Ai ci salverà europa che brucia: perché va sottratta all oligopolio che la gestisce
L’Europa sta vivendo una fase climatica eccezionale e duratura: un sistema di alta pressione, indicato come Omega Block, continua a mantenere aria sahariana rovente sul continente da settimane. Il 23 giugno la Francia ha toccato la giornata più calda dall’inizio delle misurazioni nel 1947, mentre in Spagna si stimano oltre 200 morti in quattro giorni. Nel Regno Unito le temperature si sono avvicinate ai 40 gradi, con valori simili anche in Svizzera. Gli effetti si riflettono su scuole chiuse, ospedali sotto pressione e trasporti al collasso. In questo contesto, il dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale e sul clima tende a concentrarsi su una domanda che non inquadra correttamente il problema: l’AI salverà il pianeta?
onda di calore in europa e pressione sugli ecosistemi
Il quadro descritto riguarda un riscaldamento intenso e persistente, con indicatori di impatto diretto sulla salute pubblica e sulla funzionalità dei servizi essenziali. L’azione di una configurazione atmosferica stabile impedisce lo smaltimento del calore e mantiene condizioni sopra soglia, con conseguenze operative immediate: chiusure scolastiche, carico crescente sui presidi sanitari e difficoltà di gestione nei trasporti. La crisi non viene presentata come episodio isolato, ma come parte di una dinamica più ampia già prevista dalla scienza climatica.
intelligenza artificiale e clima: la domanda corretta non è tecnica
Nel confronto pubblico sull’AI, emergono elenchi di applicazioni considerate promettenti. Tra queste vengono citate ottimizzazione delle reti energetiche, modelli climatici più precisi e monitoraggio della deforestazione. La prospettiva proposta non nega il potenziale, ma sposta il focus: la tecnologia non agisce in modo autonomo. L’AI viene descritta come un semplice strumento, il cui impatto dipende interamente da chi la controlla e da quali obiettivi guida il suo impiego.
chi controlla l’AI: oligopolio di big tech e infrastrutture
Secondo il quadro delineato, oggi l’intelligenza artificiale sarebbe detenuta e indirizzata da una ristretta cerchia di aziende. A essere indicate come soggetti dominanti risultano Microsoft, Google, Meta, Amazon e OpenAI. Il controllo riguarda infrastrutture, dati e modelli, configurando un sistema di tipo oligopolistico. La gestione dell’AI, quindi, non viene descritta come decisione diffusa o distribuita, bensì come prerogativa di pochi attori in grado di determinare direzione, priorità e modalità di utilizzo.
finanziamento dell’AI: oligopolio dei fondi e catena di capitale
Il controllo tecnologico viene collegato anche a un secondo livello di concentrazione: quello della finanza. La crescita dell’AI viene attribuita all’apporto di fondi di investimento globali, indicati come BlackRock, Vanguard e State Street. La loro funzione, nel quadro descritto, deriva dalla gestione del risparmio collettivo, che li renderebbe azionisti dominanti delle aziende coinvolte. Di conseguenza, vengono richiamati i capitali provenienti da fondi pensione, piccoli risparmiatori e lavoratori, considerati confluenti nelle loro casse e destinati a finanziare l’intero circuito dell’AI.
doppia oligarchia e minaccia sistemica nella crisi climatica
Il risultato viene sintetizzato come una doppia oligarchia capace di autoalimentarsi: pochi fondi controllano poche aziende e queste, a loro volta, governano una tecnologia potenzialmente capace di incidere profondamente sul sistema economico e ambientale. La criticità proposta riguarda la dimensione sistemica della concentrazione e la sua manifestazione nella crisi climatica. In questa lettura, le stesse entità che dichiarano impegni legati alla sostenibilità investirebbero contemporaneamente sia in rinnovabili sia in petrolio. Il criterio predominante non sarebbe la temperatura del pianeta, ma il rendimento del portafoglio.
AI impiegata anche per estendere l’estrazione fossile
L’AI che potrebbe accelerare la transizione energetica viene descritta come utilizzata anche per supportare obiettivi opposti. In particolare, viene riportato che l’intelligenza artificiale sarebbe impiegata per ottimizzare l’estrazione petrolifera e prolungare la vita economica di giacimenti che, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, dovrebbero rimanere nel sottosuolo.
costo ambientale nascosto dei data center
Il quadro include inoltre una dimensione di impatto diretto legata all’infrastruttura. I data center che alimentano questi sistemi avrebbero un consumo stimato tra il 2 e il 3 per cento dell’elettricità mondiale, con una crescita rapida. Il raffreddamento richiederebbe miliardi di litri d’acqua in aree già soggette a stress idrico. L’AI definita “verde” nei comunicati viene presentata come meno trasparente rispetto al costo reale, poiché i proprietari non avrebbero incentivi a rendere visibili gli effetti ambientali.
governare l’AI come infrastruttura strategica per il bene comune
La domanda centrale viene riformulata in termini politici. Non si tratterebbe soltanto di stabilire se l’AI possa contribuire al clima, ma di capire chi decide come e dove viene usata e con quali vincoli di sostenibilità. Nel quadro delineato, la risposta non sarebbe democratica: i mercati oligopolistici verrebbero descritti come capaci di orientare le scelte tramite gli stessi azionisti che siedono nei consigli di amministrazione di Big Tech e nei settori collegati ai combustibili fossili.
misure per spezzare la catena di controllo
Mettere l’AI al servizio del bene comune viene associato a interventi di governance e regolazione. Le misure indicate includono governance pubblica dei modelli più potenti, obblighi di trasparenza sui consumi energetici e divieti di utilizzo per espandere le fonti fossili. La proposta comprende anche accesso aperto agli strumenti di modellazione climatica per governi e ricercatori del Sud globale. L’AI viene così trattata come un’infrastruttura paragonabile a acqua ed elettricità, definita troppo importante per restare in mano a chi considera come unico metro il prezzo delle proprie azioni.
conclusione: tecnologia disponibile, decisioni ancora assenti
Il punto finale del quadro resta coerente: la tecnologia è presente e la scienza del clima è descritta come chiara. Secondo la prospettiva riportata, non manca un algoritmo migliore, bensì una volontà politica volta a sottrarre uno strumento considerato straordinario al controllo di pochi e restituirlo alla collettività. Nel frattempo, sul territorio continua a intensificarsi l’aumento delle temperature.
principali soggetti citati
- Microsoft
- Meta
- Amazon
- OpenAI
- BlackRock
- Vanguard
- State Street
- Agenzia Internazionale per l’Energia
