Morire è un diritto per tutti: il caso wendy riapre il dibattito sul fine vita

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Morire è un diritto per tutti: il caso wendy riapre il dibattito sul fine vita

Una notizia proveniente dall’Inghilterra, con risvolti legati alla Svizzera, riaccende un confronto complesso e delicato sul suicidio assistito. La vicenda riguarda una donna che, pur essendo in salute, ha ottenuto l’autorizzazione a interrompere la propria vita tramite una procedura prevista in una clinica elvetica. Questa circostanza apre uno spazio di riflessione su un tema finora affrontato in modo frammentato, soprattutto concentrandosi su requisiti molto specifici.

suicidio assistito: il quadro di riferimento e i criteri in discussione

Nel dibattito nazionale, la partita politica e culturale tende a restare circoscritta all’idea di garantire il suicidio assistito soltanto a determinate condizioni: presenza di una capacità di intendere e volere, affezione da patologia irreversibile, percezione di sofferenze intollerabili e mantenimento della vita tramite trattamenti di sostegno. In altre parole, l’attenzione si concentra su casi in cui la fine della vita viene letta come risposta a un quadro clinico estremo, non come richiesta generica.

wendy duff e la scelta personale di morire

La vicenda della donna inglese consente di tornare al cuore del concetto formulato da Wendy Duff: “Voglio morire. Questa è la mia vita. Questa è la mia scelta”. Il punto centrale è l’idea di esistenza intesa non soltanto come dato biologico, ma come dimensione legata alla volontà e all’interpretazione del proprio diritto di decidere. Il legame tra vivere e dono viene spesso richiamato: la vita sarebbe “donata” e, proprio per questo, rifiutarla sarebbe visto come un gesto non accettabile.

La riflessione citata evidenzia anche un contrasto interno al modo di pensare la relazione tra vita e fede. Quando l’idea di un Dio creatore non è condivisa, l’accompagnamento della presenza sulla Terra con un gesto d’amore di un’entità superiore diventa più difficile da sostenere. Da qui nasce un’adesione razionale all’esistenza, non necessariamente vissuta come approvazione. Se vivere, in questa prospettiva, non appare come una scelta, allora anche il morire potrebbe essere percepito come l’unico ambito in cui la scelta torna a essere possibile, senza presentare la morte come conseguenza di un atto violento, descritto come l’unica strada per chi non desidera continuare a vivere per ragioni diverse.

le obiezioni: diritto di morire e timore dell’estensione

Gli oppositori alla scelta attribuita alla donna inglese sostengono che, concedendo un diritto di morire nei confronti di malati terminali, il principio rischierebbe di essere reclamato da chiunque desideri morire, indipendentemente dal contesto. L’obiezione più citata è l’idea che, se la possibilità fosse riconosciuta in qualunque circostanza, anche chi non intende invecchiare potrebbe rivendicare la stessa decisione.

La risposta riportata nel testo contesta questo scenario affermando che non esiste un dovere generalizzato di accettare il tempo della vecchiaia, in particolare quando esso si accompagna a sofferenza, malattia, dolore e al peso della caducità. L’argomentazione punta quindi a distinguere tra un’idea astratta di “diritto” e la realtà concreta della condizione umana.

enzo bianchi e la morte come scelta

All’interno della riflessione riportata compare il monaco Enzo Bianchi, citato come riferimento in Italia. Nel libro “Cosa c’è di là” viene formulato un passaggio che distingue la vita come ricezione e la morte come elemento riconducibile alle scelte umane. Il ragionamento sottolinea che la vita non viene data dalla persona, ma ricevuta senza la possibilità di sceglierla, mentre la morte rientrerebbe tra le scelte.

Il testo insiste sull’idea che, per gli esseri umani, la vita non sia un destino non evitabile, e che dunque possa risultare possibile darsi la morte. Nello stesso tempo viene richiamato un ostacolo culturale: nella tradizione spirituale che influenza la cultura e il pensiero, il gesto del decidere di morire o il farlo decidere ad altri viene considerato come il grande peccato.

personaggi citati

  • Wendy Duff
  • Enzo Bianchi
Morire dev’essere un diritto per tutti, senza essere per forza malati! Il caso Wendy riapra il dibattito

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