Testosterone, garattini boccia lo screening del pentagono sui soldati usa perché viola la libertà personale
Un annuncio che accende il dibattito scientifico e mette al centro un tema delicato: screening sui livelli di testosterone tra i soldati statunitensi over 30 e l’eventuale percorso terapeutico in caso di valori considerati bassi. A commentare la scelta del Pentagono è il farmacologo Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto Mario Negri, che solleva dubbi su evidenze disponibili e, soprattutto, sull’impatto della misura sulla libertà personale dei militari.
screening testosterone ai soldati: cosa annuncia il pentagono
Secondo quanto riportato, il ministro della Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth avrebbe annunciato l’avvio di uno screening rivolto ai soldati americani di età superiore ai 30 anni, finalizzato a verificare eventuali carenze di testosterone. L’iniziativa includerebbe anche l’indicazione di una terapia volontaria per “ripristinare e ottimizzare le capacità naturali” ritenute necessarie in contesto di combattimento.
il punto di vista del farmacologo silvio garattini
Garattini esprime perplessità di carattere scientifico e pratico. In primo luogo, afferma di non comprendere come un’azione di questo tipo possa essere giustificata: non sarebbero presenti dimostrazioni, per quanto a sua conoscenza, secondo cui un testosterone più basso comporti prestazioni peggiori sul campo rispetto a chi presenta livelli più alti.
Il farmacologo aggiunge che, se l’amministrazione americana avesse condotto studi al riguardo, dovrebbe renderli pubblici: “dovrebbe renderli noti” per supportare una richiesta che definisce oggettivamente molto discutibile.
libertà personale e invito alla terapia: le criticità indicate
Oltre al tema delle prove scientifiche, l’attenzione di Garattini si concentra sull’aspetto etico e sul rapporto di forza interno all’organizzazione militare. La vicenda viene descritta come grave perché coinvolge i militari che, nella pratica, potrebbero sentirsi spinti a intraprendere terapie non per propria volontà, ma sulla base di un “invito” dei propri superiori.
Il ragionamento prosegue con un punto centrale: se la misura nasce da dati scientifici detenuti dall’amministrazione, tali dati dovrebbero essere disponibili per chiarire il razionale dell’iniziativa e garantire una base informativa solida.
evidenze scientifiche e trasparenza richieste
Nel merito dell’impianto proposto, Garattini sottolinea l’assenza, a suo avviso, di dati a sostegno e interpreta lo screening come un’ipotesi. Ribadisce inoltre che un’operazione del genere, collegata a un’eventuale terapia, richiede trasparenza sulle evidenze utilizzate per giustificare la scelta.
Persone citate e coinvolte nella vicenda:
- Silvio Garattini, farmacologo
- Pete Hegseth, ministro della Difesa degli Stati Uniti