Giorgio panariello: a mediaset porterò la mia storia, sono un prestigiatore e voglio distrarre il pubblico
Giorgio Panariello porta sul palco un’idea che inquieta e affascina insieme: “E se domani…”. Lo spettacolo, presentato nell’autunno 2025 e arrivato fino a 70 repliche, riparte per la tranche estiva con un nuovo giro in tutta Italia, da Arezzo a partire dal 10 luglio. Al centro c’è un viaggio teatrale costruito su interrogativi che restano aperti: “E se domani cambiasse tutto?” e “E se domani non cambiasse nulla?”.
La scena vive di trasformazioni. Panariello racconta infatti di aver limato alcuni elementi, spiegando che gli spettacoli restano un work in progress e vengono continuamente aggiornati per migliorare forma e contenuti. Il punto, però, è un altro: nel giro di pochi mesi le cose cambiano già abbastanza da rendere necessario un ulteriore ripensamento dello spettacolo.
e se domani…: lo spettacolo in evoluzione e il ritorno in estate
La ripresa del tour estivo nasce da un lavoro continuo di rifinitura. Panariello sottolinea che la revisione è parte integrante del processo, perché l’obiettivo resta quello di rendere lo spettacolo sempre più efficace, anche attraverso interventi mirati su dettagli e aggiornamenti. L’idea di fondo rimane solida, ma la materia cambia: lo dimostra, per esempio, il modo in cui l’intelligenza artificiale ha accelerato trasformazioni e aspettative.
Nel racconto emerge anche un confronto con il tempo presente. Il futuro appare in corsa e, allo stesso tempo, percepito già oggi come un flusso vicino più di quanto ci si aspetterebbe.
futuro e teatro: il modo di raccontare lontano dai problemi quotidiani
All’idea di parlare del presente attraverso la politica e il sociale, Panariello risponde con una scelta precisa: la presenza in scena non deve trasformarsi in un luogo di discussione dei problemi quotidiani. Ritiene che chi sceglie il teatro desideri non sentirsi trascinato dentro ciò che si avverte ogni giorno nei canali televisivi.
La costruzione dello spettacolo punta invece a spostare l’attenzione: vengono proposti personaggi assurdi, sopra le righe, dentro mondi differenti. L’orientamento è quello di raccontare favole, includendo un racconto legato al futuro—come se fosse stato visto, osservato e poi condiviso—con l’intento di offrire distrazione in un modo simile a quello dei prestigiatori: una mano mostra una cosa mentre l’altra modifica ciò che conta davvero.
il messaggio finale: il futuro dipende da noi
Il punto conclusivo dello spettacolo viene espresso con chiarezza: il futuro dipende da noi e si costruisce attraverso azioni e scelte quotidiane. Alla domanda se sia davvero possibile, Panariello richiama una frase di Pierangelo Bertoli tratta da “A muso duro”, incentrata sull’equilibrio tra uno sguardo avanti e un piede nel passato.
La direzione proposta è quella di guardare oltre senza perdere di vista valori e percorsi personali: vengono richiamati valori, cose conquistate, affetti, persone vicine, e anche ciò che viene guadagnato e ottenuto con impegno. Nel discorso rientra anche il rispetto verso tutti coloro che rendono possibile il lavoro—da chi organizza a chi assiste—con un’esigenza pratica: portare novità e non smettere mai di rinnovare l’esperienza scenica. Rimane comunque centrale il riferimento a ciò che si è stati.
Panariello descrive un gioco che vorrebbe proporre al pubblico: chiedere cosa ognuno porterebbe con sé in un viaggio nel futuro. L’aspettativa è che le risposte non si fermino a oggetti, come un computer, ma toccano ciò che conta davvero. Racconta anche una reazione emersa in sala: un ragazzo avrebbe risposto che porterebbe il computer perché senza sarebbe impossibile vivere, e da qui l’invito a ricordare che attorno ci sono esseri umani, non macchine.
cosa portare nel futuro: ricordi, memoria e oggetti simbolici
Alla domanda su cosa porterebbe con sé, Panariello risponde con una lista di elementi legati alla storia personale. Se potesse viaggiare nel futuro, porterebbe cassette VHS dei primi spettacoli, foto dei nonni e anche video di un suo zio. Nel racconto compare anche un riferimento familiare: restano tre zii ancora in vita e al momento risultano in salute.
