Nausea in gravidanza: scoperti nuovi geni e perché non è solo un disturbo psicologico

• Pubblicato il • 5 min
Nausea in gravidanza: scoperti nuovi geni e perché non è solo un disturbo psicologico

Nausea e vomito in gravidanza rappresentano un’esperienza spesso raccontata in cultura popolare, ma quando diventano intensi e persistenti possono assumere un significato clinico rilevante. L’iperemesi gravidica, nella sua forma più severa, colpisce circa il 2% delle donne e può compromettere in modo marcato l’alimentazione, fino a rendere estremamente difficoltoso anche mangiare. Un vasto lavoro genetico internazionale sta chiarendo sempre di più la natura biologica della condizione, collegandola a specifiche varianti del DNA e individuando nuove strade per interventi futuri.

iperemesi gravidica: studio genetico ampio e risultati su nuove associazioni

Il contributo scientifico descrive il più ampio studio genetico mai realizzato sull’iperemesi gravidica. I ricercatori hanno analizzato dati genetici relativi a 10.974 donne affette dalla patologia e a oltre 461.000 donne impiegate come gruppo di controllo. Il campione comprende persone di origine europea, asiatica, africana e latinoamericana, con l’obiettivo di valutare la rilevanza delle associazioni su popolazioni differenti.

Alla guida del lavoro figura Marlena Fejzo, che segnala l’emersione di dettagli precedentemente sconosciuti e sottolinea come la presenza di donne appartenenti a gruppi etnici diversi favorisca la possibile generalizzazione dei risultati.

iperemesi gravidica e gene gdf15: ruolo centrale dell’ormone

Comprendere l’origine dell’iperemesi gravidica è ritenuto essenziale anche per via dei possibili rischi: la condizione può associarsi a grave malnutrizione, con ricadute potenzialmente negative sulla salute della madre e del bambino.

Nel quadro della ricerca, il gene GDF15 emerge come elemento cardine. Il team aveva già identificato Gdf15, che codifica per un ormone, come fattore chiave della nausea in gravidanza. In questa fase, gli elementi rafforzano il modello basato sulla sensibilità all’ormone: in particolare, precedenti studi avevano mostrato che nelle donne esposte a livelli più bassi di Gdf15 prima della gravidanza, dovuti a una mutazione genetica, i sintomi risultano più severi; al contrario, livelli più elevati prima della gravidanza si collegano a nausea e vomito meno intensi.

iperemesi gravidica: identificati 10 geni, tra cui 6 nuovi

Nel complesso, lo studio evidenzia 10 geni associati all’iperemesi gravidica: 4 già noti e 6 appena identificati. L’associazione più marcata riguarda Gdf15, con livelli dell’ormone che aumentano in modo significativo durante la gravidanza. Gli altri geni individuati risultano coinvolti in processi connessi alla gravidanza, tra cui ormoni e sistemi collegati ad appetito e nausea, insulina e metabolismo, oltre a meccanismi di apprendimento e adattamento del cervello e ad alcuni esiti della gravidanza.

iperemesi gravidica e geni già noti: gdf15, gfral, igfbp7 e pgr

Le analisi indicano che i geni precedentemente identificati includono Gdf15; Gfral, responsabile della produzione del recettore dell’ormone Gdf15; Igfbp7 e Pgr, entrambi associati a processi legati allo sviluppo della placenta.

iperemesi gravidica e nuovi geni: fshb, tcf7l2, slitrk1, syn3, igsf11 e cdh9

Accanto ai geni noti, emergono sei nuove associazioni: Fshb, Tcf7l2, Slitrk1, Syn3, Igsf11 e Cdh9. Secondo i ricercatori, questi risultati offrono ulteriori indizi sulla biologia alla base dell’iperemesi gravidica e possono contribuire alla definizione di nuove modalità di intervento.

Tra i nuovi fattori, Tcf7l2 si distingue per essere un forte fattore di rischio genetico per il diabete di tipo 2 e per la sua associazione anche con diabete gestazionale. L’indicazione proposta è che possa influenzare il Glp-1, un ormone intestinale noto per il ruolo come target di farmaci antidiabete con proprietà associate alla riduzione del peso. Questo asse potrebbe incidere su glicemia, appetito e nausea, con la precisazione che il contributo durante la gravidanza non è ancora pienamente definito.

Genome-wide association study (gwas): come sono state trovate le associazioni

Le conclusioni derivano da un Genome-Wide Association Study (GWAS), un approccio che scansiona l’intero genoma per individuare differenze genetiche tra le donne che hanno sviluppato iperemesi gravidica e quelle che non l’hanno sviluppata. Questa strategia permette di collegare varianti genetiche a un rischio più elevato, contribuendo a costruire un quadro più dettagliato della condizione.

iperemesi gravidica e potenziali bersagli terapeutici: appetito, nausea e legami con altri esiti

Una parte rilevante delle associazioni genetiche coinvolge sistemi legati a appetito e nausea, oltre a meccanismi di plasticità cerebrale, intesa come la capacità del cervello di apprendere e adattarsi a nuove informazioni. I ricercatori ipotizzano che il cervello possa imparare ad associare specifici alimenti a una sensazione di malessere, con conseguenti avversioni persistenti durante la gravidanza, anche se sono indicati necessari ulteriori approfondimenti per verificare tale dinamica.

Lo studio rileva inoltre connessioni tra alcuni geni dell’iperemesi gravidica e altri esiti della gravidanza, inclusa una durata più breve della gravidanza e la preeclampsia, considerata una complicanza significativa. Questi elementi sono ritenuti utili per individuare nuovi bersagli e per orientare in futuro lo sviluppo di strategie terapeutiche più personalizzate.

metformina e gdf15: sperimentazione clinica per valutare la desensibilizzazione

Tra i passaggi successivi, Fejzo e il team hanno ricevuto l’approvazione per avviare una sperimentazione clinica sulla metformina. Il razionale si basa sul fatto che il farmaco, usato comunemente per il diabete, è noto per aumentare i livelli di Gdf15. Lo studio verificherà se l’assunzione di metformina prima della gravidanza possa favorire una desensibilizzazione dell’organismo all’ormone, con la possibile riduzione di nausea e vomito oppure con la prevenzione dell’iperemesi gravidica nelle donne che ne hanno già sofferto.

Personalità citate nello studio:

  • Marlena Fejzo
Categorie: SaluteTecnologia

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