Iran: perché trump e netanyahu hanno perso la guerra e cosa cambia per il mondo unipolare

• Pubblicato il • 5 min
Iran: perché trump e netanyahu hanno perso la guerra e cosa cambia per il mondo unipolare

Un esito militare in Iran viene presentato come un punto di svolta capace di ribaltare l’impostazione aggressiva di più attori regionali e internazionali. Se le azioni portate avanti verso il Libano non riusciranno a mutare il corso degli eventi, la guerra descritta contro l’Iran viene interpretata come conclusa con la sconfitta degli aggressori e con la vittoria dell’aggredito. Sul piano geopolitico, il risultato viene indicato come rilevante, con effetti che segnerebbero un declino del ruolo statunitense e aprirebbero la strada a un ridimensionamento della posizione di Israele in Medio Oriente.

declino degli usa e fine del mondo unipolare

La sconfitta degli aggressori viene collegata al superamento del modello di dominio unipolare. Dopo il venir meno della capacità di imporre risultati attraverso la forza, si sostiene che il mondo unipolare sia archiviato e che inizi a prendere forma un possibile passaggio verso relazioni più equilibrate tra stati e popoli, anche oltre la sfera economica. Il contesto descritto attribuisce importanza a un mutamento strutturale: non più un’unica potenza in grado di dettare regole e condizioni, ma la concreta possibilità di un assetto multipolare.

1) nato est e guerra in donbass come elementi chiave

Nel quadro indicato, gli Stati Uniti avrebbero prima consolidato la propria influenza espandendo la Nato verso est, creando le condizioni per una pressione militare contro la Russia nella regione del Donbass. La guerra nel Donbass, invece di produrre il risultato atteso, viene descritta come un fattore che conferma che la Nato non avrebbe supremazia militare sulla Russia.

2) donbass e dedollarizzazione del commercio mondiale

Secondo la ricostruzione proposta, l’effetto decisivo del conflitto sarebbe legato all’obbligo, per la Russia, di cercare canali alternativi al dollaro per vendere materie prime. Da qui nasce l’indicazione di una traiettoria più ampia: la dedollarizzazione del commercio mondiale e la conseguente messa in discussione del privilegio statunitense risalente al 1971.

3) presidenza trump, petrolio e tentativo di separare russia e cina

La presidenza Trump viene descritta come impegnata a cercare di separare la Russia dalla Cina, con un tentativo di porre fine alla guerra nel Donbass senza riuscirci. Sullo sfondo viene richiamata una nuova tattica: l’impiego della forza militare convenzionale con l’obiettivo di ottenere controllo su larga parte dei giacimenti di petrolio. Questo orientamento viene collegato al tentativo di sostenere la situazione di economia e debito statunitense.

4) rapimento di maduro e aggressione all’iran: minaccia alla pace

Nel quadro descritto rientra anche il rapimento del Presidente Maduro e l’aggressione all’Iran, considerate mosse connesse alla medesima impostazione. L’avvio del conflitto viene fatto coincidere con l’esistenza di positive trattative, e l’aggressione viene presentata come un segnale capace di far emergere, a livello globale, gli Stati Uniti e Israele come principale minaccia alla pace e alla convivenza basata su regole. Le minacce attribuite a Trump, pur descritte come espressione di un “delirio” delle classi dominanti dell’imperialismo in crisi, vengono utilizzate per sottolineare la distanza tra retorica e capacità di produrre stabilità.

5) tregua e accordo di pace: limiti della superiorità militare e rischio per gli alleati

La tregua finalizzata alla definizione di un accordo di pace viene interpretata come una conferma: la superiorità militare statunitense non sarebbe sufficiente a sconfiggere una nazione di media potenza determinata a resistere. Nello stesso passaggio emerge anche un limite ulteriore: si afferma che gli Stati Uniti non sarebbero in grado di difendere gli alleati. Il contraccolpo viene indicato come destinato a farsi sentire nel tempo, anche oltre l’area immediata.

In aggiunta, viene sottolineato un colpo rilevante al controllo degli stretti e quindi alla sovranità sul dominio dei mari e sul commercio mondiale, elemento descritto come distintivo del dominio unipolare statunitense. In questa prospettiva, viene affermato che lo Stretto di Hormuz non sarebbe più nella disponibilità delle cannoniere USA.

6) fallimento del tentativo di appropriazione del petrolio iraniano e pressione sul debito

Sul terreno economico, il tentativo di appropriarsi del petrolio iraniano viene descritto come fallito. Con il mancato ottenimento di un “sottostante”, si sostiene che venga meno uno strumento utile a garantire il debito pubblico statunitense. Il problema viene attribuito non alle sole scelte di Trump, ma a un quadro più ampio: gli Stati Uniti vivrebbero da decenni sulle spalle del resto del mondo, mentre una parte rilevante del contesto internazionale non sarebbe più disponibile a continuare a sostenere quel modello, con l’indicazione di una eccezione rappresentata dall’Unione Europea.

La conseguenza prospettata è un’accelerazione della dedollarizzazione invece del rilancio del petrodollaro. Questo passaggio viene collegato a una crisi economica e finanziaria degli Stati Uniti che tenderebbe ad aggravarsi.

esito complessivo e passaggio di fase verso un mondo multipolare

Nel quadro complessivo, la capacità dell’imperialismo statunitense di uscire da una fase di declino tramite l’uso di potenza militare convenzionale viene descritta come sconfitta. Si ipotizzano ulteriori scossoni, con la possibilità che tra élite politiche israeliane o statunitensi si possa giungere, in un contesto estremo, a ricorrere a armi nucleari, evocando l’idea di una decisione catastrofica e indiscriminata. La narrazione attribuisce però all’esito in Iran un valore storico concreto: viene indicato come un passaggio di fase in cui i Brics avrebbero vinto, a favore di un mondo multipolare.

Al termine, viene presentato un indirizzo operativo: costruire una “Altra Europa” al posto dell’attuale Unione Europea e fermare il governo israeliano descritto come responsabile di continuare un’opera di genocidio, insieme all’occupazione della Cisgiordania e del Libano, ricondotta all’obiettivo della Grande Israele. Il lavoro, nella ricostruzione proposta, non mancherebbe ma si parte da una situazione migliore rispetto a un mese precedente.

personaggi citati

  • Donald Trump
  • Presidente Maduro
Perché Trump e Netanyahu hanno perso la guerra in Iran: è la fine del mondo unipolare
Categorie: Politica

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