Inchieste e logica tutto e subito contro glovo: perché serve cambiare

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Inchieste e logica tutto e subito contro glovo: perché serve cambiare

Un sistema costruito sulla velocità delle consegne e sull’accesso immediato agli acquisti sembra, all’apparenza, offrire un servizio essenziale e comodo. Dietro la piattaforma, però, emergono profili di organizzazione del lavoro che pongono al centro temi come sfruttamento, caporalato digitale e paghe estremamente basse. La questione ruota attorno a Glovo e alla gestione dei riders, descritta come rigida nel controllo dell’attività e collegata a condizioni di lavoro indicate come incompatibili con i principi costituzionali.

glovo e riders: accuse su sfruttamento e caporalato digitale

Nel racconto delle criticità viene riportato un passaggio da una newsletter di Radio Popolare datata 9 febbraio 2026, con l’affermazione che 40.000 riders lavorerebbero con paghe da “fame” e che la società, insieme al suo amministratore unico, risulterebbe indagata. I rilievi descrivono lo sfruttamento del lavoro e un presunto caporalato “digitale”, basato sul sistema di gestione delle consegne.

La ricostruzione evidenzia, in particolare, un’organizzazione del lavoro in cui i riders riceverebbero 2-3 euro a consegna e sarebbero soggetti a un controllo molto serrato della loro attività. Il quadro viene collegato a un’asserita violazione dell’articolo 36 della Costituzione, facendo riferimento allo stato di bisogno dei lavoratori, indicati come praticamente tutti stranieri.

assodelivery e ug l: contratti per la gestione del lavoro autonomo

Accanto alle accuse, viene richiamata la posizione dell’associazione di impresa Assodelivery, descritta come realtà che include Deliveroo e Glovo. Nella descrizione fornita, Assodelivery avrebbe siglato un contratto con il sindacato UGL, sostenendo la tutela della natura autonoma di questo tipo di lavoro.

espansione di glovo: numeri di mercato e continuità aziendale

Per inquadrare la logica operativa viene riportata una sintesi delle informazioni presenti sul web: Glovo viene presentata come una super app per consegne rapide, pensata per facilitare l’acquisto di beni di prima necessità e capricci quotidiani, con consegna a domicilio. In Italia il servizio sarebbe presente in oltre 800 città e raggiungerebbe il 65% della popolazione.

Nel quadro di crescita viene citato anche un traguardo di lunga durata: a maggio 2015 l’azienda avrebbe celebrato il suo X anniversario e avrebbe superato 1 miliardo di ordini nel mondo. L’espansione viene indicata come aggressiva, ma viene anche sottolineata una fragilità percepita.

Il testo riporta inoltre dati di bilancio: nel 2021 sarebbe registrata una perdita di 40 milioni su un fatturato di 114 milioni, con dubbi significativi sulla continuità aziendale. La forza lavoro sarebbe composta in larga maggioranza da riders autonomi, con indicazione che oltre 120.000 utilizzino la piattaforma per le consegne.

giustizia e controllo del lavoro: perché una sentenza non basterebbe

La riflessione centrale propone che la risposta non possa essere affidata esclusivamente alla giustizia. La domanda posta è se sia sufficiente una Procura attiva, citando Milano, e si sostiene che un intervento solo giudiziario non modifichi automaticamente l’impianto economico e sociale che produce le criticità.

esperienza ispettiva e ruolo del sindacato

La prospettiva viene rafforzata richiamando un’esperienza professionale nel settore del lavoro: il testo dichiara un percorso come medico del lavoro e la presenza a Milano da circa 43 anni, in un contesto in cui si citano la “classe operaia” e la Clinica del Lavoro. Viene riportato che, negli anni di attività in organismi di vigilanza, si sarebbe compreso che il potere ispettivo, da solo, risultava insufficiente per coprire tutto il territorio e tutte le aziende.

Secondo la ricostruzione, gli obiettivi duraturi nel tempo sarebbero stati possibili grazie a una presenza diffusa del sindacato e al fatto che i lavoratori fossero sindacalizzati e combattivi. Vengono richiamati concetti come soggettività operaia, non monetizzazione del rischio e non delega, elementi indicati come determinanti per mantenere efficacia nel tempo.

memoria storica, cambiamento sociale e lavoro mediato dall’ia

Nel testo viene collegata la perdita di efficacia alla mancanza di trasmissione della cosiddetta memoria storica da figure più esperte ai giovani, con un conseguente quadro definito come desolante. La descrizione afferma che l’ambito sociale non sarebbe più governato dalla Politica, definita come arte di gestione delle relazioni di potere e del bene comune, ma da una economia considerata sempre più dominante.

Si evidenzia inoltre un cambiamento nelle relazioni umane, sempre più virtuali, con attività gestite in remoto e con una “intelligenza artificiale” definita “perfida”. Il richiamo al caporalato digitale viene collegato all’idea che la questione non possa cambiare solo attraverso una sentenza destinata, secondo la tesi esposta, a venire rapidamente dimenticata.

acquisti su piattaforma e perdita di rapporto diretto

Nel testo emerge un’osservazione sull’organizzazione degli acquisti: viene prospettato che un vero cambiamento richieda una comprensione collettiva e un rifiuto di ordinare sulle piattaforme per ottenere tutto con immediatezza, includendo beni di prima necessità e desideri quotidiani. L’argomento sostiene che dietro le consegne ci sarebbero uomini “schiavi” che effettuano il lavoro.

Viene anche ricordato l’impatto dei supermercati, descritti come responsabili della perdita del rapporto diretto con il venditore e della chiusura di negozi di quartiere, dove si scambiavano anche brevi conversazioni. La mancanza di tempo e la fretta vengono indicate come fattori che rendono più difficile uscire di casa, cercare i prodotti e creare contatto umano con chi fornisce la merce.

partecipazione collettiva e limiti della sola pena

La conclusione afferma che un cambiamento duraturo dovrebbe coinvolgere l’insieme della società, basandosi sulla capacità di “prendersi per mano” anche in senso fisico e diretto. Ne deriva l’idea che giustizia e pena, da sole, non siano sufficienti a trasformare la società, specialmente per chi lavora accanto e per le generazioni future.

parole finali sulla comprensione popolare

Il testo chiude con una domanda sulla possibilità che il popolo comprenda la necessità di cambiare strada, associando la riuscita a una risposta collettiva.

figure citate nel testo

  • Massimo Alberti (Radio Popolare)
  • Giuseppe Leocata
  • UGL
  • Assodelivery
  • Deliveroo
  • Amazon
  • Milano (Procura richiamata)
Contro Glovo e la logica del ‘tutto e subito’ non bastano le inchieste: cambiamo noi

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