Italia e germania bloccano la sospensione dellaccordo ue israele
Il confronto interno all’Unione europea su Israele torna a intensificarsi mentre, al Consiglio Affari Esteri in corso a Lussemburgo, si forma una spaccatura politica su come rispondere alla decisione di interrompere l’accordo di associazione tra Ue e Israele. Il dibattito non riguarda solo il merito della misura, ma soprattutto il segnale da inviare: una parte dei Paesi spinge per un intervento immediato e concreto, mentre un’altra mantiene un approccio più prudente pur criticando la condotta israeliana in diversi scenari.
spaccatura ue su israele: due linee sulla sospensione dell’accordo
All’interno del Consiglio Affari Esteri si stanno delineando due posizioni. La prima è favorevole all’interruzione, guidata dalla Spagna del socialista Pedro Sanchez. La seconda, pur riconoscendo l’aggressività e le criticità riferite a Iran, Libano e Palestina, non manifesta la volontà di inviare un primo messaggio di condanna in nome dell’Europa.
Nel secondo gruppo, secondo indiscrezioni, rientrerebbero anche Italia e Germania, insieme a Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovacchia e Ungheria. La Grecia, invece, viene descritta come meno definita, mantenendo una posizione ambigua.
precedenti negoziali: l’unanimità e il precedente rifiuto
La questione era già stata discussa dai capi di Stato e di governo un anno prima, quando una proposta dei Paesi Bassi aveva ottenuto il via libera di 17 Paesi su 27. Per arrivare all’applicazione della misura è però necessaria l’unanimità. In quell’occasione, tra i Paesi contrari risultarono anche Roma e Berlino, con posizioni che nel quadro descritto risultano immutate.
italia e germania nella linea prudente: sospensione considerata “inappropriata”
La Germania, già nelle settimane precedenti, ha annunciato un orientamento che contrasta la sospensione. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha definito la misura “inappropriata”.
Secondo quanto riportato, Wadephul sostiene che la sospensione dell’accordo Ue-Israele sia inadeguata, pur sottolineando la necessità di un confronto diretto con Israele. La Germania afferma di aver espresso critiche sulla reintroduzione della pena di morte, di avere una posizione netta sulla violenza dei coloni e di attendersi che il governo israeliano affronti tali questioni in modo più chiaro e fermo. Viene indicata inoltre una linea esplicita sul rispetto del diritto internazionale, con l’assenza di spazio per annessioni in Cisgiordania.
accordo all’unanimità: scetticismo e percorso alternativo
Nei sostenitori dell’iniziativa si registra un certo scetticismo. La ministra degli Esteri irlandese Helen McEntee ha dichiarato di non essere sicura di raggiungere un accordo su dettagli specifici, auspicando però che nella prossima agenda del Consiglio si individuino temi su cui agire.
Anche l’Alto rappresentante per la Politica Estera Kaja Kallas ha espresso lunedì un giudizio di difficoltà: secondo quanto riportato, l’intesa all’unanimità sulla sospensione sarebbe altamente improbabile. La discussione, sostiene Kallas, richiede l’unanimità per la sospensione dell’accordo di associazione. Allo stesso tempo, vengono citate altre misure che prevedono la maggioranza qualificata, con parametri indicati in almeno 55% degli Stati membri, almeno 15 Paesi su 27 che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Ue. L’idea presentata è di valutare la possibilità di procedere su questa strada per esercitare pressione su Israele.
spagna e coalizione: “l’europa si gioca la sua credibilità”
La Spagna mantiene una posizione ferma e considera l’interruzione un passaggio che l’Europa non può permettersi di perdere. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares Bueno, entrando al Consiglio Ue, ha dichiarato che “l’Europa si gioca la sua credibilità”.
Nel quadro della proposta spagnola, la discussione riguarda la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele in base all’articolo 2, che richiede il rispetto dei diritti umani. Albares Bueno afferma che, rispetto all’ultima volta in cui il tema fu discusso in Europa, Israele avrebbe continuato ad avanzare nella spirale della guerra, con un peggioramento complessivo.
contesti citati: libano, cisgiordania e gaza
La posizione spagnola descrive scenari specifici. Nel Sud del Libano viene richiamato un “ordine illegale di espulsione” della popolazione e un “ordine di non tornare” nelle case, insieme a bombardamenti indiscriminati contro obiettivi civili. In Cisgiordania, secondo quanto riportato, si evidenzierebbe una espansione della violenza insieme a insediamenti illegali dei coloni. A Gaza vengono menzionate violazioni sistematiche del cessate il fuoco e una “fase due” di cui non sarebbe definita la direzione, oltre a violazioni dei diritti umani attribuite a Israele.
La richiesta finale, nel perimetro descritto, è l’invio di un segnale forte. Finché la condotta non cambia, viene indicata l’impossibilità di mantenere gli stessi rapporti con Israele.
belgio e svezia: azioni anche parziali e stop commerciale
Nel quadro delle posizioni favorevoli a un intervento, il Belgio ha avanzato la richiesta da “diversi mesi” di una sospensione almeno parziale dell’accordo di associazione. Il ragionamento riportato riconosce che una sospensione totale potrebbe risultare difficile per l’eterogeneità delle posizioni degli Stati membri, ma sostiene la necessità di poter agire per influenzare il dibattito.
La motivazione addotta include l’espansione degli insediamenti, un aumento della violenza tra i coloni a livelli definiti senza precedenti e l’adozione di una legge sulla pena di morte, considerate attacchi ai principi dei diritti umani e ai valori. Da questa impostazione deriva l’idea che l’accordo di associazione debba tornare “sul tavolo”.
misure a maggioranza qualificata: commercio e insediamenti illegali
Tra le iniziative praticabili a maggioranza qualificata viene citato lo stop all’accordo commerciale relativo agli insediamenti illegali in Cisgiordania. Il progetto sarebbe sostenuto anche dalla Svezia.
La ministra degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard ha indicato che la Svezia è molto preoccupata per gli sviluppi in Cisgiordania e per l’espansione degli insediamenti, spiegando che con la Francia è stato presentato un documento informale con proposte per limitare gli scambi commerciali con gli insediamenti. Sono inoltre attese discussioni sul tema nel corso della giornata.
iran e cessate il fuoco: preoccupazione per l’instabilità nella regione
Il confronto affronta anche la dimensione legata all’Iran. La ministra svedese afferma di essere molto preoccupata per gli sviluppi, sottolineando che l’instabilità rappresenta una minaccia per la regione e, in prospettiva, anche per l’Europa. Nel quadro riportato, viene espresso l’auspicio che i colloqui in programma in Pakistan portino risultati, con l’obiettivo di prolungare il cessate il fuoco e invitando tutte le parti a ridurre la tensione.
figure politiche citate nel confronto
Nel quadro delle posizioni riportate emergono i seguenti nominativi coinvolti o citati direttamente nelle dichiarazioni:
- Pedro Sanchez
- José Manuel Albares Bueno
- Johann Wadephul
- Helen McEntee
- Kaja Kallas
- Maria Malmer Stenergard
