Crisi energia, richieste di meloni a cipro e no della ue: la strategia dell italia

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Crisi energia, richieste di meloni a cipro e no della ue: la strategia dell italia

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata a Cipro con un obiettivo chiaro: ottenere risposte operative rispetto alla crisi energetica, alimentata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. A Nicosia, nel contesto della seconda giornata di un Consiglio Europeo informale, dopo la cena di giovedì sera ad Agia Napa, la ricerca di margini di bilancio ha trovato, almeno per il momento, un quadro di posizioni prudente da parte delle istituzioni europee.

clausola generale di salvaguardia: nessuna attivazione del patto di stabilità

Da Nicosia sono arrivate indicazioni convergenti. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il commissario Valdis Dombrovskis, intervenuto dal Forum economico di Delfi in Grecia, hanno ribadito che non ci sono condizioni per attivare la clausola generale di salvaguardia del patto di stabilità.

La clausola citata, già operativa nel marzo del 2020 per consentire agli Stati membri di procedere con deficit in risposta alle conseguenze dei lockdown legati alla pandemia di Covid, può essere richiamata solo in presenza di requisiti specifici. Dombrovskis ha indicato che l’attivazione non sarebbe appropriata perché la clausola generale è attivabile unicamente qualora si registri una grave recessione nell’area euro oppure nell’Unione Europea considerata nel suo complesso.

von der leyen: monitoraggio continuo e discussione in ecofin

Nel corso delle ore successive, von der Leyen ha confermato la stessa impostazione. La clausola generale di salvaguardia, secondo quanto riportato, può essere attivata soltanto in caso di grave recessione nell’area euro o nell’Unione nel suo insieme, e la Commissione ha segnalato che non è questa la situazione attuale.

Allo stesso tempo, è stato sottolineato che l’orientamento resta seguito da vicino: gli sviluppi vengono monitorati attentamente e la questione sarà affrontata nel dettaglio in sede Ecofin.

richieste su flessibilità energetica: focus su clausola nazionale

La presidente del Consiglio aveva avanzato una richiesta che si discosta da quelle formulate nelle settimane precedenti, puntando sullo scorporo di specifiche spese dal computo utile alla valutazione del rispetto del patto di stabilità per fronteggiare gli impatti della crisi energetica. L’impostazione è stata collegata, pur senza una formulazione esplicita, alla clausola di salvaguardia nazionale (indicata come Nec), introdotta con la riforma del patto di stabilità a fine 2023.

La Nec, stando alle informazioni riportate, non è legata alla difesa in senso generico, ma è stata attivata per 17 Stati membri, sostenendo le misure connesse al riarmo tedesco. Per l’Italia, invece, l’attenzione si concentra sull’energia, descritta come prioritaria.

Nella comunicazione attribuita a von der Leyen, è emerso un riferimento limitato alla clausola generale, senza una replica diretta e formale anche sul tema della clausola nazionale. Ne deriva un quadro in cui, almeno sul piano delle dichiarazioni, non risulta una chiusura netta rispetto a ogni ipotesi, mentre la posizione sulla Gec resta esplicitamente restrittiva.

asimmetria della clausola nazionale: chi è in edp e chi ne è fuori

Nel testo viene illustrata un’asimmetria che caratterizza la Nec nel modo in cui è applicabile ai Paesi. A causa della riforma del 2023, con un’impronta descritta come fortemente tedesca, la clausola viene trattata in modo differente tra Stati che si trovano fuori e Stati già dentro la procedura per deficit eccessivi (indicata come Edp).

In termini sintetici: per un Paese fuori dalla procedura, l’attivazione Nec e una spesa aggiuntiva per la difesa che porta a sforare il tetto del 3% del deficit/Pil non comporterebbe l’ingresso nella procedura. Per un Paese già dentro la procedura, come l’Italia, l’attivazione Nec comporterebbe un prolungamento della permanenza in Edp, senza l’uscita automatica anche qualora, al netto delle spese aggiuntive per la difesa, la dinamica permetterebbe di scendere sotto la soglia del 3%.

