Usa, fallita la previsione dopo un mese: perché l’Iran non è crollato

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Usa, fallita la previsione dopo un mese: perché l’Iran non è crollato

La campagna militare avviata dagli Stati Uniti con l’operazione “Epic Fury” sta modificando radicalmente le aspettative che ne accompagnavano l’impianto politico. A circa un mese e qualche ora dall’inizio delle operazioni, l’Iran delineato dalla Casa Bianca nell’immaginario dell’amministrazione Trump appare sempre meno come un bersaglio facilmente indebolibile e sempre più come un attore capace di reagire con intensità. Nel frattempo, la narrazione che collegava la pressione esterna a una rapida transizione interna si è scontrata con una realtà in continua evoluzione.

piano per l’iran e presunta debolezza: origini della strategia

Durante un’audizione al Senato il 28 gennaio, il segretario di Stato Marco Rubio ha sostenuto che “l’Iran è più debole che mai”, riferendosi alle prime stime emerse sulle stragi con cui il regime avrebbe sedato le proteste esplose a partire da dicembre nelle piazze. Secondo l’impostazione di Washington, tale fragilità avrebbe dovuto aprire una finestra di opportunità.

Le basi di questa visione erano state consegnate in un programma per i primi cento giorni di mandato, elaborato da think tank ultra-conservatori legati all’ombrello della Heritage Foundation, nell’ambito delle aspettative politiche collegate a una possibile presidenza statunitense nel novembre 2024. L’idea di fondo veniva sintetizzata nel cosiddetto Project 25.

project 25: bloccare tecnologia nucleare e ambizioni regionali

Il documento pubblicato nel maggio 2023 indicava come priorità:

  • impedire all’Iran di acquisire tecnologia nucleare e mezzi di lancio;
  • bloccare le ambizioni iraniane in senso più ampio;
  • sostenere, tramite diplomazia pubblica e altri strumenti, il popolo iraniano impegnato nella rivolta contro i mullah;
  • garantire a Israele mezzi militari, sostegno politico e flessibilità per difendersi.

Il fulcro della motivazione del Project 25 veniva ancorato alle manifestazioni di piazza. Le proteste in corso, descritte come una nuova rivoluzione, avrebbero mostrato il momento di maggiore debolezza della storia del regime, offrendo così spazio a una pressione più forte sulla teocrazia iraniana.

kiron k. skinner e la pressione per una “comunità di nazioni libere”

Il testo attribuisce un ruolo centrale alla prospettiva secondo cui potesse essere il momento giusto per intensificare il sostegno al popolo iraniano e favorire l’ingresso dell’Iran in una comunità descritta come libera e moderna. Nel documento, la visione viene collegata alla firma di Kirion K. Skinner, direttrice della pianificazione politica del Dipartimento di Stato nel primo mandato di Trump, con riferimenti alla linea neo-conservatrice che ha guidato la Casa Bianca da Ronald Reagan fino a George W. Bush, basata sull’interventismo internazionale e su un’idea dell’Iran come parte di un asse di “regimi da cambiare”.

limiti e strumenti previsti: niente raid aerei, ma leve economiche e diplomatiche

La logica delineata dalla Heritage Foundation non prevedeva i raid aerei come strumento. L’approccio indicava che la decisione per un eventuale cambiamento sarebbe dovuta appartenere al popolo iraniano, mentre gli Stati Uniti avrebbero potuto utilizzare strumenti economici e diplomatici per facilitare il percorso verso un Iran descritto come libero.

focus regionale della prossima amministrazione: elenco dei paesi prioritari

Nel disegno della politica estera veniva indicato che l’attenzione della prossima amministrazione si sarebbe dovuta concentrare su cinque aree chiave: Cina, Iran, Venezuela, Russia e Corea del Nord. In questo quadro, rispetto alle traiettorie in corso, veniva sottolineata l’assenza di un riferimento specifico a Pyongyang nel “bouquet” menzionato.

epic fury e promesse rivolte agli iraniani: l’obiettivo di controllo e le reazioni

Nel passaggio dal progetto politico alla fase operativa, la gestione iniziale della guerra ha mostrato segnali di coesione tra due tattiche: pressione militare e messaggi politici. Il 28 febbraio, rivolgendosi agli iraniani mentre le prime bombe cadevano su Teheran, Trump avrebbe dichiarato: “L’ora della vostra libertà è vicina”, invitando a rimanere al riparo e indicando che, a conclusione delle operazioni, il controllo del governo sarebbe stato nelle mani degli iraniani.

Le dichiarazioni proseguivano richiamando una finestra temporale unica: “Questa sarà, probabilmente, la vostra unica occasione per generazioni”. Veniva inoltre sostenuto che, per anni, gli iraniani avrebbero chiesto l’aiuto dell’America senza ottenerlo e che, secondo Trump, l’amministrazione avrebbe fatto ciò che nessun presidente precedente avrebbe ritenuto possibile.

risultati mancati e ampliamento del conflitto: da pochi giorni a più attori

Ad oggi, nessuna delle condizioni promesse si sarebbe concretizzata. L’idea contenuta nel Project 25, che i fatti sarebbero andati nella direzione di un’accelerazione verso un esito favorevole alla transizione, risulta smentita dall’evoluzione degli eventi. Un punto del documento sosteneva che l’amministrazione avrebbe dovuto riallacciare i rapporti con le nazioni del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, poiché senza la leadership degli Stati Uniti la regione avrebbe potuto precipitare nel caos.

Tre anni dopo, “Epic Fury” avrebbe dato luogo a una guerra in cui i Pasdaran rispondono colpendo i paesi alleati degli Stati Uniti nell’area. In poche settimane, il conflitto si sarebbe allargato coinvolgendo oltre una dozzina di attori tra Stati e gruppi armati.

presenza dei marines e obiettivo su kharg: tempi più lunghi del previsto

Nelle intenzioni iniziali di Casa Bianca e Pentagono, le operazioni avrebbero dovuto durare pochi giorni. A un mese dall’avvio, sono arrivati nell’area almeno 3.500 Marines, con attese fino a 8.000. In parallelo, Trump avrebbe parlato della possibilità di prendere il controllo di Kharg, l’isola davanti alle coste iraniane nel Golfo Persico attraverso cui passa il 90% del petrolio della Repubblica islamica.

voci su operazioni di terra e valutazione sulla capacità di resistenza iraniana

Tra le indiscrezioni che l’amministrazione farebbe trapelare sui giornali, sarebbe presente anche l’ipotesi di operazioni di terra. Il quadro complessivo del primo mese indica che il regime di Teheran non sarebbe così debole come veniva prospettato a Washington.

personaggi citati

  • Marco Rubio
  • Kirion K. Skinner
  • Donald Trump
Guerra all’Iran, da “regime al collasso” a “coinvolgere il popolo contro gli ayatollah”: dopo un mese è fallita la previsione dei neo-conservatori Usa
Categorie: NewsPolitica

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