Milk sounding: sanzioni fino a 100mila euro per i prodotti vegetali
Una nuova stretta normativa mette al centro la tutela del Made in Italy puntando su trasparenza, tracciabilità e deterrenza contro frodi e agropirateria. Il punto focale riguarda anche il milk sounding, con un impianto sanzionatorio che, per impostazione e livello di rigidità, viene presentato come decisivo e al tempo stesso contestato da più parti. Il provvedimento, già approvato al Senato e successivamente licenziato alla Camera, introduce reati e sanzioni specifiche, incidendo su etichette, denominazioni e formulazioni usate per i prodotti di origine vegetale.
disegno di legge 2721 e obiettivi su trasparenza e deterrenza
Il testo del disegno di legge 2721, intitolato disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani, mira a rafforzare la protezione del sistema agroalimentare nazionale. Alla Camera dei deputati il provvedimento ha ottenuto il via libera con 154 voti favorevoli, 1 contrario e 110 astenuti. L’impianto è orientato a blindare il Made in Italy attraverso trasparenza e tracciabilità, accompagnate da una revisione del Codice Penale con meccanismi progettati per scoraggiare condotte fraudolente nel settore alimentare.
milk sounding: cosa prevede per i prodotti vegetali
Accanto alle misure generali, il provvedimento introduce una stretta sul milk sounding, riprendendo logiche già applicate al settore della carne e sviluppando un sistema di sanzioni ad hoc. In base alle regole europee richiamate, un regolamento UE del 2013 vietava l’utilizzo del termine “latte” per prodotti non di origine animale. Tale impostazione è stata anche confermata da una sentenza della Corte di Giustizia UE. Per questo motivo, sugli scaffali compaiono diciture come “bevande di avena” e “bevande di soia”, con specifiche eccezioni.
eccezioni già ammesse: pat e riferimenti ai latticini
La cornice precedente consentiva alcune deroghe. Tra le eccezioni figurano i Pat (prodotti agroalimentari tradizionali), il latte di cocco e il latte di mandorla. Inoltre, erano ammessi riferimenti a latticini (ad esempio yogurt, burro e formaggio) per prodotti vegetali, purché accompagnati da un’indicazione sull’origine non animale del prodotto.
cosa cambia davvero in legge italiana: divieti più ampi
Rispetto al quadro precedente, la legge italiana prevede un divieto più esteso: sarà vietato anche il riferimento ai latticini, con o senza specifiche, limitando le eccezioni ai Pat e ai casi previsti, come il burro di cacao. La modifica incide direttamente su come vengono descritte le categorie di prodotti plant based, con un impatto dichiarato sul modo in cui l’informazione commerciale viene percepita dal mercato.
sanzioni fino a 32mila euro e fino al 3% del fatturato
La misura introduce sanzioni che possono arrivare fino a 32mila euro o fino al 3% del fatturato dell’azienda sanzionata, con un tetto massimo di 100mila euro. È inoltre previsto il sequestro della merce e di ogni materiale o supporto attraverso cui risulta commessa la violazione, ai fini di confisca e distruzione.
no pagamento in misura ridotta e sanzioni anche per “formulazioni negative”
Non sarà più consentito il pagamento in misura ridotta. I produttori potranno essere sanzionati anche per formulazioni negative, ovvero per i casi in cui il termine latte o yogurt venga impiegato per specificare che si tratta di un prodotto diverso. Il provvedimento indica esempi come “alternativa vegetale al latte” e “sostituto del latte”, che non potranno più essere utilizzati.
reati e sanzioni: frode alimentare, segni mendaci e contraffazione
Il provvedimento introduce o rafforza fattispecie penali collegate alla tutela dei prodotti alimentari. Vengono previsti reati di frode alimentare e commercio con segni mendaci, con pene detentive fino a 18 mesi, che salgono a 4 anni per la contraffazione di Dop e Igp. Il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta, già contemplato dal codice, prevede sanzioni da 1 a 4 anni (in precedenza 2 anni) e multe da 10mila a 50mila euro (prima fino a 20mila euro).
agropirateria, falso biologico e devoluzione dei prodotti sequestrati
Aggravanti specifiche sono previste per agropirateria e falso biologico. Inoltre, si stabilisce l’obbligo di devolvere i prodotti sequestrati ma commestibili a enti caritatevoli.
