Minori e social: multe per genitori che non attivano i controlli del governo
Il dibattito sulla tutela dei minori dai social network torna al centro della scena politica: il governo guidato da Giorgia Meloni punta a introdurre multe ai genitori come leva per impedire l’accesso alle piattaforme da parte di chi ha meno di 15 anni. La misura, però, resta avvolta da incertezze, perché il testo ufficiale non risulta ancora disponibile e l’iter appare circondato da passaggi non chiariti. Intanto si intensificano le richieste di famiglie e associazioni, con proposte che mirano a innalzare l’età minima, rafforzare il controllo e mettere in discussione le logiche di profilazione e progettazione pensate per aumentare il tempo di permanenza in piattaforma.
multe ai genitori e accesso social sotto i 15 anni: cosa si prospetta
La proposta collegata al governo prevede l’introduzione di sanzioni amministrative verso i genitori in caso di mancato rispetto delle disposizioni, con l’obiettivo di vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. Sul punto, però, l’attenzione si concentra soprattutto sull’assenza di un testo ufficiale e sulla mancanza di confronti formali con le realtà chiamate a rappresentare le famiglie.
Dal Movimento italiano dei genitori (Moige) arriva una posizione netta: Antonio Affinita, direttore generale dell’associazione, dichiara di non aver ricevuto alcuna bozza della misura e di non risultare convocato per un confronto. In caso di conferma delle sanzioni, il Moige preannuncia un rifiuto senza compromessi: le multe sarebbero inaccettabili perché punirebbero la parte lesa, mentre l’uso di tecniche e algoritmi delle piattaforme mirerebbe a creare dipendenza e a diffondere contenuti dannosi ai danni dei figli.
iter in consiglio dei ministri: tempi stretti e confronto europeo
Secondo le ricostruzioni di stampa, il provvedimento dovrebbe arrivare in consiglio dei ministri nelle prossime settimane, attraverso un disegno di legge o un decreto. La cornice parlamentare, predisposta per l’approvazione, viene descritta come un testo che non riscalda gli ambienti di palazzo Chigi. In precedenza la proposta risultava ferma per mesi in commissione, con un iter protratto e condizioni che avrebbero reso il percorso ancora più incerto.
Un passaggio chiave riguarda l’esigenza di armonizzazione con l’Europa e l’obbligo di consultare Bruxelles, in relazione al Digital service act. In base alle tempistiche ipotizzate, il nodo centrale è la possibilità di completare tale confronto in tempi ristretti: scegliendo la via del decreto, la chiusura del dialogo con l’UE in poche settimane non appare lineare; con la scelta del disegno di legge, cresce invece il rischio di arrivare a fine legislatura senza un divieto considerato prioritario per proteggere i più giovani.
faccia a faccia con imprese e sistema parental control
Nel quadro delle misure, i genitori chiedono che lo Stato intervenga anche per sostenere l’educazione all’uso del digitale. Le associazioni delle famiglie, però, non risultano automaticamente coinvolte: le indicazioni riportate parlano di un incontro tra governo e imprese interessate dal provvedimento nei prossimi giorni, con riferimento al ministero delle imprese guidato da Adolfo Urso.
Tra i soggetti citati rientrano le piattaforme Meta, TikTok e Google. Sono inoltre indicati come possibili interlocutori rivenditori autorizzati, operatori di comunicazioni elettroniche e i genitori. Il punto operativo centrale riguarda l’obbligo, in capo ai genitori, di garantire l’attivazione del parental control; in caso contrario è previsto il ricorso a sanzioni amministrative.
Il sistema del controllo parentale viene collegato anche a funzioni già annunciate da Whatsapp. In particolare, viene richiamata la limitazione dell’uso del dispositivo a chiamate telefoniche (inclusi numeri di emergenza), l’invio e la ricezione di sms, l’uso limitato della messaggistica verso contatti autorizzati, il blocco di siti con contenuti pericolosi per lo sviluppo psicofisico e la memorizzazione dei siti visitati.
richieste Moige e associazioni: età minima a 16 anni e stop alle pratiche di dipendenza
Le richieste del Moige, in collaborazione con Anfn (Associazione nazionale famiglie numerose) e AGE (Associazione genitori), insieme a esperti come Alberto Pellai, Tonino Cantelmi e Giuseppe Lavenia, mirano a un impianto più incisivo. La prima richiesta è fissare l’età minima di accesso ai social a 16 anni, innalzando la soglia rispetto alla proposta basata sui 15 anni.
La motivazione viene collegata al Gdpr, che individua nei 16 anni l’età per il consenso digitale autonomo, e viene ricondotta alle scelte già effettuate o annunciate da Paesi come Australia, Malesia, Spagna, Nuova Zelanda e Indonesia. Nel comunicato, professionisti e associazioni richiamano anche letteratura scientifica per sostenere il rialzo dell’età.
carta d’identità elettronica come verifica obbligatoria
Tra gli strumenti proposti compare la Carta d’Identità elettronica (Cie) come verifica obbligatoria dell’accesso. L’obiettivo è rendere più stringente l’identificazione necessaria per consentire l’utilizzo delle piattaforme.
stop profilazione algoritmica e meccanismi per massimizzare il tempo in piattaforma
Il pacchetto di divieti delineato nelle richieste prevede due elementi principali rivolti ai grandi operatori dei social network. Il primo riguarda lo stop alla profilazione algoritmica dei minori: viene indicato che tracciare i comportamenti online avrebbe l’effetto di alimentare un circolo di dipendenza, agendo sul sistema dopaminergico del cervello in sviluppo.
Il secondo divieto riguarda la sospensione di pratiche come scroll infinito e notifiche continue, insieme ai meccanismi progettati per massimizzare la permanenza in piattaforma.
responsabilità civile e penale delle piattaforme per i danni tra 16 e 18 anni
Un’ulteriore richiesta rivolta al governo riguarda l’introduzione della piena responsabilità civile e penale delle piattaforme social per le azioni dei minori che risultino lesive dell’integrità psico-fisica nella fascia tra 16 e 18 anni.
posizione del Moige e nodo: ascolto delle imprese e recepimento emendamenti
La linea del Moige si concentra sulla contrarietà alle sanzioni verso i genitori, considerate inaccettabili perché sposterebbero l’onere della tutela su chi subisce l’effetto delle dinamiche digitali attivate dalle piattaforme. Sul versante operativo, l’incontro con le imprese e i passaggi legati al parental control si intrecciano con la necessità di definire un quadro normativo compatibile con l’impostazione europea.
Personaggi e rappresentanti citati:
- Giorgia Meloni
- Antonio Affinita
- Adolfo Urso
- Lavinia Mennuni
- Alberto Pellai
- Tonino Cantelmi
- Giuseppe Lavenia
