Prestito ue 90 miliardi bloccato án e fico approvato con 25 stati dopo scontro su ucraina

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Prestito ue 90 miliardi bloccato án e fico approvato con 25 stati dopo scontro su ucraina

Il sostegno europeo all’Ucraina resta bloccato sul nodo più delicato: l’invio di un prestito da 90 miliardi e il ventitreesimo pacchetto di sanzioni alla Russia hanno trovato spazio solo parzialmente, con un via libera che non riesce a raggiungere la piena unità politica. Al centro della trattativa, la richiesta avanzata da Budapest e da Bratislava di legare ogni passo ulteriore a un ripristino immediato delle forniture di petrolio russo tramite l’oleodotto Druzhba, danneggiato dai bombardamenti.

veto di orbán e fico sul sostegno ucraina: condizioni legate al petrolio druzhba

Viktor Orbán e Robert Fico mantengono una posizione di netta chiusura, impedendo l’assunzione dell’impegno europeo di sostegno all’Ucraina almeno fino a quando Kiev non ripristinerà le forniture di petrolio russo verso i due Paesi attraverso l’oleodotto Druzhba. La richiesta si inserisce nel contesto della pipeline danneggiata dai bombardamenti, elemento indicato come presupposto per sbloccare la collaborazione.

Appelli degli altri Stati membri e richieste delle istituzioni Ue non modificano l’assetto della decisione. Ugualmente inefficaci risultano le richieste formali di rispettare quanto concordato e l’impegno del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a ripristinare le forniture entro un mese e mezzo, attenuando l’intransigenza precedente sui flussi di petrolio verso l’Unione.

consiglio ue: approvazione con 25 su 27 stati e nuove sanzioni

Con il mancato raggiungimento della piena convergenza, il Consiglio dell’Ue approva le conclusioni sul sostegno all’Ucraina e sulle misure restrittive alla Russia solo con il supporto di 25 Stati membri su 27. In concreto, il via libera riguarda l’invio del prestito da 90 miliardi a sostegno dell’Ucraina e l’adozione del ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia.

dibattito tra capi di stato e governo: pressione su budapest e bratislava

Fonti a Bruxelles descrivono l’arrivo della decisione come esito di un lungo e acceso dibattito tra i capi di Stato e di governo. La maggioranza dei partecipanti, secondo quanto riportato, ha concentrato gli sforzi nel tentativo di convincere Budapest e Bratislava a rispettare gli accordi raggiunti lo scorso anno.

Nel corso della discussione, Orbán effettua un intervento breve sostenendo che la propria posizione sarebbe “legalmente solida”. La replica arriva dal presidente del Consiglio Ue Antonio Costa, che qualifica il comportamento del leader ungherese come “inaccettabile” e “contrario” al principio della leale cooperazione previsto dai Trattati.

condizioni ufficiali: posizione ungherese legata al petrolio bloccato

Prima dell’avanzamento dei lavori, Orbán esplicita la posizione già entrando all’incontro. Il quadro descritto è inequivocabile: l’Ungheria sarebbe disponibile a sostenere l’Ucraina solo quando il petrolio risulti “bloccato da loro” venga sbloccato e quindi raggiunga il Paese.

Secondo le formulazioni attribuite al leader ungherese, fino a quel momento non verrà presa alcuna decisione favorevole per l’Ucraina. Le promesse riportate dai giorni precedenti da parte di Kiev vengono definite dai due Paesi dell’Europa orientale come una “farsa”, accompagnata dalla richiesta di attendere l’arrivo del petrolio, perché “tutto il resto è solo una favola”.

Nei passaggi richiamati, la posizione collega la fattibilità del sostegno a risultati concreti: il petrolio deve arrivare in Ungheria e solo allora si aprirebbe un nuovo capitolo. In assenza di tale consegna, viene indicato il rischio per famiglie e aziende, con conseguenze presentate come non negoziabili e non riducibili a confronto politico.

richiami dell’ue: impegno e leale cooperazione al centro del confronto

Il perimetro del Consiglio non riguarda esclusivamente la questione energetica. Sul tavolo risultano presenti anche temi collegati alla guerra in Iran e a una nuova crisi energetica. In parallelo, vari leader decidono di puntare su un appello mirato ad Ungheria e Slovacchia, chiedendo un rientro sulle posizioni assunte prima dell’incontro.

La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, richiama il valore dell’impegno politico: se si dice di impegnarsi, l’impegno deve essere rispettato. Viene sottolineato che il Parlamento ha votato il prestito e che la decisione è stata formalizzata anche dal Consiglio, con l’aspettativa che venga attuata. L’osservazione finale ribadisce che la richiesta rimarrà rivolta a tutti coloro che siedono attorno al tavolo.

mancanza di unanimità: scarsa ottimista e invio di esperti ucraini

La difficoltà di raggiungere l’unanimità appare fin dall’inizio evidente. Kaja Kallas, Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, si esprime in termini di scarsa ottimistica, pur indicando l’impegno del presidente Costa nel cercare una soluzione con Orbán.

Nel tentativo di sbloccare la situazione, l’Unione europea invia esperti presso l’Ucraina con l’obiettivo di valutare le reali condizioni delle pipeline e supportare il ripristino dei flussi di petrolio. Lo sforzo viene descritto come infruttuoso perché Orbán e Fico decidono di non rinunciare al proprio diritto di veto.

orbán e fico: protagonisti del blocco politico sul prestito all’ucraina

Il confronto istituzionale ruota attorno alle figure che sostengono la richiesta di un ripristino delle forniture di petrolio russo tramite l’oleodotto Druzhba come condizione per proseguire con le decisioni europee.

  • Viktor Orbán
  • Robert Fico

Nel quadro della discussione emergono anche altri riferimenti diretti: Volodymyr Zelensky per l’impegno ucraino a ripristinare i flussi; Antonio Costa per le contestazioni sulla leale cooperazione; Roberta Metsola per il richiamo al rispetto degli impegni assunti; Kaja Kallas per la valutazione sul possibile raggiungimento di una soluzione.

Orbán e Fico mettono il veto sul prestito da 90 miliardi all’Ucraina: Ue approva le conclusioni con soli 25 Stati membri
Categorie: Politica

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