tracciabilità e controlli: piattaforme, riforme e cabina di regia
Sul piano amministrativo, le sanzioni vengono parametrate al fatturato aziendale. Per la filiera bufalina è indicata la creazione di una piattaforma di tracciabilità pensata per contrastare triangolazioni illecite. Per la pesca, il sistema sanzionatorio viene riformato in base all’impatto ambientale. La gestione dei controlli viene coordinata tramite una nuova Cabina di regia presso il Masaf, con l’obiettivo di eliminare duplicazioni e inefficienze.
dichiarazioni di Governo e parlamentari: motivazioni e contestazioni
Il provvedimento è stato presentato come necessario per rafforzare la tutela del sistema agroalimentare nazionale e per contrastare frodi e contraffazioni. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha sottolineato che la legge sarebbe rimasta “nei cassetti” per oltre dieci anni, affermando di averla resa operativa anche raccogliendo indicazioni dal mondo associativo e dalle forze dell’ordine. Tra le motivazioni indicate, compare anche il collegamento con la giornata del Made in Italy.
Rastrelli: difesa del patrimonio agroalimentare e identitario
Il senatore Sergio Rastrelli, di Fratelli d’Italia, qualifica il provvedimento come un passo storico nella difesa del patrimonio agroalimentare e dell’identità del settore.
Evi (Pd): contestazione sulla “crociata” contro i prodotti vegetali
Eleonora Evi, deputata del Pd, definisce la misura come “ennesima crociata” ai danni dei prodotti vegetali. Nel merito, viene richiamato il confronto con la carne coltivata e la volontà di bloccare un cambiamento culturale ritenuto ormai diffuso, secondo la contestazione proposta. In aula, la parlamentare segnala un paradosso, chiedendo la differenza tra “latte di avena” (dicitura vietata) e “latte di mandorla” (consentita).
emendamenti respinti e critica Lav-Lega: rischio di colpire comunicazioni trasparenti
Alla Camera risultano respinti emendamenti presentati dal deputato Giuliano del M5S, tra cui la proposta di introdurre criteri minimi di proporzionalità. La Lav-Lega antivivisezione contesta la misura descrivendola come un regime sanzionatorio sproporzionato, autonomo e più rigoroso rispetto al quadro europeo. La critica riguarda l’allargamento delle condotte sanzionabili, includendo casi in cui le denominazioni sarebbero accompagnate da indicazioni sull’origine vegetale o da formulazioni definite “negative” come “non-latte” e “non-burro”. Nel quadro della contestazione viene segnalato anche il rischio di colpire comunicazioni considerate trasparenti e non ingannevoli.
Illengo (Area Alimentazione Vegana): obiettivo di scoraggiare un mercato in espansione
Domiziana Illengo, responsabile dell’Area Alimentazione Vegana, collega la misura all’intento di scoraggiare un mercato in crescita, indicato come acquistato nel 2024 da oltre 15 milioni di famiglie. La conseguenza operativa richiamata riguarda la necessità, per i produttori italiani, di valutare cambio di packaging o marchi registrati per evitare l’esposizione a sanzioni.
posizionamento rispetto all’Europa: anticipi e voto europeo collegato
Il provvedimento viene descritto come una risposta emersa in tempi più rapidi rispetto a quanto previsto a livello europeo. In prospettiva, viene indicato che nel Parlamento Europeo ci sarebbe il voto in plenaria sulla misura che vieta 31 termini associati alla carne per indicare prodotti di origine vegetale. Viene richiamato l’accordo raggiunto a marzo, presentato come sintesi tra una proposta francese ritenuta più restrittiva e una posizione della Commissione con divieti su 29 denominazioni, in continuità con iniziative simili già respinte nel 2020.
richiami sul tema consumo di carne e produzione etica
Nel confronto riportato, Eleonora Evi afferma che, secondo la critica, invece di agire sulla riduzione del consumo di carne e derivati per benefici su ambiente, clima e salute pubblica, il governo introdurrebbe pene verso chi produce in modo etico e sostenibile prodotti vegetali. La posizione sostiene l’idea che il tema sia ricondotto a un rischio percepito di possibile inganno del consumatore davanti a prodotti plant based.
figure citate nel provvedimento e nel dibattito
Sono presenti riferimenti a soggetti istituzionali e politici che commentano la misura e ne discutono i contenuti.
- Francesco Lollobrigida
- Sergio Rastrelli
- Eleonora Evi
- Giuliano (M5S)
- Domiziana Illengo
- Céline Imart
