Inchiesta arbitri, desideri Inter su Rocchi e perché non vogliono un arbitro

• Pubblicato il • 4 min
Inchiesta arbitri, desideri Inter su Rocchi e perché non vogliono un arbitro

L’inchiesta della Procura di Milano sugli arbitri e sulle presunte interferenze legate a designazioni considerate gradite oppure no dagli ambienti dell’Inter entra in una fase sempre più articolata. Le attività investigative, coordinate dall’aggiunto Paolo Ielo e dal pm Maurizio Ascione, si concentrano sulle parole intercettate raccolte durante l’istruttoria, con richieste e riferimenti che emergono dalle carte e dai brogliacci.

intercettazioni sulla richiesta di arbitri “graditi” e sul ruolo attribuito a rocchi

Nel materiale acquisito risultano riportate richieste indirizzate all’ex designatore degli arbitri Gianluca Rocchi. Tra i contenuti delle conversazioni intercettate compare una formula che, nelle ricostruzioni, allude chiaramente alla volontà di evitare un determinato arbitro, associandola alla sorte della squadra. Il senso viene infatti espresso tramite un riferimento diretto allo “sf…” che, tradotto in termini meno volgari, richiama l’idea di sfortuna.

Secondo quanto spiegato dagli inquirenti, la richiesta non sarebbe stata formulata in modo diretto a Rocchi da esponenti dell’Inter, ma sarebbe stata mediata tramite soggetti operanti nel contesto arbitrale. A sostenere la ricostruzione vengono richiamate intercettazioni in cui un esponente dell’Aia avrebbe descritto l’arrabbiatura della squadra nerazzurra per una designazione specifica.

fase istruttoria chiusa e verifiche sui “paletti” del reato

Chiuso il lavoro istruttorio, l’ufficio giudiziario sta definendo il quadro per comprendere se l’impianto raccolto possa reggere fino a una condanna quantomeno in primo grado. Nel percorso valutativo viene richiesto di verificare la tenuta degli elementi necessari per configurare il reato, allo stato contestato solo a Rocchi e considerato provvisorio.

In particolare, viene indicato che occorre accertare la presenza di tre condizioni, coerenti con quanto richiamato nella cornice giurisprudenziale: interferenze effettive; modalità occulta o fraudolenta con cui tali interferenze sarebbero state portate avanti; infine l’alterazione finale della partita. La logica viene collegata a quanto recita la sentenza della Cassazione in relazione all’indagine Calciopoli.

interrogatorio di gianluca rocchi e aggiornamenti del capo d’imputazione

Nel contesto processuale, Gianluca Rocchi è stato interrogato dai magistrati nei giorni scorsi, dopo una prima convocazione andata a vuoto. Al secondo invito a comparire, l’assetto accusatorio viene descritto come radicalmente modificato.

Un ulteriore passaggio riguarda le ipotesi riferite a “bussate” alla sala Var di Lissone. Poiché gli episodi sarebbero avvenuti a Lissone, le relative posizioni vengono indicate come trasferite per competenza alla Procura di Monza. Pertanto, sulla Procura di Milano rimane la parte connessa alla ricostruzione del cosiddetto “concerto” tra vari soggetti.

contestazione “fraudolenta” e concorso con esponenti dell’inter

La modifica dell’accusa viene riassunta nell’aver fraudolentemente accettato interferenze con l’obiettivo di alterare il corretto coinvolgimento della competizione. Il capo d’imputazione richiama inoltre il concorso: Rocchi avrebbe agito in concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto con costoro, con un passaggio che collega tali rapporti preferenziali al presidente della Figc, Gabriele Gravina, indicato come dimessosi dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di calcio.

Dal quadro emerge anche un’articolazione delle figure considerate rilevanti: da un lato le intercettazioni considerate dagli inquirenti come elementi di interferenze; dall’altro gli esponenti dell’Inter richiamati nel capo accusatorio, per i quali il ruolo non sarebbe precisato nella contestazione e che, allo stato, risultano non formalmente identificati perché non iscritti nel registro degli indagati.

esponenti inter non identificati formalmente e posizione di gabriele gravina sullo sfondo

La mancanza di iscrizione formale non viene interpretata come ignoranza del contesto investigativo. Viene infatti riportato che, per gli inquirenti, gli esponenti della società Inter coinvolti nella ricostruzione avrebbero allo stato un nome e un cognome. Nonostante questo, l’iter decisionale sulla prosecuzione o sull’eventuale archiviazione risulterebbe ancora aperto.

Resta inoltre sullo sfondo la figura di Gabriele Gravina, anch’egli descritto come non indagato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la sua funzione sarebbe quella di garante inconsapevole, in ragione dei rapporti ricostruiti con Rocchi e con l’Inter. Nei termini riferiti, non risulterebbe un ruolo attivo di Gravina nel “concerto” per le designazioni considerate gradite.

partite richiamate nel capo d’imputazione e designazioni per l’inter

Allo stato, il perimetro oggetto di contestazione riguarderebbe quattro partite dell’Inter. Una delle gare citate è Torino–Inter del 26 aprile della scorsa stagione, quando sarebbe stato designato un arbitro ritenuto non gradito dai nerazzurri.

In quel caso, viene richiamato un passaggio del capo d’imputazione che collega la designazione al previo consenso della società: la ricostruzione riporta che l’arbitro sarebbe stato scelto “dopo il previo consenso” della società Inter, poiché risultava un arbitro non gradito.

figure citate nella ricostruzione investigativa

La ricostruzione investigativa fa riferimento a diverse personalità presenti nel materiale descritto.

  • Paolo Ielo (aggiunto)
  • Maurizio Ascione (pm)
  • Gianluca Rocchi (ex designatore degli arbitri)
  • Gabriele Gravina (presidente Figc)
Inchiesta arbitri, i desiderata dell’Inter a Rocchi nelle intercettazioni: “Non vogliamo quell’arbitro perché porta sfortuna”

Per te