Dolomiti scempio messner lasciare sudtirolo per fare il pastore in patagonia

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Dolomiti scempio messner lasciare sudtirolo per fare il pastore in patagonia

Sudtirolo come identità, radici come bussola, Dolomiti come responsabilità: Reinhold Messner torna a parlare della propria Heimat con un tono asciutto e diretto, intrecciando racconto personale e posizionamento politico. Tra pagine che mirano a chiarire “ciò che sta dietro le quinte” e riflessioni sulle scelte che stanno trasformando il territorio, il libro “Il mio Sudtirolo” (Raetia) si presenta come un gesto di amore e insieme una presa di posizione netta.

il mio sudtirolo di reinhold messner: identità e presa di posizione

Per Messner, la Heimat non coincide con una semplice idea di casa o con la nozione di terra natale: viene descritta come una realtà stratificata, identitaria e difficilmente traducibile. Il volume è presentato come una combinazione tra racconto autobiografico e manifesto politico, in cui convivono fratture sociali, diversità linguistico-culturali e atti terroristici che hanno attraversato il periodo dal dopoguerra fino a oggi.

Il libro nasce come traduzione di testi scritti dieci anni prima per un pubblico tedesco, ma viene indicato come adatto anche a chi arriva dall’Italia. Messner racconta che, su richiesta di una casa editrice, ha scritto quelle pagine per comprendere il “dietrofront” legato alla causa storica e sociale sudtirolese: nei libri di turismo, secondo la sua impostazione, veniva spesso descritta solo la bellezza del luogo, mentre restavano sullo sfondo molti elementi necessari per capire davvero “questo paese”.

autonomia condivisa: lingua, convivenza e appartenenza europea

Nel ragionamento politico di Messner, la soluzione per la questione sudtirolese viene indicata come una forma di “autonomia condivisa”, costruita su misura, tolleranza e convivenza tra le tre componenti della società: lingua tedesca, italiana e ladina.

La sua posizione insiste sull’idea che la convivenza permetta di vivere in un piccolo contesto autonomo senza imporre ai cittadini di essere legati esclusivamente a una nazionalità. Messner afferma di non sentirsi riducibile a una singola identità nazionale: a livello culturale e linguistico, non si considera né tedesco né austriaco né italiano, definendosi cittadino italiano con la consapevolezza di essere suditrolese. Per partecipare a una società più ampia, si definisce europeo, sostenendo che una simile consapevolezza, se condivisa, ridurrebbe molte delle criticità osservate nel dibattito pubblico.

critiche a bruxelles e roma e ruolo della comunicazione

Nel testo emergono posizioni dure verso istituzioni e rappresentanze politiche, con l’uso di formulazioni dirette che evocano un rapporto squilibrato tra chi paga e chi governa. In parallelo, Messner collega la sua lettura del contesto a un cambiamento percepito nell’ecosistema mediatico degli ultimi decenni: quando non erano ancora diffusi internet e lo smartphone, la casa editrice Athesia veniva descritta come titolare del potere mediatico, con decisioni operate tra gruppi politici e un gruppo editoriale.

dolomiti e turismo: traffico, rispetto della montagna e storytelling reale

Il discorso sulle Dolomiti porta la discussione su pratiche concrete di accesso e gestione. Messner riconosce l’importanza del fatto che “tutto il mondo” visiti le Dolomiti, ma individua un nodo centrale: il traffico. Secondo la sua posizione, sarebbe necessario un coordinamento logistico tra le tre province confinanti, Sudtirolo, Belluno e Trento, per evitare che i flussi si trasformino in danni al territorio.

Porta come riferimento un confronto con gli Stati Uniti e indica come esempio particolarmente negativo quello relativo alle Tre Cime di Lavaredo. Racconta che in quel contesto si verificherebbe uno “scempio”, descritto come incompatibile con le aspettative di chi cerca un’esperienza di alta qualità, tanto da indurre clienti di profilo elevato a esprimere una forte disillusione.

Messner affronta anche la questione economica legata a pagamenti per accedere o attraversare luoghi e passi. Secondo la sua impostazione, il tema del denaro risulta secondario rispetto alla necessità di preservare tre valori da offrire: silenzio, tranquillità e unicità. Il punto critico viene identificato nella mancanza di comprensione di ciò che significhi turismo sostenibile e nella conseguente perdita dei valori promessi.

cruciale un vero storytelling per la sicurezza

La sua richiesta riguarda un vero storytelling che non si limiti a descrivere attrazioni: l’informazione fornita da imprenditori turistici e operatori, come chi gestisce colazioni e servizi, dovrebbe rendere la gente consapevole di rischi e condizioni locali. Messner insiste sul principio che raccontare i pericoli del contesto montano è parte integrante della fruizione consapevole: una montagna sotto un fulmine o vicino a una valanga può essere pericolosa, e la narrazione deve incorporare questo aspetto.