Dombrovskis viene richiamato sul punto, collegando l’asimmetria a una logica ritenuta voluta dal legislatore e associata, nella ricostruzione, al peso dell’impostazione tedesca sul nuovo patto. L’osservazione testuale impiega la sovrapposizione linguistica tra concetti legati a debito e colpa nella formulazione tedesca, per spiegare la differenza di trattamento tra Stati “in procedura” e Stati “virtuosi”.

cosa cambia per l’italia: eurostat e permanenza nella procedura

Il testo indica un cambiamento rilevante per l’Italia rispetto a qualche giorno prima. È stato certificato da Eurostat che nel 2025 il deficit italiano in rapporto al Pil è pari al 3,1%. Ne consegue che Roma non uscirà dalla procedura per deficit, obiettivo che era legato alla speranza di ottenere un’uscita a circa un anno e mezzo dalla scadenza della legislatura.

Con la permanenza attesa in Edp, l’opzione della clausola nazionale torna quindi centrale. La ragione indicata è collegata alla crisi energetica, poiché non sarebbe garantito che nel 2026 si riesca effettivamente a uscire dalla procedura.

È inoltre riportato che, anche ipotizzando un’uscita dalla Edp nella primavera del 2027, l’orizzonte sarebbe troppo vicino alla fine della legislatura per consentire un effetto tangibile sull’elettorato. La motivazione testuale attribuisce a tale conseguenza un carattere rilevante per l’intera classe politica.

meloni: nessuna chiusura pregiudiziale e volontà di convergenza

Sulle richieste presentate, Meloni riferisce di non avere incontrato chiusure pregiudiziali tra i suoi omologhi al Consiglio Europeo. La posizione tedesca viene riconosciuta come un riferimento noto, ma viene indicato che anche la Germania comprende la difficoltà della situazione e ciò alimenta la ricerca di soluzioni condivise.

Nel quadro comunicato, Meloni afferma che i vincoli e le difficoltà degli altri Paesi, con esplicito riferimento alla Germania, vengono compresi, e che l’obiettivo sarebbe arrivare a un punto di equilibrio. Viene inoltre sottolineato che, quando il problema incide su alcuni Stati membri, finisce per produrre effetti anche sugli altri, dato che le economie restano interconnesse.

La posizione complessiva descritta è quella di un processo in cui si parte da punti di vista distanti, ma si lavora per avvicinare le posizioni.

nec: le condizioni indicate per l’attivazione

La proposta di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia, secondo quanto riportato, prevede tre condizioni. In primo luogo devono ricorrere circostanze eccezionali fuori dal controllo dello Stato membro. In secondo luogo tali circostanze devono avere rilevanti ripercussioni sulle finanze pubbliche nazionali. Infine, l’attivazione non deve compromettere la sostenibilità di bilancio nel medio termine.

punto sul negoziato: ecofin e eurogruppo, ruolo di sanchez e next generation ue

Nel testo viene evidenziato che, mentre per la clausola generale le condizioni non risultano presenti, per la clausola nazionale emergerebbero più margini “almeno sulla carta”. Le prossime settimane diventano quindi decisive per verificare se Commissione e Roma riusciranno a convergere.

Le sedi indicate per il confronto sono due riunioni: l’Ecofin e l’Eurogruppo si terranno due volte a maggio, prima a Bruxelles e poi a Nicosia.

In parallelo, sul tema energia Meloni segnala di non essere sola nel Consiglio Europeo. Il premier spagnolo Pedro Sanchez avrebbe invitato a discutere le regole di bilancio per finanziare gli investimenti necessari all’elettrificazione dell’economia e, allo stesso fine, a valutare la proroga di Next Generation Ue.

ospiti e figure citate

  • Giorgia Meloni
  • Ursula von der Leyen
  • Valdis Dombrovskis
  • Pedro Sanchez
Categorie: PoliticaEconomia

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