Erariale, corte dei conti impugna la legge foti alla consulta violato il patto con i cittadini
Una riforma alla responsabilità erariale sta riaccendendo il confronto istituzionale sul modo in cui vengono distribuiti i costi dei danni causati da errori nella gestione delle risorse pubbliche. Al centro della contestazione si trova la legge Foti, oggetto di un intervento della Corte dei conti che ha portato la questione davanti alla Corte costituzionale. Il nodo riguarda l’impianto che limita in modo rilevante l’entità del danno risarcibile dai funzionari, con un impatto che si estende anche ai procedimenti in corso.
corte dei conti e consulta: legge foti sotto scrutinio costituzionale
La Corte dei conti ha presentato ricorso alla Consulta contro la riforma voluta dal governo. Secondo quanto evidenziato, la disciplina introdotta finirebbe per collidere con i principi costituzionali richiamati dall’articolo 3 e con la logica di solidarietà sociale dell’articolo 2. Nel mirino entra anche l’effetto concreto della norma, ritenuto capace di incidere sulle controversie già avviate.
Il punto di partenza della critica è la scelta di fissare un tetto al risarcimento: il danno risarcibile dai funzionari pubblici in caso di colpa grave verrebbe limitato al 30%, oppure comunque a una soglia che non superi due annualità di stipendio. La contestazione riguarda l’assetto complessivo del sistema, ritenuto non coerente con le regole della “sana e corretta gestione delle risorse pubbliche” sia sul piano costituzionale sia su quello eurounitario.
ordinanza 9 del 2026: la seconda sezione centrale d’appello solleva la questione
Con l’ordinanza 9 del 2026, depositata il 23 aprile e anticipata da Repubblica, la Seconda sezione centrale d’appello ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della legge Foti. La decisione viene motivata sulla base di un giudizio di contrasto “insanabile” con le norme costituzionali ed eurounitarie che governano la gestione delle risorse pubbliche.
legge foti: limiti al risarcimento e contestazioni su irrazionalità e iniquità
Nei passaggi dell’ordinanza, i giudici sottolineano che il sistema introdotto dalla riforma risulterebbe manifestamente irrazionale e palesemente iniquo. La ricostruzione si concentra sul meccanismo previsto dalla nuova disciplina: dopo aver imposto al giudice di valutare il concorso dell’amministrazione danneggiata nella produzione del danno, la legge porrebbe comunque a carico dell’amministrazione stessa una quota rilevante del pregiudizio.
riallocazione del rischio verso la collettività: i punti contestati
Secondo l’argomentazione riportata, la norma farebbe ricadere in ogni caso sul soggetto pubblico danneggiato il 70% del danno, oppure la parte residua al netto delle due annualità di emolumenti percepiti. Il risultato, nella lettura dei giudici, sarebbe una spostamento consistente del rischio verso la collettività, producendo una “socializzazione” della perdita economica.
La conseguenza descritta è che i cittadini finirebbero per subire un duplice danno: da un lato verrebbe compromesso il bene-interesse individuale o collettivo legato al prelievo fiscale e all’impiego della risorsa pubblica sprecata; dall’altro resterebbe a carico del soggetto pubblico danneggiato gran parte del costo della mala gestio.
Ulteriore criticità, sempre riportata nell’ordinanza, riguarda la funzione della responsabilità contabile: la funzione compensativa o risarcitoria risulterebbe gravemente frustrata dall’esiguità del credito risarcitorio residuo.
caso di genova: intervento chirurgico errato e applicazione della legge foti
La questione di costituzionalità viene collegata a un procedimento concreto. La vicenda riguarda un intervento chirurgico errato che ha provocato la lesione del midollo di un paziente a Genova, rendendolo paraplegico. Per la riparazione del danno, la Asl avrebbe risarcito 1 milione e 350mila euro e avrebbe chiesto poi il recupero della somma nei confronti di tre medici responsabili dell’errore.
ricorso in appello: riduzione richiesta fino al doppio dello stipendio
Uno dei medici, condannato in primo grado dalla Corte dei conti a versare 945mila euro, ha proposto ricorso in appello chiedendo l’applicazione della legge Foti. In base alla richiesta, la riduzione dovrebbe essere operata secondo il limite previsto dalla riforma: il massimale sarebbe stato individuato nel doppio del suo stipendio lordo annuo, pari a 170mila euro.
calcoli indicati nell’ordinanza: quota imputabile ai convenuti e residuo a carico dell’azienda
La Sezione d’appello, nell’ordinanza, riporta un passaggio numerico collegato al caso: per un danno indiretto complessivamente pari a 1 milione e 350mila euro, il massimo della perdita imputabile ai tre convenuti non potrebbe superare 405mila euro. La parte restante, pari a 945mila euro, verrebbe quindi lasciata a carico dell’Azienda ospedaliera.
Personaggi citati:
- Maria Cristina Razzano (relatrice dell’ordinanza)
