Crisi energetica in asia emergenza: bangladesh a myanmar telelavoro, lezioni online e razionamento del gasolio

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Crisi energetica in asia emergenza:  bangladesh a myanmar telelavoro, lezioni online e razionamento del gasolio

La crisi energetica scatenata dalla chiusura dello stretto di Hormuz dopo gli attacchi israelo-americani contro l’Iran del 28 febbraio sta accelerando risposte rapide e misure straordinarie in molte aree dell’Asia. Tra tagli ai consumi, piani di emergenza e gestione più rigorosa dei carburanti, il quadro evidenzia una pressione crescente su prezzi, approvvigionamenti e stabilità economica e sociale.

Il rischio principale riguarda i paesi più dipendenti dalle importazioni di greggio, con un impatto diretto sui costi energetici e sulla capacità di mantenere la continuità dei servizi essenziali.

misure energetiche asiatiche dopo lo stretto di hormuz

Gli interventi adottati includono chiusure anticipate degli uffici, sospensione o rimodulazione delle attività scolastiche, razionamento del gasolio e un (re)orientamento verso combustibili alternativi che risultano più inquinanti. In parallelo, resta un obiettivo trasversale: ridurre l’uso dell’elettricità e controllare i prezzi delle commodities per limitare gli effetti sulle imprese e sui consumatori.

pressione su petrolio e prezzi: chi dipende di più dal greggio

La regione più esposta viene indicata da Jean Maynier, presidente di Kpler, azienda specializzata in dati e analisi su materie prime e risorse energetiche. La valutazione sottolinea che, con l’eccezione della Cina, il continente presenta paesi con elevata vulnerabilità agli effetti della guerra. In particolare, Giappone, Corea del Sud e India importano tra il 70% e l’85% del fabbisogno di greggio, soprattutto dal Medio Oriente.

Questa dipendenza rende i tre paesi sensibili allo shock dei prezzi del petrolio, con possibili conseguenze su economia e stabilità sociale.

accordi di transito e incertezza sulle forniture marittime

Non risulta definito in modo chiaro se gli accordi più recenti con Teheran, da parte di paesi descritti come “non ostili”, riescano a ripristinare le forniture marittime di carburante. Tuttavia, nella fase attuale i passaggi autorizzati riguardano Cina, India, Filippine e Pakistan, che hanno ricevuto l’ok per il transito delle rispettive navi attraverso lo stretto.

In un contesto ancora instabile, la priorità resta mitigare i consumi e governare la volatilità dei prezzi.

filippine: emergenza energetica nazionale e piano operativo

Le Filippine, con riserve di carburante dichiarate fino a giugno, il 24 marzo sono state il primo paese al mondo a indire lo stato di “emergenza energetica nazionale” per un anno. La misura abilita il governo ad acquistare carburante e prodotti petroliferi per assicurare un approvvigionamento tempestivo e sufficiente.

Un comitato statale viene incaricato di garantire rifornimenti regolari, distribuzione e disponibilità di carburante insieme a beni essenziali quali cibo, medicinali e prodotti agricoli. Gli interventi mirano ad attenuare le tensioni della popolazione emerse dopo gli scioperi contro l’aumento dei prezzi della benzina e la presunta insufficiente tempestività dell’amministrazione del presidente Ferdinand Marcos.

corea del sud: emergenza economica e task force di coordinamento

Il 25 marzo la Corea del Sud ha ufficializzato lo stato di emergenza economica, legato alle incertezze connesse al conflitto in Medio Oriente, da cui dipende per il 55% del fabbisogno energetico.

La gestione prevede la creazione di una task force presieduta dal premier Kim Min-seok. Il mandato riguarda il coordinamento di cinque enti governativi per: stabilizzare i prezzi al consumo, garantire le forniture di petrolio, contenere la volatilità dei mercati finanziari, sostenere i gruppi vulnerabili e gestire le turbolenze esterne tramite coordinamento diplomatico.

bangladesh e rimodulazione dei consumi: orari, chiusure e restrizioni

In Bangladesh, dove all’inizio del mese scorso le riserve di diesel e altri carburanti coprivano il fabbisogno nazionale per soli 9-14 giorni, dal 2 aprile nuove regole riducono l’orario di apertura degli uffici governativi dalle 9:00 alle 16:00. I mercati e i centri commerciali devono inoltre chiudere entro le 18:00 con l’obiettivo di ridurre il consumo di energia elettrica.

