verso l’operato dell’esecutivo e verso un atteggiamento ritenuto troppo allineato agli Stati Uniti, di cui il rigassificatore sarebbe considerato un elemento essenziale.
emergenza energetica contestata: posizione di italia nostra e wwf
Sul tema dell’emergenza energetica, presentata come giustificazione dal governo, i partecipanti riportano una lettura opposta: viene sostenuto che l’allarme non sussista. Anche Italia Nostra, presente al corteo, ricorda che il quadro non sarebbe stato definito emergenziale tre anni fa e che la stessa dinamica varrebbe oggi.
Nel ragionamento riportato, il fatto che l’impianto sia stato sottoutilizzato smentirebbe l’idea di un ruolo decisivo nella crisi energetica: la nave non avrebbe motivi per restare in porto. Viene inoltre affermato che in questi anni non sarebbe stato avviato un percorso verso una transizione energetica reale, con un ritorno costante al fossile e a una strategia orientata al profitto.
Analoga posizione viene attribuita anche al Wwf, anch’esso presente alla manifestazione. L’associazione sostiene che il rigassificatore non sarebbe necessario per il fabbisogno energetico nazionale e sarebbe dannoso per ambiente, economia e sicurezza della comunità locale. Nel messaggio finale, l’indicazione è investire con decisione sulle rinnovabili, descritte come energie per la pace in contrapposizione con le fonti fossili, considerate nemiche del clima e generatori di dipendenza economica e politica.
Personaggi citati e rappresentanti coinvolti nella protesta:
- aldo balzano (presidente del comitato salute pubblica di piombino)
- marco rizzo (usb piombino)
- francesco ferrari (sindaco di piombino, fratelli d’italia)
- gilberto pichetto fratin (ministro)
- leonardo preziosi (presidente della sezione arcipelago toscano di italia nostra)
