Cappato si autodenuncia per il suicidio assistito di martina oppelli

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Cappato si autodenuncia per il suicidio assistito di martina oppelli

A otto mesi dalla morte in Svizzera di Martina Oppelli, triestina affetta da sclerosi multipla da oltre 20 anni, Marco Cappato e le altre tre persone che hanno collaborato per permettere alla donna di raggiungere l’estero per suicidio assistito hanno scelto di autodenunciarsi a Trieste. La decisione arriva dopo un percorso segnato da contestazioni legali e da una serie di dinieghi riguardanti la possibilità di accedere alla morte volontaria assistita secondo i criteri stabiliti in Italia.

autodenuncia a trieste dopo la morte in svizzera di martina oppelli

L’autodenuncia è stata annunciata da Marco Cappato insieme alle altre quattro persone coinvolte. L’iniziativa si svolgerà giovedì alle 9.30 presso la questura di Trieste. A distanza di poche ore, alle 11, è prevista una conferenza stampa presso il Caffè San Marco.

il percorso legale e i dinieghi dell’azienda sanitaria asugi

Secondo quanto riportato, Martina Oppelli aveva deciso di recarsi in Svizzera dopo due anni di battaglie legali e tre dinieghi ricevuti dall’azienda sanitaria Asugi. Le motivazioni dei dinieghi si sarebbero basate sul fatto che la donna, secondo l’azienda sanitaria, non rientrava nei presupposti per accedere alla morte volontaria assistita nel quadro italiano.

Nel racconto dell’Associazione Coscioni, risulta che la condizione di Oppelli comportava una dipendenza dall’assistenza continuativa dei caregivers e la presenza di presidi medici, tra cui farmaci, catetere e macchina della tosse. A fronte di questi elementi, l’azienda sanitaria avrebbe indicato che non era sottoposta ad alcun trattamento di sostegno vitale, condizione collegata a uno dei quattro requisiti previsti dalla sentenza della Corte costituzionale nel caso relativo a Dj Fabo e Cappato.

denuncia per tortura e contenuto del video appello di martina oppelli

Martina Oppelli, oltre alla vicenda legata ai dinieghi, aveva anche denunciato l’azienda sanitaria per tortura. Nella comunicazione resa pubblica tramite un video appello, la donna descrive il proprio stato e la decisione maturata nel tempo.

la scelta maturata nel tempo tra sofferenza e progressiva perdita di autonomia

Nel video appello, Oppelli afferma di non aver mai desiderato arrivare a quella decisione, definendola come il risultato di anni di sofferenza legati a una patologia che per lei non può essere curata. La donna utilizza l’immagine della spada di Damocle per descrivere il peso quotidiano dei sintomi e dichiara di convivere con il quadro clinico da un quarto di secolo, mantenendo nel tempo un atteggiamento legato a dignità, speranza e amore per la vita.

Il passaggio decisivo, secondo le sue parole, riguarda l’intensità del dolore: Oppelli sostiene che il dolore è diventato devastante e che ormai riesce a muovere soltanto la testa. Riferisce inoltre la possibilità di continuare a lavorare tramite comandi vocali, pur sottolineando che la fatica è diventata insostenibile.

una scelta definita come amore verso la vita

La donna precisa che la propria non è una scelta di disperazione, ma una scelta d’amore verso la vita che ha avuto. Il messaggio, nel video appello, si concentra sul rifiuto dell’idea di abbandono e sulla volontà di dare un significato alla decisione, descrivendola come conseguenza di un’evoluzione clinica che rende impossibile continuare a gestire la situazione con la stessa capacità precedente.

conferenza stampa: presenze previste

Alla conferenza stampa prevista al Caffè San Marco prenderanno parte i soggetti indicati, coinvolti sia sul piano legale sia su quello organizzativo e logistico.

  • Marco Cappato, rappresentante legale dell’Associazione Soccorso Civile e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni
  • Filomena Gallo, avvocata, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e legale di Martina Oppelli
  • Claudio Stellari, attivista dell’Associazione Soccorso Civile
  • Matteo D’angelo, attivista dell’Associazione Soccorso Civile
  • Felicetta Maltese, attivista di Soccorso Civile che ha fornito aiuto logistico al viaggio
Cappato e altri tre attivisti si autodenunciano per aver aiutato Martina Oppelli ad andare in Svizzera per il suicidio assistito

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