Tra gli oggetti torna anche una valigetta d’acciaio usata quando faceva spettacoli, contenitore dei suoi strumenti di scena: trucchi, baffi e parrucche. La parte più significativa, però, è quella dei ricordi: il cervello conserva una specie di archivio interno, e l’intenzione sarebbe quella di ricordare il più possibile.
inganni, potere e tecnologia: cosa amareggia di più
Alla richiesta su ciò che amareggia di più in questo momento, Panariello sostiene di trovarsi davanti a troppe questioni per sceglierne una sola. Individua però un elemento ricorrente: un grande inganno.
Secondo Panariello, l’inganno riguarda soprattutto coloro che contano di più nella politica e nel business. La lettura proposta insiste sul fatto che si tratterebbe di una minoranza rispetto all’insieme complessivo delle persone. L’ultima parola, in teoria, spetterebbe a Costituzione e popolo.
Panariello indica poi ciò che vede concretamente: il potere in mano a pochi che condizionano destini, compresa la tecnologia. Viene citato il tema della gestione di satelliti da parte di società che, se decidessero di farlo, potrebbero cambiare le sorti di una guerra. Nel quadro rientrano anche i rappresentanti, a cui viene corrisposto uno stipendio: spesso, nel ragionamento riportato, l’attenzione si sposterebbe più sull’interesse privato che sulla cosa pubblica.
Nel passaggio successivo Panariello concentra una parte del proprio pensiero su Elon Musk, collegando il tema delle navicelle per andare su Marte a una domanda di opportunità: nel suo ragionamento, sarebbe più urgente l’uso di risorse per sostenere l’acqua in Africa e aiutare popolazioni che ne hanno bisogno. L’argomento centrale resta la possibilità di coinvolgere una parte del patrimonio milionario a favore dell’umanità, osservando che tali somme derivano comunque dall’umanità stessa.
perdita del contatto umano: assuefazione e normalizzazione del dolore
Alla domanda se si stia perdendo il contatto umano, Panariello risponde in senso positivo. Spiega che molte immagini e situazioni presenti sotto gli occhi rendono gradualmente tutto ciò che accade percepito come già visto, arrivando a includere anche la guerra. Il riferimento riguarda scenari raccapriccianti come ciò che viene mostrato riguardo Ucraina e Gaza, con il rischio di creare una forma di assuefazione che porta a considerare “normale” ciò che non dovrebbe esserlo.
Il discorso include anche l’adattamento alle dichiarazioni di Trump, descritto come una crescente familiarità con affermazioni anche assurde che finiscono per essere percepite come vere. Panariello richiama poi il ricordo degli anni 80 e 90, quando, nel racconto, pur esistendo benessere, si sarebbe prestata maggiore attenzione a temi umanitari. Viene citato in ambito artistico il grande evento benefico Live Aid, con molti artisti sullo stesso palco.
mediaset e nuovo palinsesto: accordo, spettacoli e progetto televisivo
Panariello parla anche di un possibile ruolo nel prossimo palinsesto Mediaset. Racconta di aver già realizzato per l’emittente uno spettacolo chiamato “Panariello non esiste”, descritto come un intervento di dimensioni contenute. In questa occasione, invece, viene presentato un progetto più strutturato e completo.
Le indicazioni sull’accordo prevedono tre spettacoli nell’anno corrente. Per il prossimo anno si prevede una serie tv e varie altre partecipazioni.
Panariello descrive il proprio inserimento nel progetto come un ingresso “in famiglia”: un’esperienza precedente sarebbe avvenuta in modo più marginale, mentre stavolta l’idea è di portare in modo pieno la propria storia artistica. Specifica che da dieci anni non conduce uno show proprio e che l’impianto servirà a includere quanto portato negli anni a teatro, passando da “La favola mia” a “E se domani”.
personalità citate nello spettacolo e nelle dichiarazioni
- Giorgio Panariello
- Pierangelo Bertoli
- Elon Musk
- Trump
