3 Aprile – Il governo sembrerebbe intenzionato a venire incontro (anche se solo in parte) alle pressioni della Cgil che vorrebbe fosse reintrodotto il reintegro del lavoratore licenziato per motivi economici.

Nel testo della Riforma che il ministro Fornero ha presentato oggi al premier Monti ci sono delle importanti novità.  Innanzitutto cade l’onere della prova a carico del lavoratore che ricorre in tribunale per licenziamenti sospetti di avere alla base motivi disciplinari o discriminatori e mascherati da motivazioni economiche. L’accertamento sul tipo di licenziamento verrà affrontato a prescindere, quindi, dalle prove addotte dal lavoratore. Se il giudice rileva una scelta discriminatoria o disciplinare è possibile il reintegro.

Altra importante novità è l’obbligo della strada della conciliazione in caso di contenzioso (nel precedente testo il tentativo di conciliazione era facoltativo e su richiesta del lavoratore). Quindi, al fine di circoscrivere le cause di lavoro in tribunale, si sposta in una sede terza come gli uffici provinciali del Lavoro, dove le parti in modo più rapido, possono trovare una soluzione attraverso una transazione economica.

Al fine di scoraggiare il ricorso al tribunale e far sì che il lavoratore si rivolga ad esso solo nei casi in cui è alta la probabilità di successo, la disciplina potrebbe prevedere che se vi accede e perde davanti al giudice, il lavoratore non otterrebbe nemmeno l’indennizzo proposto in sede di conciliazione.

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