Ranucci lavitola è un amico: la bomba era un messaggio per altri

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Ranucci lavitola è un amico: la bomba era un messaggio per altri

Sigfrido Ranucci appare stordito e sconcertato dopo l’inchiesta della Procura di Roma, che individua in Valter Lavitola il presunto mandante dell’attentato compiuto davanti all’abitazione del giornalista a Pomezia. La vicenda, a pochi giorni dagli arresti dei presunti esecutori legati all’episodio che distrusse la macchina di Ranucci, assume un peso particolare anche per il rapporto personale che, secondo quanto riferito dal conduttore Rai3, lo lega da anni all’imprenditore e faccendiere.

sigfrido ranucci e la presunta regia di valter lavitola

Ranucci fatica a trovare una spiegazione per l’accusa che lo coinvolge indirettamente. Nel raccontare il rapporto con Lavitola, ribadisce con fermezza che, nella sua prospettiva, non avrebbe alcun interesse a fare del male a lui o alla sua famiglia. Il conduttore descrive un contatto frequente: chiamate telefoniche e messaggi con una regolarità che, secondo le sue parole, si manifesta anche su base molto ravvicinata.

La relazione, aggiunge Ranucci, non sarebbe mai stata nascosta. Ricorda che nel 2023 Il Riformista pubblicò una foto che lo ritraeva a cena con Lavitola e altre persone nel ristorante dell’imprenditore. Nello stesso periodo, segnala che il senatore Maurizio Gasparri, in Commissione di Vigilanza Rai, gli chiese spiegazioni, a cui Ranucci rispose spiegando con trasparenza l’esistenza di un rapporto di amicizia, sottolineando che non riguardava soltanto lui.

rapporti pubblici e incontri al ristorante

Ranucci sostiene che gli incontri con Lavitola si siano svolti sempre in luoghi pubblici e senza elementi anomali. Secondo quanto riferito, la frequentazione avveniva al ristorante e non emergerebbe, nella sua ricostruzione, nulla di strano. Il giornalista ricorda inoltre che da anni si muove con la scorta, circostanza che, nella sua versione dei fatti, renderebbe ancora meno plausibili dinamiche mosse nell’ombra.

l’accusa sull’ordigno davanti all’abitazione

Secondo gli investigatori, sarebbe stato Lavitola a incaricare quattro uomini di origine campana di piazzare un ordigno davanti all’abitazione del giornalista. Ranucci reagisce all’ipotesi con incredulità, affermando di essere convinto che Lavitola non avrebbe mai voluto arrecare danno.

Riguardo alla natura dell’esplosivo, viene indicato che l’ordigno era realizzato con gelatina da cava. Le valutazioni investigative descrivono un potenziale esplosivo dagli effetti imprevedibili. Allo stesso tempo, Ranucci richiama un passaggio decisivo: il gip non avrebbe riconosciuto il reato di strage. La motivazione, per come viene riportata, sarebbe legata all’assetto della carica e alla posizione dell’ordigno davanti alla ruota anteriore, con l’ipotesi che la configurazione non consentisse di produrre un evento letale.

l’interpretazione di ranucci: un messaggio e non un bersaglio

Pur prendendo atto dell’accusa, Ranucci non ritiene che il bersaglio reale fosse lui. Secondo la sua lettura, l’episodio avrebbe avuto la funzione di un messaggio veicolato tramite la sua figura. Il giornalista ipotizza che l’intento fosse far tacere qualcuno e impedire l’arrivo di determinate informazioni, secondo una logica in cui l’attentato sarebbe servito più a condizionare il flusso informativo che a colpire direttamente lui come obiettivo principale.

lavitola come fonte per report e il contesto delle inchieste

Negli anni, Lavitola è stato anche indicato come fonte per alcune inchieste di Report. Tra queste, Ranucci cita quella del 2019 dedicata agli appalti relativi ai Canadair e agli elicotteri antincendio. Il conduttore descrive la prosecuzione dei contatti anche in seguito, affermando che tra loro ci sarebbero stati scambi frequenti su temi di politica e su episodi collegati agli attacchi subiti dal giornalista. Nella ricostruzione di Ranucci, Lavitola avrebbe anche chiesto consigli su alcuni progetti.

il presunto “favore” e la risposta ironica

Nel procedimento che ha portato all’arresto dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato compare anche il riferimento a un presunto “favore”. Ranucci si sofferma sull’espressione e risponde con ironia, sostenendo che non si tratterebbe di alcun vantaggio personale. Nella sua dichiarazione, il giornalista afferma di aver dovuto ricomprare due auto, di avere un apparato di sicurezza davanti a casa e di non aver avuto necessità di visibilità, anzi evidenziando l’inutilità di un presunto beneficio per la sua posizione.

nomi citati da sigfrido ranucci

  • Sigfrido Ranucci
  • Valter Lavitola
  • Maurizio Gasparri
  • Il Riformista
  • La Stampa
Sigfrido Ranucci: “Sono sconcertato, Lavitola è un amico. Quella bomba? Un messaggio destinato a qualcun altro”

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