Sono previste anche riduzioni della spesa pubblica non essenziale e una contrazione del consumo energetico nel settore industriale, con limiti all’illuminazione eccessiva. Coinvolte anche scuole e università: dal 5 aprile devono valutare opzioni tra cui modifica degli orari e lezioni online.

Iniziative analoghe vengono segnalate per Vietnam, Thailandia e Pakistan, dove forme di smart working e didattica a distanza erano già state sperimentate durante il periodo del COVID-19.

myanmar e indonesia: razionamento del gasolio e controlli sul lavoro

In Myanmar, la guerra in Medio Oriente rischia di aggravare la crisi economica del paese, già intensificata dal colpo di stato del 2021. Il regime militare, descritto come “civile” dopo le elezioni considerate farsa di dicembre/gennaio, ha introdotto un drastico razionamento del gasolio.

La limitazione iniziale ha ridotto l’accesso al carburante alla circolazione con targhe alterne, includendo un tetto giornaliero di 15 litri. In seguito, la quota è stata resa più stringente tramite sistema settimanale gestito con QR code, con importo legato alla cilindrata del veicolo.

Controlli sull’assegnazione del carburante e l’obbligo di lavoro da casa per i dipendenti pubblici risultano in vigore anche in Indonesia dal martedì. In Pakistan i trasporti pubblici vengono indicati come gratuiti per tutto il mese successivo.

india e giappone: accise, diversificazione fornitori e riapertura di centrali

Con riserve di petrolio per 74 giorni, l’India di Narendra Modi ha ridotto le accise sui carburanti, ampliato il numero dei fornitori da 27 a oltre 40 e incrementato le importazioni di greggio dalla Russia.

Anche il Giappone, pur ritenuto meno fragile rispetto ad altre economie, ha riattivato politiche energetiche nazionali: autorizzazione al rilascio delle riserve strategiche di petrolio per stabilizzare il mercato e riapertura delle vecchie centrali a carbone più inquinanti per un periodo di un anno.

taiwan: riavvio nucleare e dipendenza dai fossili

A Taiwan, dove la dipendenza dai fossili importati raggiunge l’81% del consumo di elettricità, è stato annunciato il riavvio di due impianti nucleari. La decisione rappresenta un’inversione rispetto alla precedente politica del presidente William Lai, che il 17 maggio dell’anno scorso, con la chiusura dell’ultimo reattore, aveva reso l’isola il primo paese non nucleare dell’Asia orientale.

prospettive: durata del conflitto e svolte verso soluzioni energetiche più pulite

La valutazione sulla sostenibilità delle misure dipende dalla durata del conflitto. L’impressione riportata è che le debolezze emerse dal blocco di Hormuz abbiano avviato processi destinati a lasciare tracce nel tempo. Sul lungo periodo, potrebbero beneficiare le fonti energetiche pulite.

In varie aree del continente il passaggio agli autobus elettrici viene considerato una soluzione per garantire la continuità del trasporto pubblico e ridurre la vulnerabilità alle interruzioni delle forniture petrolifere. A marzo, in Corea del Sud, le immatricolazioni di veicoli a nuova energia risultano più che raddoppiate rispetto all’anno precedente, anche per effetto di aumenti dei prezzi del carburante e incentivi governativi.

Personaggi e figure citate:

  • Jean Maynier
  • Ferdinand Marcos
  • Kim Min-seok
  • Narendra Modi
  • William Lai
Crisi energetica, le misure di emergenza dal Bangladesh a Myanmar: più telelavoro, aperture ridotte, lezioni online e razionamento del gasolio

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