Gaza e clima: perché non dobbiamo assuefarci a catastrofi che ci bruciano la coscienza
L’assuefazione a condizioni emotivamente intollerabili rappresenta una dinamica molto comune nella nostra specie. In presenza di un pericolo fisico immediato, come nel caso di sedersi su una stufa accesa, il dolore costringe ad allontanarsi. Sul piano emotivo, invece, l’adattamento può attenuare la percezione del rischio e rendere più difficile fermarsi. Le immagini e le notizie possono scorrere davanti agli occhi senza lasciare tracce stabili, spazzate via dal succedersi degli eventi. In una fase recente, però, due esperienze hanno reso più nitida la consapevolezza di quanto il reale possa cambiare rapidamente.
stufa accesa: caldo, disidratazione e limite personale
Un ritorno sull’Isola del Giglio dopo cinquant’anni ha riportato alla mente luoghi, ricordi e anche persone conosciute in passato. La scelta è stata quella di percorrere il sentiero tra Giglio Castello e Capel Rosso, con una distanza complessiva di circa dieci chilometri, un tragitto affrontato abitualmente.
Il percorso è iniziato in modo positivo: vegetazione presente, andamento gradevole e un bagno in acqua. La partenza è avvenuta in piena giornata e la temperatura è salita rapidamente, superando i 33 gradi. Si era previsto un fabbisogno idrico con un litro d’acqua a testa, ritenuto sufficiente. La realtà ha smentito quella stima: con il calore crescente, sono emersi sintomi di malessere progressivo.
giramenti di testa e difficoltà a restare in piedi
Con l’aumento della temperatura, è iniziato a manifestarsi un forte senso di instabilità. È diventato difficile mantenere la posizione eretta; serviva fermarsi e appoggiarsi agli alberi. Ogni tratto di cammino si trasformava in uno sforzo, con la sensazione che le gambe non fossero più in grado di sostenere l’andatura. Pur essendo consapevole dei propri limiti e dell’età, l’episodio ha reso chiara una differenza essenziale: percorsi più impegnativi erano stati affrontati in altre condizioni, ma non con quel caldo e senza un’adeguata disponibilità di acqua.
La situazione si è risolta grazie al passaggio di un’auto che ha offerto un trasporto. L’assenza di copertura telefonica in quella zona avrebbe reso l’eventuale gestione del problema ancora più complessa, rendendo l’aiuto esterno potenzialmente determinante.
riscaldamento climatico: dall’allerta teorica alla prova sul corpo
Negli anni sono state messe in guardia le conseguenze del riscaldamento climatico descrivendone anche i segnali: arrivo di specie tropicali, scomparsa di specie mediterranee e sfasamenti dei cicli riproduttivi. Nel 2003, la prima grande ondata di calore ha provocato migliaia di morti, con un impatto particolarmente grave nelle case di riposo.
Da allora l’ambiente indoor ha visto la diffusione di aria condizionata in case e uffici. Fare previsioni su ciò che può accadere agli altri è, però, diverso dal vivere direttamente l’evento. Durante l’esperienza sul Giglio, la “stufa accesa” ha assunto il valore di una prova concreta: non era in gioco un contesto assistenziale, eppure il corpo ha sperimentato una condizione simile a quella descritta negli scenari di rischio.
fragilità crescente e rapidità del cambiamento
Le conseguenze del riscaldamento climatico, secondo la lettura fornita, arrivano più rapidamente e con maggiore intensità rispetto a quanto molti avevano immaginato. La fragilità percepita è aumentata non tanto per un cambiamento personale, ma per una trasformazione dell’ambiente circostante. Persino chi da decenni descriveva ipotesi gravi è rimasto colpito dal fatto che molti elementi stiano diventando realtà con una velocità inattesa.
gaza come stufa accesa: dolore distante e assuefazione
Accanto al tema climatico emerge quello bellico. Gaza viene descritta come un’altra stufa accesa, con una differenza cruciale: il dolore non si presenta immediatamente sulla pelle e quindi risulta più facile, per molti, assuefarsi. La distanza percettiva consente al coinvolgimento emotivo di indebolirsi, rendendo più semplice continuare a funzionare come se il processo non stesse avvenendo davvero.
relazioni con israele: ricerca, diplomazia e interdipendenza
Nel testo vengono richiamate esperienze professionali con ricercatori israeliani. È stata citata la partecipazione a progetti Italia-Israele e persino una missione diplomatica guidata dalla ministra Giannini. Per decenni, il lavoro è stato legato alla Commissione Internazionale per l’Esplorazione Scientifica del Mar Mediterraneo, con una finalità anche di costruzione di pace tramite la diplomazia scientifica.
Viene sottolineato che il mondo scientifico europeo ha sviluppato rapporti intensi con Israele. Sul piano della ricerca scientifica e tecnologica e sull’organizzazione della società, Israele è definito come molto simile agli altri Paesi europei. Inoltre, Israele prende parte a programmi europei di ricerca come Paese associato, contribuendo finanziariamente in condizioni considerate paragonabili a quelle degli Stati membri.
Proprio per questa vicinanza, ciò che accade viene presentato come più difficile da comprendere. L’osservazione include anche un riferimento storico: la necessità di marcare con la stella di David le persone ebree da parte dei nazifascisti. Viene poi aggiunto un confronto che mira a evidenziare come, con altre persone, la marcatura non fosse necessaria.
dal colonialismo ai coloni: linguaggio che torna nel presente
Nel testo compare un riferimento ai western: da ragazzo si sarebbe compreso che “i buoni” non erano i bianchi. L’idea proposta è che “noi” fossero i coloni e “loro”, gli indiani, cercassero di difendere la propria terra. Un passaggio ulteriore collega lo scenario africano alla colonizzazione europea e al fatto che “gli italiani, brava gente”, furono indicati come tra i primi a usare gas contro la popolazione civile.
Oggi, secondo la narrazione, si parla di coloni in Cisgiordania, una parola che sembrava appartenere ai libri di storia e che invece descrive il presente. Il parallelismo con i western viene richiamato: quando i coloni sembravano in difficoltà, arrivavano le “giacche blu” che avrebbero sterminato gli indiani. Trasposto nel contesto attuale, i coloni israeliani prendono terre dei palestinesi e vengono descritti come protetti dall’esercito.
coscienza e responsabilità: smettere l’assuefazione
La narrazione insiste sul fatto che quanto accade non possa più essere considerato qualcosa che riguarda soltanto “gli altri”. Le relazioni politiche, economiche, scientifiche e commerciali costruite con Israele vengono indicate come elementi che coinvolgono anche il presente. Viene quindi richiamata la continuità di acquisti di tecnologie e sistemi di sicurezza, oltre al mantenimento di rapporti sempre più stretti.
La conclusione propone l’idea di “alzarsi da questa stufa accesa”, non perché il danno colpisca direttamente il corpo, ma perché dovrebbe colpire la coscienza. In assenza di un cambiamento, il testo sostiene che si continui a rimuovere il fatto che, nelle responsabilità e nelle conseguenze, gli israeliani che uccidono bambini vengono percepiti come parte di un quadro che riguarda anche chi assiste senza reagire; l’assuefazione viene presentata come il punto centrale.
persone citate
- Giannini