Racconta di aver già contribuito con un lavoro di divulgazione legato alla sua esperienza personale e a una struttura museale, citando anche che si è impegnato a “narrare le Dolomiti” e a trasmettere contenuti utili. Il riferimento alla sicurezza include l’idea che non basti l’avventura: sono necessari criteri di conoscenza sulle condizioni del territorio.

cultura e apprendimento: dal lago di braies al comportamento sul ghiaccio

Nel merito di un evento recente, viene riportato che il Lago di Braies ghiacciato si sarebbe sciolto a causa delle alte temperature mentre circa un centinaio di turisti attraversavano a piedi la superficie; diversi turisti sarebbero finiti in ospedale. Messner collega la necessità di lavorare anche sulla cultura delle persone al ruolo dello storytelling: l’informazione contestuale dovrebbe far capire che in primavera non si va sul ghiaccio e che nelle valli e nelle aree circostanti possono verificarsi pericoli come valanghe.

La sua memoria include un’ulteriore estensione geografica del racconto: fuori dalla Heimat sudtirolese, nel bellunese tra Val di Zoldo e Cadore, sul Monte Ritte; cita anche Pelmo e Civetta e afferma che le ascese al Civetta costituirebbero avventure di intensità paragonabile ad altre grandi sfide alpinistiche. In questo quadro, sottolinea che chi vive tali territori e condizioni deve confrontarsi con rischi reali, mentre il turismo locale non sempre si orienterebbe allo stesso modo.

coordinamento interprovinciale e compiti tecnici, non politici

Per far dialogare le tre province e creare una gestione integrata, Messner richiama l’esigenza di un processo strutturato: propone un lavoro di brainstorming di due o tre anni, poi la creazione di una task force composta da tecnici, non da politici. La logica descritta è quella di chiudere un passo, collegare una vallata all’altra e costruire un turismo che diventi un modello.

presidenti della provincia di bolzano e commento sulla politica italiana

Nel libro, Messner racconta la storia di diversi presidenti della provincia di Bolzano, che secondo la sua impostazione gli italiani conoscono poco. Viene riportato che alcuni vengono elogiati e altri meno, mentre il suo commento politico si allarga anche alla figura della presidente del consiglio Giorgia Meloni.

giorgia meloni: capacità riconosciuta e valutazioni personali

Messner afferma di non essere stato felice quando Meloni è stata votata, ma dichiara nel tempo di averne riconosciuto la capacità. Nel suo racconto sostiene di non avere un legame personale con lei e con il suo partito. Pur criticando il nome del movimento, afferma di aver modificato le proprie emozioni in positivo. Ribadisce inoltre un’osservazione sull’instabilità politica italiana, evidenziando che l’avvicendarsi frequente dei presidenti del consiglio avrebbe causato mancanza di continuità: il presidente nuovo avrebbe lavorato per un periodo limitato senza riuscire a portare avanti le linee nel tempo. Messner collega poi il quadro anche alla situazione descritta in Germania, dove secondo il suo racconto esisterebbero problemi seri, indicati come persino più rilevanti che in Italia.

reinhhold messner: fedeltà alla propria identità e conflitti locali

Il profilo personale di Messner include tensioni legate al suo legame con il territorio. Afferma che alcuni ambienti del Sudtirolo non gli avrebbero voluto bene e dichiara che, in passato, ha perfino pensato di andare via. La sua tensione viene fatta risalire a una serie di eventi: nel 1978, dopo la scalata sull’Everest; poi, in seguito all’investimento legato al Castel Firmiano. Viene menzionata una lite durata cinque anni e viene presentato come un miracolo il fatto che il rudere del castello sia rimasto; Messner sostiene di aver curato il luogo e di essere stato ostacolato tramite tentativi multipli per ostacolarlo. Viene inoltre riportato che il gruppo italiano non avrebbe notato o riconosciuto quanto accadeva.

In parallelo, Messner indica anche un’ipotesi personale di trasferimento: in Patagonia, dove sarebbe stata considerata l’opzione di fare il pastore.

ospiti e figure citate

Personaggi menzionati:

  • Reinhold Messner
  • Giorgia Meloni
Messner: “Le Dolomiti sono uno scempio, non sappiamo fare turismo. A un certo punto ho pensato di lasciare il Sudtirolo e andare a fare il pastore in Patagonia”
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