Francia addio a windows per linux scelta di sovranità digitale

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Francia addio a windows per linux scelta di sovranità digitale

La Francia avvia un cambiamento tecnologico di grande impatto: la pubblica amministrazione abbandonerà gradualmente Windows, orientandosi verso Linux e quindi verso software open source. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza da strumenti legati a Stati Uniti, con un percorso che richiede tempi lunghi per coinvolgere tutti i dipendenti pubblici.

La decisione si collega a motivazioni operative e, soprattutto, a questioni di autonomia e sicurezza nazionale discusse anche in sede istituzionale. Parallelamente, il contesto europeo mostra ritardi e una forte presenza di fornitori extra Ue nel settore software e cloud.

francia addio a windows: transizione verso linux nella pubblica amministrazione

La Direzione interministeriale per gli affari digitali ha comunicato il passaggio in un seminario tenutosi a bercy. Il progetto prevede una migrazione graduale, con tempi che possono estendersi per diversi anni per completare lo spostamento dei sistemi utilizzati dai dipendenti pubblici.

Durante l’incontro è stato posto l’accento sul principio secondo cui il governo non intende limitarsi ad ammettere la propria dipendenza, ma punta a riprendere il controllo del percorso digitale. Entro autunno, ogni ministero presenterà programmi per emanciparsi dalle soluzioni extra europee.

sicurezza nazionale e dati: il confronto sul ruolo di microsoft

La questione non riguarda solo la scelta di un sistema operativo, ma si estende alla protezione dei dati e alla sicurezza nazionale. Il tema è stato discusso anche al senato francese in un’audizione del giugno 2025, con domande rivolte a anton carniaux, indicato come Head of legal affairs di Microsoft all’epoca dei fatti considerati.

La commissione ha formulato una richiesta diretta: se fosse possibile garantire, sotto giuramento, che i dati dei cittadini francesi affidati a Microsoft non sarebbero stati trasmessi, a seguito di un’ingiunzione del governo americano, senza l’esplicito consenso delle autorità francesi. La risposta riportata è stata: no, con l’aggiunta che non era mai successo.

Il punto centrale evidenziato è che l’impostazione legale e operativa può determinare accessi esterni ai dati archiviati all’estero, con implicazioni sulla sovranità digitale.

cloud act 2018 e flussi di dati: outlook, teams e onedrive sotto giurisdizione statunitense

Nel quadro descritto, il problema è presentato come strutturale e non limitato alla Francia. L’utilizzo di servizi Microsoft coinvolge molte attività quotidiane: email scritte su outlook, chiamate su teams, file scaricati su onedrive. Questi passaggi generano flussi di dati soggetti alla giurisdizione americana.

La fonte richiama il cloud act del 2018, una normativa che consente alle autorità statunitensi di accedere a dati archiviati all’estero da aziende con sede negli Stati Uniti. Vengono citati Microsoft, google, amazon web services e altri fornitori.

La combinazione tra uso dei servizi e possibilità di accesso esterno alimenta quindi la necessità di riconsiderare gli strumenti adottati nel settore pubblico.

dipendenze tecnologiche europee: software, cloud e cybersecurity

Nel quadro europeo viene richiamato un rapporto del 2025 del Parlamento europeo intitolato european software and cyber dependencies. Secondo la ricostruzione riportata, Bruxelles risulterebbe in ritardo su diversi aspetti: ricerca e sviluppo nel software, brevetti sull’intelligenza artificiale e investimenti nel deep tech.

I dati citati indicano che circa l’80% della spesa delle aziende europee per software e cloud finisce nelle casse di fornitori statunitensi come microsoft, oracle e ibm. Nel settore della cybersecurity, viene segnalato un predominio americano, con un riferimento anche alla cooperazione con Israele per strumenti come firewall e gestione di identità digitali.

precedenti europei: danimarca e germania con migrazioni verso linux

Per contrastare il dominio descritto, viene riportato un precedente danese: la Danimarca avrebbe anticipato la mossa francese. Nell’ambito di un progetto più ampio per realizzare un cloud danese autonomo, l’ex ministra per gli affari digitali caroline olsen aveva promesso la sostituzione di microsoft office con libreoffice in un arco temporale indicato come entro un anno, con un orientamento verso un software open source di area europea.

La fonte cita anche un tentativo tedesco: nel 2003 la Germania avrebbe cercato di compiere un’analoga transizione. A Monaco di Baviera, nel progetto limux, 14mila computer passarono a linux abbandonando windows. Nel 2017 i dispositivi sarebbero tornati a una soluzione legata agli Stati Uniti per motivazioni tecniche e politiche.

Il passaggio viene ricondotto anche alla complessità di migrazione: per l’utente medio Windows viene descritto come più intuitivo rispetto a Linux; inoltre, spostare decine di migliaia di applicazioni, riorganizzare flussi di lavoro e formare gli utenti richiede tempi e risorse rilevanti.

italia e prevenzione del lock-in: linee guida dell’agenzia per l’italia digitale

Il caso italiano viene presentato come analogo sul piano della diffusione degli strumenti. A Roma, windows risulta dominante per la navigazione su desktop con circa il 65% della quota; subito dopo si colloca macos di apple con circa il 22%.

In risposta, l’agenzia per l’italia digitale ha definito linee guida per gli enti della pubblica amministrazione, con l’obiettivo di tutelare gli utenti. Nel piano triennale 2024-2026 per la pubblica amministrazione viene indicato che le amministrazioni devono considerare la necessità di prevenire il rischio di lock-in, preferire l’uso di software con codice aperto e, se il software è sviluppato per specifiche esigenze, rendere disponibile il codice sorgente.

figure citate nella transizione e nel dibattito su microsoft

  • david amiel
  • anton carniaux
  • caroline olsen
La Francia dice addio a Windows per Linux: una scelta di sovranità digitale europea contro gli Stati Uniti
Categorie: PoliticaTecnologia

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