Reincarnato in un leone: lo ritrovo in Maremma e parliamo con gli occhi dopo l’ictus

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Reincarnato in un leone: lo ritrovo in Maremma e parliamo con gli occhi dopo l’ictus
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Enrica Fico racconta il ritorno di un ricordo sorprendente, legato a Michelangelo Antonioni, e lo fa accostando il regista a un animale inaspettato. Nel ripercorrere un legame durato 36 anni, la donna descrive l’incontro con un leone che, a suo dire, richiama lo sguardo e il carattere dell’uomo che ha amato. La scena si svolge nella natura, ma il filo conduttore riporta direttamente alla loro storia.

enrica fico e il leone che richiama michelangelo antonioni

Enrica Fico afferma di aver rivisto Michelangelo Antonioni attraverso un’immagine precisa: “L’ho ritrovato in un leone”. Secondo la sua descrizione, il legame nasce da “stesso sguardo magnetico”, dalla presenza di un carattere molto intelligente e da una “bellezza insolita”. La donna aggiunge un elemento decisivo: quel leone avrebbe anche un tratto comportamentale che lei avrebbe voluto in Antonioni.

Il luogo dell’incontro è l’Animanatura Wild Sanctuary di Semproniano, in Maremma. Si tratta di un’area ampia, indicata come 80 ettari, che ospita 450 animali appartenenti a oltre 50 specie diverse. Enrica Fico collega la presenza di questi animali a un lavoro pluriennale, frutto di 30 anni portati avanti da un veterinario, Marco Aloisi.

mihal, il leone: nome, età e origine

Il leone a cui Enrica Fico attribuisce il collegamento con Antonioni si chiama Mihal. La donna specifica che “gliel’ho dato io” e precisa che il nome è legato a un’indicazione d’origine: in albanese, da cui provenirebbe. Per quanto riguarda l’età, il leone ha quattro anni.

comunicare con mihal e l’esperienza con michelangelo dopo l’ictus

Per comunicare con Mihal, Enrica Fico descrive un comportamento essenziale e ripetuto: stare vicino, guardarlo negli occhi e farlo in silenzio. La stessa dinamica, secondo la sua testimonianza, richiamerebbe un’esperienza precedente: 22 anni trascorsi con Michelangelo Antonioni dopo l’ictus.

La donna racconta che, dal momento in cui Antonioni ebbe l’ictus, colloquiava con un uomo senza parole. Il rapporto si costruiva su uno scambio fatto di presenza e attenzione reciproca. In questi anni, Enrica afferma che si appresta a lasciare la casa in Umbria, dove con lui ha vissuto le estati considerate più felici e produttive.

il rifugio in maremma e la routine con mihal

Enrica Fico dichiara inoltre di avere da sempre un piccolo rifugio in Maremma. Lo considera un luogo in cui rinfrancarsi, soprattutto per i momenti di fatica legati all’essere accanto ad Antonioni. Nelle vicinanze indica anche le terme di Saturnia, che lui detestava, chiamandole “Paturnia”. In prospettiva, la donna prevede di tornare spesso a Semproniano e di farsi costruire una chaise longue ricavata nel tronco di un vecchio ulivo secco, così da stare al fianco di Mihal.

Descrive poi un metodo di contatto: attraverso una rete potrà accarezzargli i polpastrelli con fili d’erba. Per il resto, precisa che l’animale dispone di una grande area. In questo contesto, Mihal starebbe cercando di fare amicizia con una leonessa. Enrica aggiunge un dettaglio metaforico: secondo la sua lettura, quell’animale per metà sarebbe umano.

differenze di carattere: mihal e michelangelo antonioni

Enrica Fico mette a confronto i due soggetti sotto l’aspetto del carattere. A suo parere, Mihal avrebbe un carattere diverso da Michelangelo. In particolare, afferma che Antonioni aveva un carattere molto difficile, capace anche di diventare crudele. La spiegazione offerta dalla donna si lega al lavoro: se non fosse stato implacabile sul set, non avrebbe raggiunto il massimo nei suoi film.

enrica fico, la storia d’amore e la differenza d’età

La relazione viene presentata come un amore con una grande differenza di età, indicata come 40 anni. La narrazione si collega anche a elementi personali della donna, come la perdita del padre Eraldo quando aveva sette anni. Sulle montagne liguri, Eraldo era stato un capo partigiano con nome di battaglia Virgola, descritto come un uomo con doti da leader.

