La Cassazione conferma la condanna per il caso Roggero: ecco le ragioni
Il caso Roggero, gioielliere condannato per omicidio volontario dopo la morte di due rapinatori, ruota attorno a una sequenza di pochi istanti: il passaggio tra il termine della rapina e l’arrivo degli spari nel parcheggio. In quella fascia temporale i giudici di primo e secondo grado, fino alla Cassazione, hanno individuato il punto di rottura tra legittima difesa e una reazione qualificata come atto offensivo.
caso roggero: il confine tra legittima difesa ed “esecuzione”
Il nodo centrale, valutato dai magistrati, riguarda il momento in cui la forza armata è stata impiegata. Le sentenze hanno misurato il passaggio da un pericolo ancora percepito a un pericolo ritenuto non più attuale. Secondo quanto ricostruito, la reazione sarebbe scattata quando i rapinatori stavano ormai tentando di allontanarsi, rendendo, per i giudici, l’intervento dei colpi non più difensivo.
Il verdetto della Cassazione è arrivato dopo decisioni conformi dei giudici dei gradi precedenti, in un contesto che ha acceso anche il dibattito politico.
rapina, inseguimento e spari nel parcheggio
La vicenda risale al 28 aprile 2021. Tre uomini, con il volto coperto, entrarono nella gioielleria di Mario Roggero a Gallo di Grinzane Cavour. I rapinatori erano armati di coltello e di una pistola, poi risultata un’arma giocattolo. La minaccia fu rivolta al commerciante, alla moglie e alla figlia, con la consegna di gioielli e denaro custoditi nella cassaforte.
Completato il colpo, i tre uscirono dal retro del negozio per raggiungere l’auto destinata alla fuga. È in quel momento che Roggero prese la propria pistola, legalmente detenuta, e li inseguì nel parcheggio, esplodendo diversi colpi contro la vettura.
La difesa ha sostenuto che il gioielliere avesse agito convinto che il pericolo fosse ancora presente, dopo un episodio percepito come una minaccia alla vita e all’incolumità dei familiari. Per l’accusa e per i giudici, invece, la fase dell’aggressione risultava già conclusa: la reazione armata venne letta come azione offensiva e non più come risposta necessaria.
Durante la requisitoria del processo di primo grado, quanto avvenuto dopo la rapina fu descritto come “esecuzione”, contestando la ricostruzione basata sulla legittima difesa.
condanne per le vittime e per il terzo componente della banda
Da questa impostazione è derivata la decisione che ha riconosciuto la responsabilità di Roggero per la morte di Giuseppe Mazzarino, 58 anni, e di Andrea Spinelli, 44 anni. La stessa ricostruzione ha portato anche alla condanna per tentato omicidio nei confronti di Alessandro Modica, rimasto ferito.
legittima difesa: cosa prevede la legge italiana
La disciplina della legittima difesa è contenuta nell’articolo 52 del Codice penale, con modifiche sostanziali introdotte dalla legge n. 36 del 2019. La norma indica che non è punibile chi commette un fatto per difendere un proprio o altrui diritto quando è costretto dalla necessità di respingere un’aggressione ingiusta.
Il principio guida è la necessità: la reazione deve servire a neutralizzare un pericolo attuale e non può trasformarsi in una ritorsione contro chi ha già cessato l’azione offensiva. La riforma del 2019 ha inciso in modo rilevante sulla cosiddetta legittima difesa domiciliare, rafforzando la tutela di chi reagisce nella propria abitazione o nel luogo in cui svolge un’attività commerciale.
difesa nel domicilio e nei luoghi di lavoro: presunzione e ruolo del giudice
La normativa prevede una presunzione di proporzionalità quando l’aggressione avviene in un domicilio, nozione che include anche luoghi di lavoro come negozi e attività commerciali. In tali contesti, quando una persona usa un’arma legittimamente detenuta o un altro mezzo idoneo per difendersi da un intruso, la legge riconosce una protezione più ampia se risultano presenti un pericolo di aggressione fisica o di furto e se l’aggressore non desiste.
La presunzione non esclude l’analisi giudiziaria. Ogni episodio viene esaminato attraverso elementi concreti: dinamica dell’aggressione, condotta delle persone coinvolte, momento della reazione e rapporto tra offesa e difesa. Nel caso Roggero, la difesa non è stata negata per la natura della rapina in sé, ma per la valutazione temporale: secondo i giudici, gli spari sarebbero arrivati quando il pericolo non era più attuale.
grave turbamento e eccesso colposo di legittima difesa
Tra i cambiamenti introdotti dalla legge del 2019 compare anche il riferimento al grave turbamento. La norma stabilisce che non sia punibile per eccesso colposo di legittima difesa chi ha agito in una situazione di particolare alterazione emotiva causata dal pericolo in atto.
La finalità è considerare lo stato psicologico di chi subisce un’aggressione improvvisa e violenta, includendo paura e disorientamento che possono incidere su scelte prese in pochi istanti. Resta comunque necessario un legame tra lo stato di turbamento e una condizione di pericolo ancora presente.
La riforma prevede anche una tutela economica nei procedimenti penali per eccesso colposo di legittima difesa: per gli assolti è previsto gratuito patrocinio, con anticipazione delle spese legali da parte dello Stato.
precedenti giudiziari sul confine tra difesa e reazione eccessiva
Il caso Roggero si inserisce in una serie di decisioni in cui i tribunali hanno valutato il confine tra legittima difesa e reazione eccessiva. In più circostanze la differenza è stata ricondotta a elementi determinanti, soprattutto al tempo in cui viene impiegata la forza e all’esistenza di un pericolo ancora in corso.
precedenti: riconoscimento della difesa, eccesso colposo e assoluzioni
Nel 2017, Mario Cattaneo, titolare di un’osteria a Casaletto Lodigiano, sparò contro un ladro entrato nel locale durante la notte. In un primo momento venne accusato di omicidio volontario, poi la contestazione venne ridimensionata in eccesso colposo di legittima difesa. La Corte d’Appello di Milano lo assolse ritenendo che Guerre e condizioni avessero determinato una situazione con forte turbamento, anche per la presenza di familiari e per l’ambiente.
Nel 2003 Giovanni Petrali reagì a una rapina nel suo bar-tabacchi a Milano. Dopo aver sparato all’interno del locale, inseguì i rapinatori e colpì uno dei due, uccidendolo; l’altro rimase ferito. Condannato in primo grado per omicidio colposo, fu assolto in appello per legittima difesa putativa, poiché secondo i giudici aveva ritenuto, anche se erroneamente, che vi fosse ancora un pericolo.
Nel 2015, precedente alla legge del 2019, il benzinaio Graziano Stacchio intervenne durante una rapina a una gioielleria vicino al suo distributore, sparando contro i malviventi e uccidendone uno. La Procura chiese l’archiviazione dell’indagine ritenendo che la reazione fosse avvenuta quando la minaccia era ancora in atto.
precedenti: episodi di reazione armata in attività e dinamiche diverse
Nel 2018 Fredy Pacini, titolare di un’officina a Monte San Savino, uccise un ladro entrato nella sua attività. L’uomo dormiva nell’officina dopo aver subito numerosi furti. Dopo le indagini, il procedimento venne archiviato.
persone coinvolte nel caso roggero
Nel procedimento collegato al caso Roggero risultano indicati i seguenti nominativi:
- Mario Roggero
- Giuseppe Mazzarino
- Andrea Spinelli
- Alessandro Modica