Enrica sostiene che in Michelangelo abbia rivisto suo padre, e in più afferma che lui è stato anche sua madre. I film di Antonioni, nel racconto della donna, mostrerebbero una sua capacità di osservare con lucidità l’universo femminile. Inoltre, sottolinea che lui la capiva, sapeva guardarla, conosceva le sfumature del suo carattere e le rispettava.

La donna ricorda anche un legame mantenuto: Antonioni sarebbe rimasto amico della sua prima moglie, Letizia, che a sua volta sarebbe stata amica di Enrica. Il contatto tra i due sarebbe nato nel dopoguerra, al Centro sperimentale.

monica vitti e una vita diversa tra mondanità e viaggi

Alla domanda su Monica Vitti, Enrica Fico afferma che con lei la situazione sarebbe stata diversa. Nel racconto, viene citata la convivenza a distanza a Roma: Monica avrebbe abitato nell’attico, mentre Antonioni nel super attico. Secondo la donna, la scala a chiocciola di collegamento sarebbe stata eliminata.

Enrica descrive poi Monica come molto mondana, con un gusto per le feste e per una vita sociale fatta di tanti amici. Contrappone questa dimensione a quella della coppia: la loro quotidianità sarebbe stata lontana dalla vacanza tradizionale, perché trascorsa in viaggi per conoscere luoghi, attori e sceneggiatori. In base alla testimonianza, non ci sarebbe mai stata una vacanza vera con lui.

come enrica fico e michelangelo antonioni si sono incontrati

Il racconto dell’incontro parte da un momento precedente alla relazione, quando Enrica non aveva ancora 18 anni. Viene citato Eugenio Carmi, artista che abitava sotto la madre. Egli avrebbe chiesto a Carmi se potesse prendere Enrica come modella per proiettare i quadri astratti su un corpo nudo. La madre avrebbe indicato: chiedilo a lei. Enrica accettò.

Da quell’episodio sarebbe nata una pubblicazione di serigrafie, con Antonioni che avrebbe scritto l’introduzione. Successivamente, Enrica cercava un lavoro a Roma dopo aver frequentato il liceo milanese di Brera. Fu Carmi a presentarle Antonioni, che in seguito avrebbe confidato di aver fantasticato subito una storia d’amore legata a quel corpo nudo. Enrica conclude la dinamica dicendo che Antonioni la invitò a cena e le mostrò la sua collezione di quadri; la storia cominciò così.

il desiderio di fuggire e il dopo ictus del 1985

La narrazione include anche un periodo in cui Enrica avrebbe tentato di allontanarsi. Dice che quando Antonioni era bello, ricco e famoso, e addirittura incluso nella top ten degli uomini più eleganti del mondo, non sarebbe passato giorno senza pensare di fuggire. Afferma che qualche volta ci riuscì, ma sostiene che lui la riacciapppò sempre.

La svolta viene collegata all’ictus del 1985: dopo quell’evento, la voglia di fuga sarebbe sparita. Enrica parla di ventidue anni di malattia senza degenerazione in demenza senile o Alzheimer.

le capacità di antonioni dopo la malattia e la mostra in maremma

Enrica descrive anche i cambiamenti fisici dopo la malattia: con il tempo, Antonioni avrebbe recuperato gamba e spalla, ma non la mano destra. Di conseguenza avrebbe imparato a usare la mano sinistra per disegnare e dipingere.

La donna annuncia che circa quaranta delle sue “Montagne Incantate” saranno esposte a Maremma a partire da sabato.

Persone citate:

  • Enrica Fico
  • Michelangelo Antonioni
  • Mihal
  • Marco Aloisi
  • Eugenio Carmi
  • Eraldo
  • Virgola
  • Letizia
  • Monica Vitti
“Mio marito Michelangelo Antonioni si è reincarnato in un leone, l’ho ritrovato in Maremma. L’ho chiamato Mihal, ha lo stesso sguardo magnetico: parliamo con gli occhi come ho fatto per 22 anni con lui dopo l’ictus”
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